Home Cronaca Mozione contro omofobia: la politica decide, i civici no.
Mozione contro omofobia: la politica decide, i civici no.

Mozione contro omofobia: la politica decide, i civici no.

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Viterbo, 11 giugno 2025 – Mozione contro l’omofobia: i civici si astengono e consegnano le decisioni alla politica che nella chiarezza dell’orizzonte ideologico a cui fanno riferimento destra e sinistra, votano no i primi, sì i secondi, determinando le sorti della seduta di consiglio comunale. “Come gruppo civico non seguiamo un ideale”, ha detto la capogruppo di Viterbo 2020, Melania Perazzini, motivando l’ astensione della maggioranza Frontini  all’ordine del giorno del Pd contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identià di genere. E così la responsabilità di esprimere una posizione su certi temi è toccata alla politica: voto sì dal Pd, voto no del centrodestra, favorevole a interventi contro la discriminazione, ma con un testo differente. Situazione chiara. Mozione bocciata, 5 a 4. Hanno votato no: Laura Allegrini, Matteo Achilli, Gianluca Grancini, Giulio Marini e Marco Bruzziches. Astenuta Letizia Chiatti.  Favorevole il gruppo Pd: Alvaro Ricci, Alessandra Troncarelli, Lina delle Monache, Francesca Sanna. Meno chiara la posizione della maggioranza Frontini che governa Palazzo dei Priori, che non ha detto né un sì, né un no. Astensione per tutti. Le motivazioni dietro alla scelta di non “scegliere” restano al momento oscure. Ufficialmente la maggioranza civica non avrebbe gradito la presenza del simbolo del Pd sull’ordine del giorno che farebbe pensare a una “strumentalizzazione politica” di certe tematiche certamente delicate, hanno ribadito in aula.  Ma non tutti hanno creduto alla versione esposta dalla capogruppo Melania Perazzini. La stessa Troncarelli l’ha detto: “Il problema politico è vostro, poiché avete una maggioranza talmente variegata, che votando sarebbe uscito fuori chi avrebbe detto no, chi sì, chi si sarebbe astenuto“. In altre parole, esprimendo un voto, la maggioranza sarebbe andata in cento pezzi probabilmente.  Dunque il civismo che rinnega la politica, poi si impantana perché al suo internto di politica ce n’è un po’ di tutti i colori? Del resto è acclarato che nella maggioranza Frontini, seppur non apertamente dichiarate, ci sono sensibilità politiche nitide, con consiglieri vicini a Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia Viva, Pd. Dunque il non decidere, alla fine, ha smascehrato un po’ il patto civico, che di civico pare avere ben poco. Diverse sono sembrate, invece, le motivazioni dell’assessore Alfonso Antoniozzi, che ha voluto dare una sua lettura personale, diversa da quella del Pd,  all’approccio che secondo lui si dovrebbe dare alle probematiche di questo mondo, che lui vive da vicino essendosi “dichiarato omosessuale”.  Certo è che quanto accaduto ieri in consiglio comunale, potrebbe aver causato una frattura piuttosto profonda con il Pd, che avendo dato il proprio supporto in qualche occasione alla maggioranza Frontini su proposte condivisibili, si aspettava una reciprocità e, quindi, un voto favorevole sulla mozione contro l’omofobia. Così, però, non è stato e la seduta è finita a stracci in faccia.  A far esplodere la rabbia del Pd non sarebbe stato solo il voto di astensione dei civici frontiniani che i dem, comunque, non si aspettavano,  quanto l’attacco energico partito dai banchi della maggioranza Frontini, con condanne, accuse e parole piuttosto dure verso il Pd. La capogruppo Perazzini ha parlato di “strumentalizzazione politica“, per il fatto che sul foglio dell’ordine del giorno fosse riportato il simbolo del Pd, ma anche perché la proposta arrivava “all’indomani del Tuscia Pride”, manifestazione con “grosse divisioni tra associazioni”, proprio per la politica, ha ribadito Perazzini. Maria Rita de Alexandris ha parlato di “Medagliette politiche” da appuntarsi al petto, mentre Alfonso Antoniozzi ha letteralmene affossato la mozione, reputandola non idonea a rappresentare correttamente problematiche ed esigenze della comunità LGBT. Il Pd è salito sulle barricate ed è esploso forse il primo serio scontro su temi ideologici di una certa importanza che mai si era visto in questi tre anni di mandato. Alvaro Ricci non è andato per il sottile e all’accusa di avere strumentalizzato la questione con il simbolo del Pd, ha stigmatizzato l’accaduto parlando di: “Pagina bruttissima”, “Parole offensive contro il gruppo come persone e come partito riconosciuto dalla Costitzione ” , “è stata messa una barriera tra noi”. Come dice il proverbio, tra due litiganti, il terzo decide ed è toccato al centrodestra determinare le sorti della questione con quattro no, già sufficienti ad affossare l’ordine del giorno,  a cui si è aggiunto quello di Marco Bruzziches per arrivare a cinque.

Tiziana Mancinelli.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.