Viterbo, 19 giugno 2023 – Superate le 500 firme, parte la petizione popolare, lanciata il 10 giugno scorso: “Ridate le convenzioni comunali agli asili nido privati della città”, è il grido di battaglia lanciato dalle strutture private, sul piede di guerra contro l’amministrazione comunale: Bottega dei talenti; Pollicino; La Chioccia; Naturilandia. Una sollevazione che segue alla rivoluzione delle modalità di iscrizione agli asili nido per l’anno 2023 – 2024 intrapresa dall’assessore ai Servizi Sociali Patrizia Notaristefano. «Invece di pagare direttamente il nido convenzionato obbligatoriamente 840€ a bambino – aveva provato a spiegare nei giorni scorsi l’esponente della giunta Frontini – il Comune rimborserà direttamente le famiglie per la parte restante rispetto ai bonus già percepiti, fino al 100% dei costi, in funzione del reddito. Questo permetterà di supportare più famiglie invece delle sole 37 dello scorso anno, e poter scegliere la struttura a cui iscrivere il proprio figlio». Fin qui la versione dell’assessore. Sull’altro fronte, però, monta la protesta, non solo tra le strutture private ma, pare, anche tra le famiglie. “C’è grande preoccupazione da parte di molti genitori – dice il consigliere comunale della Lega, Andrea Micci – devono iscrivere i loro figli ai nidi, ma c’è totale confusione sulle modalità e, pare, pure sulla quota da pagare. Quello che sta accadendo è sconcertante, siamo alle solite: la maggioranza Frontini chiusa nelle segrete stanze, rade al suolo l’esistente, dalla sera alla mattina, stavolta è toccato alle convenzioni con i nidi, per innalzare l’oramai noto castello di sabbia, fatto di fuffa, incognite e incertezze. Pure stavolta il cambiamento targato Frontini è passato sopra le teste di tutti, scavalcando commissione e consiglio comunale, chiedendo a tutti l’ennesimo atto di fede verso le geniali trovate della giunta. Le dichiarazioni di Notaristefano sul fatto che il servizio dei nidi migliorerà, non rassicurano nessuno. Tra i genitori regna il caos, lo sconforto e la preoccupazione per trovare un posto al nido e anche sull’entità delle spese da affrontare. Per questo – prosegue Micci – chiediamo all’assessore Notaristefano di venire subito in commissione a riferire cosa sta facendo sui nidi. C’è il serio rischio di danneggiare le famiglie, su un servizio delicato come quello dei nidi, senza contare le difficoltà create alle strutture in convenzione”. Queste, nel testo della petizione, attaccano il Comune senza sconti: “Dopo 20 anni di onorato servizio l’attuale Amministrazione Comunale ha deciso di rimuove la convenzione con i nidi privati, dirottando tutte le iscrizioni sulle due strutture comunali e affermando di garantire il Suo supporto alle famiglie che utilizzano i nidi privati, ma non dichiarando di fatto, in che modo verrà fornito questo supporto”, scrivono, lanciando anche un pesante j’accuse a Notaristefano: « Dopo un anno di totale assenza da parte dell’assessora attuale, più volte attesa per un confronto, il giorno 6 giugno, senza nessuna concertazione precedente e solo dopo aver insistito con la sindaca Frontini e l’assessora Notaristefano è apparso chiaro che non ci sarà più alcuna convenzione e che le famiglie riceveranno un bonus da parte del Comune che renderà a loro gratuito il servizio congiuntamente con i bonus già erogati dall’ INPS e dalla regione Lazio Efamily. I bonus già esistenti sono annuali e soggetti all’esaurimento fondi quindi, non rappresentano nessuna garanzia, oltre al fatto che i genitori dovranno anticipare ogni mese l’intero importo che si aggirerà tra i 680 e 840 € ovvero il reale costo di un servizio educativo di qualità.
A meno di 3 mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico non si conoscono ancora le modalità per usufruire di alcun bonus, né tantomeno si ha la certezza che questi bonus verranno stanziati. E le famiglie? Come potranno gestire la situazione? Come pensa il Comune di supportarle se non ha nemmeno fatto richiesta per i fondi regionali? Vogliamo essere ricevute, Vogliamo essere ascoltate. Vogliamo che i bambini siano considerati tutti uguali”, concludono le strutture. E non sarebbero le sole a stare sul piede di guerra contro il Comune. Anche tra i genitori ci sarebbe parecchio malcontento.