Bullicame: il Prefetto richiama il Comune. Vetrata rotta, telecamere fuori uso, acqua sparita. Nemmeno Dante immaginava un Inferno così.
Viterbo – Rischia di fare più “rumore” di quel presumibile palo in ferro che a giugno avrebbe sfondato la vetrata posta a protezione della Callara al parco del Bullicame, perché il colpo esploso dal Palazzo della Prefettura verso l’amministrazione comunale di Viterbo è di quelli sonori e si abbatte sul cavallo di battaglia di ogni coalizione che si sia succeduta in questi anni alla guida di Palazzo dei Priori: il termalismo Il Prefetto Giovanni Bruno batte “un colpo” alla porta di Palazzo dei Priori di quelli che non contemplano “attesa”. Sul termalismo: “C’è nessuno?”. Domanda d’obbligo, e a questo punto, forse, nemmeno tanto a sorpresa, poiché proprio quella Callara da giugno sta ancora con i vetri sfondati e in evidente stato di pericolosità, ma anche esposta a ulteriori atti vandalici, poiché è fuori uso anche il sistema di videosorveglianza. Insomma una terra di nessuno, attualmente non fruibile al pubblico, dove il rospo smeraldino che nuotava in acque trasparenti, grazie al progetto di recupero del sito che fu realizzato anni fa dal comune di Vterbo e dall’università della Tuscia, è ormai patrimonio delle favole. Non solo il rospo. Pure l’acqua. È oramai pura fantasia. Solo un lontano ricordo. Il parco è a secco da anni. Ed ecco che il Prefetto prende carta e penna, come si suol dire, e manda una missiva infuocata più dell’acqua termale decantata da Dante Alighieri, al Sindaco Giovanni Arena (FI), al vice sindaco Enrico Contardo (Lega), all’assessore al termalismo Claudia Nunzi (Lega) e al segretario generale Annalisa Puopolo. Chi più ne ha, più ne metta. Perché il richiamo del Prefetto è di quelli che non hanno l’aria di voler continuare a tollerare una situazione che, oltre al degrado, si connota anche come potenzialmente pericolosa per lo stato della zona. La notizia è rimbalzata stamattina dalle colonne del Messaggero. “Pervengono lamentele– riporta il quotidiano locale citando il contenuto della lettera del Prefetto al Comune – in merito alla non fruibilità pubblica dell’area del Bullicame a causa della mancata sostituzione dei pannelli di vetro che circondano la struttura, in quanto sito sensibile per la presenza della “caldara”. Risulta ancora inattivo l’impianto di videosorveglianza, il cui funzionamento risulta indispensabile per scongiurare il perpetrarsi di atti vandalici analoghi a quelli verificatesi lo scorso mese di giugno. Misure di sicurezza necessarie per la particolarità del sito”, specifica il Prefetto. Da qui la richiesta di “conoscere le determinazioni assunte al fine di far cessare la situazione di inattività creatasi”. Il sogno di oasi paradisiache gremite di turisti e viterbesi sembra ancora lontano. Vetri rotti, telecamere fuori uso, acqua svanita. Nemmeno Dante Alighieri nei suoi canti, ispirati a tratti da questo luogo, avrebbe potuto immaginare un Inferno peggiore di questo. Restando nella realtà di tutti i giorni, a mettere i piedi per terra, solo a sfiorare l’acqua termale si rischia di affondare in un bel pantano. Insomma se si vuole risolvere la questione del Bullicame e tornare almeno all’ordinarietà, c’è da muoversi, e in fretta. La situazione non ammette ulteriori ritardi considerando, inoltre, che per chiudere il pozzo San Valentino che avrebbe causato il deflusso dell’acqua dal Bullicame, va messo a gara l’apertura del pozzo Sant’Albino, cosa che non è ancora stata fatta. Porre rimedio alla situazione, quindi, significa compiere un intero percorso, che sarà meglio iniziare quanto prima.