Viterbo, 10 giugno 2025 – Scontro ad alta tensione in consiglio comunale tra il Partito Democratico e la maggioranza Frontini. A surriscaldare il clima, l’astensione dei civici sulla mozione presentata dai dem per “impegnare la sindaca e la giunta a promuovere iniziative di sensibilizzazione, formazione e collaborazione sul territorio”, per “celebrare le ricorrenze legate alla comunità LGBT+, come il 17 maggio, con eventi pubblici e campagne rivolte alla cittadinanza”, “attivare percorsi educativi nelle scuole in collaborazione con associazioni e operatori dei servizi socio-educativi” l’istituzione di “un tavolo di confronto stabile con le realtà associative impegnate sul tema” e la “presentazione in consiglio comunale di una relazione annuale sullo stato delle discriminazioni a Viterbo e sulle azioni messe in campo dall’amministrazione”.

Lo scontro. A mandare su tutte le furie i dem è stato il motivo dell’astensione della maggioranza Frontini: “Abbiamo visto sul foglio dell’ordine del giorno un simbolo che ci ha fatto pensare a una strumentalizzazione del tema, che sentiamo nostro”, ha detto Melania Perazzini, capogruppo di Viterbo 2020, che ha rincarato la dose, evidenziando come la “presentazione della mozione”, sia avvenuta a “ridosso del Tuscia Pride. Nel 2022 abbiamo dato il patrocinio al Lazio Pride – ha proseguito la capogruppo frontiniana -. Alcune delle tematiche della mozione questa amministrazione le ha concretizzate. Oggi ci chiediamo perché il Pd, che nel 2022 non ha fatto sentire la sua voce, arriva con una mozione? Difficile non vederla come una cosa politicizzata e strumentale visto pure che il pride ha avuto una grossa divisione anche tra le stesse associazioni, evidenziando proprio un problema politico alla base. Come gruppo civico non seguiamo un ideale, noi ascoltiamo la città, i cittadini, le esigenze.

Proprio perché siamo un gruppo eterogeno, abbiamo ragionato anche in maniera toccante su questo argomento. Il testo della mozione non va a rispecchiare la sensibilità di tutti. Ci sono punti che lasciano perplessi come quello delle scuole, ci sono anche quelle primarie, con bambini che hanno un’età, per cui non si sa nemmeno quanto apprendano nel bene e nel male”, ha concluso Perazzini.

Arriva anche la posizione di Maria Rita de Alexandris: “Una mozione di questo tipo non può essere una medaglia politica, non posso pensare che un diritto venga in qualche modo politicizzato. Non mi sento di dire no a questa mozione, ma non la sento mia del tutto”, ha detto.

Ma a dare il colpo di grazia alla mozione dei democratici, è stato l’assessore Alfonso Antoniozzi, nonché vice sindaco: “Chi vi parla è dichiaratamente omosessuale, non ho nemmeno un briciolo di omofobia”, ha detto, “Ho letto questo ordine del giorno e credo che sia ispirato a parti del manifesto politico di Tuscia Pride. Nella sua totalità mi trova d’accordo. Ma come esso è concepito è culturalmente sbagliato, polticamente miope e simbolicamente pericoloso. Esso ci mette in carico ai Servizi Sociali. Non ci sto. Non siamo una categoria fragile. Ci sono i problemi che la società crea a questa categoria che vanno gestiti dai Servizi Sociali. La nostra storia è piena di ferite, ma anche di forza, di lotte vinte, di diritti conquistati metro dopo metro, senza deleghe o elemosine. Se arriva un ordine del giorno che mi presenta come una categoria da tutelare, allora siamo scivolati in un infantilismo politico che è la forma più subdola di discriminazione. Questo ordine del giorno fa questo, ci restituisce un’ identià ridotta, depotenziata, da accompagnare, gestire, amministrare, non riconosciuta nella sua pienezza poltica e culturale. Siamo stati inclusivi da subito. Questa è la prima amministrazione che ha un assessore e un vice sindaco dichiaratamente omosessuale che governa la citta insieme ai suoi colleghi”, ha concluso Antoniozzi.

La sfuriata del Pd. “Il problema politico non è di certo il nostro”, ha letteralmente gridato Troncarelli all’indirizzo della maggioranza Frontini, “avete una maggioranza variegata”, ha detto, “qui sarebbe venuto fuori chi votava sì, chi no e chi si sarebbe astenuto. Questo vi ha impedito di prendere una posizione chiara”. “Disgustosa la scusa della presenza del simbolo”, ha inveito ancora Troncarelli in aula contro i civici,“Questo atteggiamento è vergognoso, non avete avuto il coraggio di prendere una posizione netta”. “Il poblema politico non è nostro, ma il vostro”, “Le vostre sono motivazioni vergognose”.

Pagina bruttissima. “Pagina bruttissima offensiva che mette una barriera tra noi”, ha detto Alvaro Ricci, anche lui alzando parecchio i toni dello scontro. “La chiusura netta c’è stata da parte vostra che vi considerati civici. Dire che il Pd ha presentato questa mozione per prendere una medaglietta, è assolutamente vergognoso. Dire in consiglio comunale non voto perché vedo un simbolo di un partito riconosciuto dalla Costituzione è scandaloso”, ha proseguito imperterrito come un treno in corsa. “Poteva dire di non condividere quello che c’era scritto. Abbiamo, invece, dovuto sentire le offese da persone che ho sempre rispettato, non solo verso la persona, ma anche verso la figura politica che questo gruppo rappresenta. Incredibile! Incredibile! Sentire queste parle” ha urlato Ricci in aula, “si può anche non essere d’accordo, ma dire che abbiamo strumentalizzato un problema, è vergognoso”, ha concluso.
Tiziana Mancinelli.