Home Cronaca Andrea di Sorte: “Il marchio Tuscia all’estero non lo conosce nessuno”.

Andrea di Sorte: “Il marchio Tuscia all’estero non lo conosce nessuno”.

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Idee a confronto nell’ambito dell’incontro organizzato da Fratelli d’Italia Viterbo dal titolo: “Fare turismo, strategie e risorse alla ricerca della formula del turismo post moderno”.

Tra il pubblico anche diversi amministratori locali, per i quali la tematica assume un certo rilievo, se consideriamo che quasi quotidianamente sulla Tuscia si formano visioni più o meno a lungo termine protese a identificare nel turismo la prima opportunità di ricchezza e sviluppo di un territorio dove la storia si abbina a un ambiente naturale sicuramente variegato e dotato di una bellezza tutta sua agli occhi di chi viene da fuori.

Sul banco dei relatori Mauro Rotelli, Paolo Bianchini e Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia. In platea: Dario Bacocco e Giovanni Arena, rispettivamente coordinatore provinciale e comunale di Forza Italia, Filippo Rossi e Maria Rita de Alexandris, consiglieri comunali di Viva Viterbo insieme all’ex assessore Giacomo Barelli, il consigliere comunale Gianmaria Santucci insieme a Paolo Barbieri, entrambi di Fondazione, il direttore generale di Confartigianato Imprese Viterbo, Andrea de Simone.  Una breve visita anche di Giulio Marini, mentre più tardi si è visto anche Claudio Ubertini (FdI). Tra gli interventi più interessanti che hanno aperto punti di osservazione diversi dal solito sulle tematiche affrontate c’è stato quello di Andrea di Sorte, assessore al comune di Bolsena con delega al Turismo, Eventi e Marketing, informatizzazione.

“Uno dei problemi più grandi che ci sono attualmente nel settore del turismo nella provincia di Viterbo dal punto di vista della promozione – ha detto Di Sorte in un’intervista a margine dell’incontro – è appunto il nome con cui questo territorio viene promosso per il mondo, per l’Europa, per l’Italia. Abbiamo questo termine Tuscia che noi tutti di questa provincia sappiamo cos’è, ma quando si va all’estero, non lo conosce nessuno, perché non sanno a quale territorio si riferisce, non sanno che perimetro ha, cosa abbraccia e non è identificativo di niente, contrariamente ad altre terminologie che ci appartengono, legate agli Etruschi, alla parola Etruria. La Toscana ha creato un business con questo. Etrusco, Etruria, sono molto più identificativi di un territorio rispetto a un termine, Tuscia, che per uno straniero, una persona che non parla  la nostra lingua, non significa niente. Questo è un problema, perché promuovere un marchio e portarlo a competere con uno come Tuscany, o Roma o Venezia, o anche con il marchio Etruria, appunto, diventa impossibile, o quanto meno ci vorrebbero trenta, quaranta, cinquanta anni e una valanga di soldi”.

Secondo Di Sorte la debolezza del marchio Tuscia riguarderebbe sia la sua definizione sia una carente e improvvisata promozione: “Il problema è su entrambi i fronti. È stata fatta poca promozione di questo marchio. Il brand che è stato creato non ha un logo comune, viene affidato un po’ alle varie associazioni, ai singoli soggetti che lo interpretano come vogliono. Il problema è che per portare a compimento l’identificazione di un marchio, di un brand, e per promuoverlo, servono anche tanti soldi”.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.