Tuscia Pride, Don Carparelli: “Occasione per affermare un’esistenza spesso negata e osteggiata”.
Viterbo, 7 giugno 2025 – Tutto pronto per il Tuscia Pride che oggi partirà alle 15:30 dalle Fortezze per sfilare nel centro cittadino di Viterbo. Manifestazione che ogni anno registra un buon numero di paretcipanti tra sostenitori, curiosi e chi non vuole perdersi un evento in centro. Quest’anno il Tuscia Pride registra anche il favore di un esponente della Chiesa, don Gianni Carparelli che in un’intervista a Quinta Epoca espone il suo pensiero.
Che cosa ne pensa del Tuscia Pride?
Penso sia un’ occasione di chi vive nel mondo LGBTQ+ di affermare una esistenza spesso negata e osteggiata. Lo fanno in forma direi goliardica e festiva e come in ogni festa ci possono essere forme che non piacciono a tutti. Cerchiamo di leggervi il desiderio di vincere la paura di essere scansati e condannati. Dicono: ci siamo e abbiamo il diritto di esserci e di essere rispettati. Io riconosco loro questo diritto.
Come si pone la Chiesa nei confronti di questa tematica?
La Chiesa è composta di persone umane e di un messaggio che ha radici in Gesù Cristo. Forse non gli è stata data l’occasione, ma Gesù Cristo non ha detto nulla a riguardo. La Chiesa vive le problematiche della vita e della persone anche secondo il modo di pensare, la cultura dominante nella quale è immersa. Per cui nella Chiesa ci sono anche persone che vedono non di buon occhio queste manifestazioni. Credo però che di passi avanti ce ne siano. Anche grazie a Papa Francesco. Io faccio parte di questa Chiesa e non ho timore di essere presente anche in questo mondo di umanità. C’è chi non è d’accordo, ma non vedo mancanza di rispetto nei miei riguardi.
Quali sono le motivazioni che la spingono a favore di questa manifestazione?
Semplicemente il rispetto per chi non si sente rispettato. Non rispetto le persone per quello che fanno, per il colore, il genere, lo stato sociale, la provenienza… le rispetto perché, nella mia fede, sono immagine del Dio vivente, che ci ha creato tutti e tutte, come siamo. Diciamo, come in India: NAMASTE!
Lei ha svolto la sua attività anche all’estero.
Si ho girato il mondo. Soprattutto il Brasile, il Canada, l’Ecuador, India nelle case di Madre Teresa… In Canada in particolare ho iniziato centri di aiuto per persone con disagio nella vita, compreso il mondo detto “Queer”. Ho ancora rapporti con loro e sono venuti a trovarmi presentandomi i loro partners. Ultimamente anche un amico ora in una posizione apicale del suo governo venne a trovarmi con il compagno. Quando decisero di unirsi in matrimonio civile ricordo che ci incontrammo in privato e abbiamo pregato insieme. Dissi loro: siate una benedizione l’uno per l’altro e siate felici.
Che differenze ci sono tra Italia e l’estero su queste tematiche?
Mah, credo che le tematiche nel nostro mondo occidentale siano quasi le stesse. In Brasile c’era più accettazione, non sempre rispetto pieno. In Canada considera che la Gay Pride raccoglie a Toronto quasi 3 milioni di persone in festa. C’è anche una sezione per la comunità italiana. I tempi di Oscar Wilde in Inghilterra, quando fu arrestato per “Gross public indecency” e messo in carcere a Reading, sono passati. Ma a Toronto ho aiutato un giovane “gay” di origine iraniana che era fuggito per timore di essere arrestato e violentato. Fu aiutato a rimanere in Canada da avvocati miei amici.
Quanto è in linea con i tempi moderni la Chiesa e cosa ancora deve eventualmente fare per esserlo?
Secondo me è un po’ troppo arroccata sulle devozioni, anche ben organizzate, ma ancora facciamo fatica a capire il futuro che è già arrivato. Ho notato nell’incontro organizzato dal TusciaPride una attenzione attenta. Penso che dobbiamo mettere da parte il timore di sporcarci le mani per seminare e piantare semi nuovi. Discorso tutto da fare e da capire.