Viterbo – Per l’ottavo anno consecutivo Viterbo vive la crocifissione di Cristo nelle vie del centro storico. Come avviene in tutta la provincia, e nelle frazioni di San Martino e Bagnaia, anche nel capoluogo ieri sera c’è stato un momento di profonda riflessione spirituale di fronte al sagrato della cattedrale di San Lorenzo. Luci soffuse, alle spalle della loggia papale la notte striata del rosso dei riflettori, segno del sangue di Cristo che di lì a poco scorrerà nella rappresentazione scenica. La processione è partita dalla chiesa di Santa Maria Nuova come consuetudine con la Confraternita del Gonfalone, presente con 27 confratelli, che ha portato a spalla il corpo cereo del Cristo morto per via Cardnal la Fontaine, via delle Fabbriche, piazza Fontana Grande, via Cavour, piazza del Comune, via San Lorenzo, piazza della Morte, e infine piazza San Lorenzo. Qui il sindaco e i due assessori Sberna e De Carolis. Il vescovo dalle scale della cattedrale ha parlato ai numero cittadini presenti, ricordando loro il significato più autentico della flagellazione e della crocifissione di Cristo: “L’amore che dona la vita. Dio disse a Santa Caterina ‘in tutta la mia passione troverai solo amore’. Una parola oggi purtroppo svalutata – dice il vescovo -. Non c’è amore pù grande di chi dona la vita. Di fronte all’amore di Dio io che faccio? Dovrò essere portatore di amore in famiglia, nella nostra parrocchia, facendoci carico anche delle persone che sono nel bisogno. Se ho toccato l’amore di Dio per me, non posso tenerlo, ma donarlo agli altri, nella cultura che ci plasma e che plasmiamo, nel lavoro”. Anche quest’anno la processione del Cristo morto ha riservato uno spettacolo solenne e insieme suggestivo. Più di 120 i figuranti che hanno sfilato nel cuore della città antica. L’iniziativa è stata promossa dalla diocesi di Viterbo e dalla parrocchia dei santi Valentino e Ilario, con il contributo del comune di Viterbo e della fondazione Cariati. I quadri della crocifissione sono stati realizzati dalla parrocchia dei santi Valentino e Ilario.














