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Cosa dicono i cittadini che frequentano Prato Giardino

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Non sembra nemmeno novembre. Fuori l’aria è mite, il cielo è azzurro e si specchia sul lago di Prato Giardino, a tratti increspato dal movimento silenzioso e lineare delle papere. Quale miglior luogo per cercare un momento di relax tra il verde e la quiete al riparo degli alberi secolari di questo parco posto nel centro cittadino, e dunque con il pregio di essere facilmente raggiungibile anche a piedi in brevissimo tempo. Un’immersione nella natura, pur restando in piena città. Un’oasi di pace ritagliata nel bel mezzo del crocevia di importanti direttrici invase ad ogni ora della giornata da un traffico continuo. Non sembra nemmeno vero che in pochissimi passi sia possibile sottrarsi al caos cittadino e immergersi in questa isola verde, dove è possibile riconquistare uno spazio aperto, camminare sui viali in terra battuta all’ombra di fronde discrete  e maestose che creano ombrose gallerie silenziose. Tutto questo è Prato Giardino. Un luogo che dovrebbe essere pieno di gente, proprio perché in grado di offrire cose sempre più rare in città. E, invece, varcando l’imponente cancello si incontrato pochissime persone. 

Su una panchina c’è un signore anziano che si sta godendo il tiepido sole autunnale. “Prato Giardino per me è una cosa finita – dice il signor M.B. – non è più come una volta con le aiuole piene di fiori. Non è più tenuto in quel modo. Adesso è tutto un macello. Io faccio un giretto, vengo specialmente nel pomeriggio. Insieme ad altri amici però spesso restiamo fuori a fare quattro chiacchiere”. Alla domanda se ha paura a entrare nel parco, visti i recenti fatti di cronaca con i numerosi interventi delle Forze dell’Ordine per episodi di spaccio di stupefacenti, il signor M.B risponde: “No, non ho paura, perché non vado in giro da solo. Siamo sempre in gruppo. E, inoltre, la sera tardi non esco. Sarebbe bello se organizzassero qui delle iniziative per gli anziani, avremmo più motivo di frequentare il parco. Noi verremmo sicuramente”.

Pochi metri più in là una giovane mamma passeggia con la bambina di pochi anni. “Vengo qui tutte le mattine – dice la signora S.S. – non ci addentriamo nella parte verso lo stadio – specifica – sarebbe importantissimo recuperare questo parco perché è l’unico che c’è a Viterbo. Ma è tenuto molto male, a partire dai giochi per i bambini. C’è solo un’altalena e uno scivolo. E, inoltre, è sporco, dietro ai giochi ci sono montagne di foglie. Noi veniamo tutti i giorni, ma non c’è mai nessuno. Non ho paura, perché non vado mai fino in fondo”.

Su un’altra panchina una famiglia, papà, mamma, e un bambino stanno passando un po’ di ore di relax. “Abbiamo notato molta presenza delle forze dell’ordine – dice il papà M.Z. – ma questo è un bene, ci si sente più sicuri. Io, comunque, non ci verrei mai dopo il calare del sole”. Anche il signor M.Z. fa notare che “ci sono poche attrazioni per i bambini e che sarebbe interessante fare qualcosa anche per gli adulti”. Accanto a lui un giovane con un cane si inserisce nella conversazione: “Io vengo spesso con il mio cane a passeggiare – dice M.B. – si vedono diversi extracomunitari che bivaccano e giocano. Fisicamente non si sono mai avvicinati”, dice, “ma non si può aspettare sempre che succeda qualcosa – gli fa eco M.Z. – bisogna agire prima”.

Abbandonando la zona più frequentata, ossia quella che si trova immediatamente all’entrata e che resta visibile in gran parte anche dalla strada,  per addentrarsi  nella parte del parco più interna che resta celata ad occhi “indiscreti”, procedendo quindi in prossimità del perimetro che si affaccia sullo stadio, si incontrano sempre più spesso aiuole con ciuffi folti e scomposti di erba ingiallita arsa dal sole e dall’assenza di acqua. Le siepi si assottigliano, la loro chioma e le foglie diventano sempre più rade, lasciando scoperti rami secchi e scarni. Ma quel che crea maggior disappunto è la distesa di sporcizia che si apre alla vista. Ovunque, cartacce, lattine, ma soprattutto resti di “bevute”, con bottiglie di vetro di birra e vino gettate un po’ ovunque, tappi di spumante e, tra tutto ciò, numerosi pezzi di carta stagnola, e piccoli sacchettini di plastica, alcuni spuntano fuori anche dai sassi delle aiuole, molti dei quali divelti dal loro solco.

Tornando verso l’uscita, si avverte il rumore delle motoseghe che stanno tagliando i grandi platani centrali per sostituirli con i cloni venuti da Pistoia e dalla Francia che andranno a ricomporre l’anello centrale di Prato Giardino, in esecuzione del progetto eseguito dall’arch. Maria Cristina Tullio, che dovrebbe ripristinare il volto originario del parco. Un segnale, in contrasto con il degrado che, soprattutto procedendo verso l’interno divora questa zona verde, per credere che per il parco ci sia ancora una speranza.

 

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.