Viterbo, 1 luglio 2020 – «Addio, Raffaele dagli occhi blu». La vita di ognuno è un po’ come una cometa che appare quando entra sull’orizzonte visibile per poi scomparire quando ne esce, pur continuando ad esistere, prima e dopo, anche se non la si vede più. La vita umana resta un mistero: un’incognita a volte affascinante, altra drammatica, dalla quale cerchiamo riparo nella fede. Il destino dell’uomo è un grande punto interrogativo che diventa un macigno insostenibile quando si verificano tragedie come quella accaduta al giovane Raffaele Trua. Ventidue anni a luglio. Candeline che non spegnerà mai. Oggi il saluto di centinaia di persone al giovane viterbese che è uscito dal tempo e dallo spazio umano in un lampo, pochi secondi, la moto che avrebbe sbandato sulla strada Sammartinese, l’impatto furioso contro un albero e poi l’ingresso sofferente, irreversibile, nel corridoio dell’anticamera della morte. Minuti, ore, giorni, in totale tre, i più pesanti della sua vita, da quel 23 giugno dell’incidente, consumati in un letto dell’ ospedale Gemelli a Roma, finché il corpo di Raffaele ha ceduto, e la cometa della sua vita ha iniziato ad abbandonare l’orizzonte conosciuto, diventando invisibile. Resta la bara bianca, sormontata da una coperta di rose dello stesso colore al centro del campo di calcio della parrocchia della Mazzetta, dove oggi si è tenuto il suo funerale, su quello stesso prato dove il giovane Trua trascorreva molte giornate, impegnato nelle attività della parrocchia, insieme agli amici. «Raffaele dagli occhi blu, sempre presente al grest, al campetto a canta Carnevale. Sapeva farsi volere bene ed era capace di riunire intorno a sé moltissime persone», hanno ricordato oggi durante la cerimonia funebre. «Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. La canizie non è data dagli anni, ma dalla sapienza. La longevità è una vita di saggezza». E Raffaele, seppur giovanissimo, aveva già fatto molti passi in questa direzione. Don Pino Curre che ha celebrato la Messa, e chi ha portato il suo saluto al microfono, lo ricordano così. Sorridente, generoso, disponibile con gli altri. Ognuno testimonia il proprio affetto e il proprio dolore con pensieri delicati, racconti, episodi, come se in quel campo si stesse sfogliando tutti insieme l’album delle foto felici della sua breve, ma gioiosa, vita. E l’immagine di Raffaele all’improvviso sembra nuovamente materializzarsi un’ultima volta: un guizzo di luce, che appare ancora, prima di andarsene per sempre, in quel campo affollato di persone che sono venute a salutarlo. Diverse centinaia. Tanti i giovanissimi. Ogni tanto, in un angolo, qualcuno si lascia andare a delle lacrime. Tutti restano a fissare la bara bianca, ancora attoniti, increduli di quello che è accaduto. Tutti con quel grande interrogativo in testa: perché. Una celebrazione avvenuta all’aperto a causa del Covid19, ma che in quel campo, dove il giovane ha vissuto tanti momenti felici, ha finito per dare ancora più forza al suo ricordo. Al termine delle onoranze funebri, è stata fatta una raccolta in denaro per contribuire all’istituzione di una borsa di studio per uno studente meritevole iscritto al corso di agraria presso l’Università degli Studi della Tuscia.
Tiziana Mancinelli
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