Home Cronaca Cavallo maremmano: a Canino una vetrina nazionale con 130 cavalli da tutta Italia.

Cavallo maremmano: a Canino una vetrina nazionale con 130 cavalli da tutta Italia.

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Canino (Vt) – Dimenticate quel cavallo tozzo e scontroso che viveva nelle terre paludose. Il cavallo maremmano oggi è tutta un’altra cosa. Come la Maremma. Si è ingentilita, sì, ma esaltando quel carattere genuino e schietto che la rende autentica e meravigliosa. Quelle tinte forti dei paesaggi che sono pure le corde vigorose delle emozioni. Quel temperamento impetuoso e deciso, come un temporale a primavera, impavido e sfrontato, come quello della puledra M.Lira di quattro mesi che entra in campo e si conquista subito il suo spazio. La Maremma è come un guscio che si è aperto e ha lasciato uscire fuori la sua linfa. È cambiata, e nel farlo è ancora di più se stessa. E il Cavallo maremmano ha fatto lo stesso. Nelle sue movenze eleganti, nella sua figura armoniosa, nel suo carattere più docile e socievole rispetto al passato, germoglia una bellezza primitiva e ruvida che non è mutata, ha solo rotto la sua corteccia. La storia del cavallo maremmano è anche quella di una terra: la maremma tosco-laziale. Quella di tanti uomini e donne. Gente di cavalli. Una storia che si esprime e fa il punto nelle due mostre nazionali del cavallo maremmano: quella di Canino (Vt) e quella di Grosseto. La prima negli anni dispari, e l’altra in quelli pari. Tra questi due appuntamenti c’è ricompresa tutta la maremma, quella toscana e quella laziale. Il 2019 è stato l’anno del Lazio. E Canino è diventata ancora una volta, per il 39° anno consecutivo, una vetrina nazionale che ha accolto i migliori allevatori provenienti da tutta Italia il 14 e il 15 settembre. “Abbiamo superato i 130 cavalli in esposizione – commenta visibilmente entusiasta il presidente del comitato organizzatore, ‘C’era una volta in Maremma’, Sergio Marcoaldi -. Hanno partecipato allevatori da tutta Italia”. Va detto, infatti, che il cavallo maremmano pur essendosi sviluppato nel Lazio e nella Toscana, oramai ha conquistato anche altre regioni: “Ci sono allevatori in Piemonte, Emilia Romagna, Abruzzo e in Veneto dove la tradizione inizia a consolidarsi – dice Marcoaldi –  Alle rassegne ci sono molti allevatori veneti che oramai portano avanti questa attività con una certa continuità. Il cavallo maremmano, insomma, è uscito dai suoi confini tradizionali e ha conquistato il cuore di tanti appassionati“. Durante la mostra nazionale di Canino sono stati assegnati riconoscimenti e premi importanti: “C’è stato il Premio Mario Morano, ‘La qualità nella tradizione’ , dedicato a una figura storica dell’allevamento – spiega Marcoaldi – poi le classifiche di morfologia, dove abbiamo assegnato dei punteggi e abbiamo premiato ogni categoria”. Ma la mostra di Canino non è solo un appuntamento imperdibile per allevatori ed esperti del settore. “Questi eventi hanno necessità di coinvolgere il grande pubblico – prosegue Marcoaldi – anche perché la nostra missione è pure  quella di valorizzare questo cavallo, farlo amare dalla gente. E così accanto alla parte ‘tecnica’ abbiamo momenti di spettacolo, anch’essi all’insegna della tradizione. Mi riferisco alle esibizioni dei butteri, figura tipica della Maremma, che ancora sopravvive in alcune realtà”. La Mostra nazionale di Canino quest’anno taglia il nastro delle 39 edizioni, quasi mezzo secolo. “Quasi 40 anni di vita – dice Marcoaldi -. La mostra è un momento di incontro tra allevatori. Facciamo il punto della situazione. Da qui la centralità alla gara di morfologia, durante la quale vengono esposti i migliori soggetti maremmani, provenienti da ogni parte d’Italia. I giudici stilano una classifica che evidenzia i soggetti più meritevoli per ogni categoria:  puledri di uno, due, tre anni,   fino alle fattrici con puledro e gli  stalloni, categoria questa, delle più entusiasmanti poiché riguarda i riproduttori di razza”. È grazie a tutti quelli che hanno riscoperto la Maremma, che il cavallo maremmano non è scomparso. “Fino a qualche decennio fa ha rischiato l’estinzione – spiega Marcoaldi -. Ancora oggi i soggetti sono un numero ridotto, ma stanno crescendo. E pensare che il cavallo maremmano è la prima razza autoctona italiana, allevata soprattutto in Toscana e nel Lazio. Sono una preziosa risorsa genetica, un serbatoio di biodiversità. I cavalli selezionati dagli allevatori oggi continuano a presentare una frugalità e una rusticità uniche rispetto ad altre razze. È un cavallo ideale per il turismo equestre, per fare passeggiate e trekking, per scoprire i nostri meravigliosi luoghi, com il Parco archeologico e naturalistico di Vulci, la via Clodia che da Roma porta al centro della Toscana e altri percorsi. Il cavallo con la sua lentezza,  soprattutto ai giorni nostri, ci consente di apprezzare meglio il bello che c’è intorno a noi“. Tra gli scopi delle mostre c’è quella di diffondere la passione per il cavallo maremmano, soprattutto tra i giovani. Obiettivo che ogni anno prende sempre più forma. “Come comitato siamo molto soddisfatti nel vedere che sempre più giovani si avvicinano e si appassiona a questo mondo“,  continua Marcoaldi. In campo   oggi anche un ragazzino di nove anni. “Ce ne sono anche di più piccoli – dice Marcoaldi – questo dimostra che il cavallo maremmano negli anni ha sviluppato anche un carattere di docilità. Sono stati selezionati soggetti più trattabili di un tempo, più disponibili all’ uomo e ad essere cavalcati. Se oggi in sella a un cavallo maremmano ci sono sempre più bambini e ragazzi, significa che come allevatori abbiamo intrapreso la strada giusta”.  Nella due giorni di Canino è stato tanto il pubblico che si è assiepato dietro le gigantesche transenne in acciaio che delimitavano il campo in cui alle esposizioni si sono alternati diversi spettacoli: gruppi di butteri che hanno rievocato la tradizione delle transumanze. Ad arricchire il programma e a stimolare ulteriormente la conoscenza del cavallo maremmano, anche una gara di eleganza maremmana:Abbiamo visto molti giovani vestiti in maniera tradizionale, hanno così riscoperto quei costumi e quelle divise che si utilizzavano nel passato. Anche il cavallo era  vestito con una bardatura tipica di particolari zone”, conclude il presidente del comitato “C’era una volta in Maremma”.

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.