Viterbo, 23 maggio 2024 – Tutto esaurito per Matteo Salvini martedì sera, 21 maggio, a Monterosi presso presso il Club House Terre dei Consoli Golf Club, dove ha presentato il suo libro: “Controvento, l’Italia che non si arrende”.
Un pubblico numeroso ha richiesto l’apertura delle porte finestre della sala che ha ospitato il ministro e vice premier in modo da sfruttare anche il cortile esterno. In prima fila il quartier generale della Lega nazionale e locale. Già nei giorni scorsi era arrivato nella Tuscia il vice segretario nazionale, Andrea Crippa. Martedì sera insieme a Salvini a Monterosi il senatore Andrea Paganella, altro fedelissimo del “Capitano“, l’assessore regionale Simona Baldassarre, l’europarlamentare Antonio Rinaldi, il candidato alle elezioni europee Davide Bordoni, segretario regionale del Lazio. A fare gli onori di casa il coordinatore provinciale della Lega, Andrea Micci, e il sindaco di Monterosi, Sandro Giglietti, candidato per il terzo mandato, che ha accolto il ministro insieme ad altri esponenti dell’amministrazione comunale. Salvini si è raccontato come uomo, come politico, e in questo autoritratto ha tracciato un viaggio alla scoperta della Lega, una strada lunga 270 pagine da leggere tutte di un fiato. Molta è storia nota, trattata dalle cronache politiche che nel libro, però, si mostra anche nel suo risvolto umano ,e traccia una memoria arricchita da emozioni, sentimenti, ricordi, storie familiari.

In questo arazzo narrativo dove i fatti si mescolano alle persone, il mondo leghista è tutto lì, per chi lo vuole conoscere: “Mettete una copia di questo libro in mano a uno che non è della Lega”, ha detto Salvini. Tre, le dediche che campeggiano nella prima pagina: “A Roberto Maroni (insieme a Umberto Bossi), a Silvio Berlusconi e a Maria Giovanna Maglie”. Il suo libro è un manifesto dei valori fondanti di un partito che, se anche ha cambiato l’orizzonte spaziale, passando dalla localizzazione al nord a una connotazione nazionale, resta ancorato a certe tradizioni ideologiche: Patria, Famiglia, Religione. L’identità territoriale e culturale resta un cavallo di battaglia che, però, salta il recinto della Padania, e oramai corre in tutta Italia. Il nuovo slogan diventa “Più Italia, meno Europa’, con cui giocarsi la cavalcata verso Bruxelles, non più come cavaliere solitario: “Fino a poco tempo fa”, ha detto Salvini, “Qualsiasi cosa succedeva, la sinistra diceva che era colpa di Salvini. Ora è anche un po’ di Vannacci. Veniva insultato tutti i giorni dalla sinistra e mi sono detto che dovevo conoscerlo”. La presentazione del libro è una carrellata sui temi più cari alla Lega: difesa dei confini, riforma della giustizia, piano Salva Casa, sblocco dei cantieri, lotta alla visione green dell’Europa. “La guerra in Ucraina se la faccia Macron”, ha detto Matteo Salvini, “Non permetterò mai che un soldato italiano combatta e muoia in Ucraina”.

Salvini puntella il selciato programmatico in cui si incuneano i rivoli della vita privata e si formano gli spazi per raccontare anche la vicenda umana, oltre che quella politica. Una tra le più significative è senz’altro stata quella iniziata con l’incontro con Silvio Berlusconi 15 anni fa: “Uscito da una trasmissione televisiva, mi ha iniziato a chiamare un numero anonimo”, ha raccontato Salvini. “Di solito non rispondo a questo tipo di telefonate, Ma alla quarta ho pensato che potesse essere qualcosa di importante. Allora ho risposto ed era lui: Silvio Berlusconi. All’epoca ero consigliere comunale a Milano, venivo dalla periferia con jeans e barba, lui aveva costruito città e televisioni”. L’amicizia si è stretta con il tempo. All’inizio due mondi lontani, che ancora non sapevano, però, di avere un destino comune: Salvini e Berlusconi, due controvento.