Viterbo – Finestre che si chiudono. Saracinesche che si abbassano. Porte sbarrate. La spirale che sta risucchiando verso la morte il centro storico, è avviata oramai da anni. Forse da decenni. Quando ha iniziato a prendere vita la parte commerciale fuori le mura. Quando l’architettura ha iniziato a fornire spazi più moderni e confortevoli nei quartieri nuovi. Ascensori, parcheggi, soluzioni innovative per abitazioni forse più confortevoli. Pochi si sono lasciati convincere da quella poesia che ogni week end strega parecchi turisti che hanno iniziato a scoprire Viterbo come tappa spesso intermedia nel loro itinerario turistico. Ma anche la volontà ha il suo limite. E se parecchi residenti affezionati e innamorati delle mura antiche resistono, per le attività commerciali è più difficile restare in un centro storico sempre meno frequentato, verso il quale si succedono i proclami in ogni stagione politica, ma di azioni che concretamente inizino a fermare e invertire quella spirale di agonia che lo sta risucchiando, non se ne vedono. Gli scontrini diminuiscono, la lista delle spese si allunga. Sulle vie affollate di viterbesi di quei sabato pomeriggio di quindici anni fa, è calato da un pezzo e definitivamente il sipario. I grigi sampietrini sono diventati sempre più silenziosi. Le luci si sono spente anche su quella attività che hanno fatto la storia di questi luoghi. Pezzo, dopo pezzo, se ne va. È vero, restano i palazzi antichi, le chiese maestose, le piazze, le fontane. La memoria dei secoli, resta. Ma si fa muta. Ogni saracinesca che si abbassa, spegne la vita in un angolo di centro. E quando lo fa un’attività antica quasi quanto queste pietre, comprendi che quella spirale di morte è veramente arrivata molto avanti e, forse, nemmeno si può più fermare senza imparare a fare miracoli. Qualche mese fa ad essere cancellata per sempre dal centro storico è stata la storica pizzeria di via Roma. Un pezzo di memoria di questo angolo di Viterbo. “Ho preso la gestione nel 1999 – dice l’ultimo titolare -. A marzo di quest’anno ho chiuso. Era un’attività storica. L’autorizzazione sanitaria risaliva agli anni 50 probabilmente”. Ma come per tanti altri, anche per la pizzeria di via Roma non c’è stato scampo. “Come è accaduto per altre attività commerciali che si trovano qui – continua il titolare – ho dovuto chiudere. Non riuscivo più a sostenere le spese. Stavo qui a lavorare dalle nove di mattina alle 23 della notte. E nonostante ciò non riuscivo a coprire i costi. Poca gente. Sempre di meno. Qualche mese capitava di lavorare di più, ma serviva per compensare quelli in cui c’era meno clientela. E così fine marzo ho preso la sofferta decisione: chiudere. La passeggiata di prima non c’è più. La situazione è degenerata negli ultimi tre, quattro anni. Vent’anni fa da queste parti era tutta un’altra cosa”. Ma oggi, il centro storico non è più quello di un tempo. Chissà se mai ci tornerà, o se riuscirà almeno a risollevarsi da quella spirale di rovinosa caduta in cui è precipitato. Allo stato attuale, all’orizzonte, di soluzioni in tal senso non se ne vedono.
Tiziana Mancinelli
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