Home Attualità Chiusura Porta Romana, commercianti infuriati con le scelte del Comune: “Ci stanno massacrando. Non c’è un cane”.
Chiusura Porta Romana, commercianti infuriati con le scelte del Comune: “Ci stanno massacrando. Non c’è un cane”.

Chiusura Porta Romana, commercianti infuriati con le scelte del Comune: “Ci stanno massacrando. Non c’è un cane”.

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Viterbo – Commercianti infuriati con la chiusura al traffico veicolare di Porta Romana in alcuni giorni disposta dal Comune con un’ordinanza. Se gli scontrini diminuiscono e i pedoni in giro non ci sono, perché ostinarsi a chiudere, creando difficoltà alle attività commerciali? È la domanda che si pongono la stragrande maggioranza di commercianti tra piazza San Sisto e piazza Fontana Grande in questi giorni di maltempo che ha reso le strade deserte. Per loro la risposta sarebbe ovvia: chiudere quando si crea l’ingorgo. Ma “quando non c’è un cane, com’è stato in questi giorni” dicono, perché impediscono l’accesso alle auto? Anche perché a bordo delle quattro ruote ci sono clienti fidelizzati di una serie di attività che sorgono in questo tratto dentro le mura. E quando non possono accedere, se ne vanno, anche a malincuore, da un’altra parte, facendo crollare, secondo i commercianti, il numero di scontrini battuti. Si sente dire spesso che i viterbesi devono abituarsi ad andare a piedi in centro. Questo è vero, ma solo in parte. Per la signora che si reca in macelleria, o dal fruttivendolo, ad esempio, e che se ne va con tre, quattro, cinque chili di spesa, arrivare fino all’auto parcheggiata, se va bene, fuori le mura, non è certo una passeggiata piacevole come quella di un comune turista. E in via Garibaldi di attività di questo tipo ce ne sono parecchie. Come ad esempio l’ortopedia, tra la cui clientela ci sono spesso persone anche con difficoltà motorie alle quali, imporre di camminare a piedi, rischia di apparire una cattiveria. Non si possono adottare misure per la città come se fosse frequentata solo da turisti, dimenticando, invece, che essa è vissuta anche da tutta una serie di altre categorie di persone che hanno esigenze diverse. Così facendo, si potrebbe andare incontro a uno spopolamento di residenti e commercianti, già da tempo iniziato, peraltro,  che ci riconsegnerebbe un centro storico “fantasma” di nessun interesse nemmeno per il turista. Sarebbe bene calare provvedimenti su una parte di città, considerando il tipo di categorie merceologiche esistenti e le diverse caratterizzazioni dei suoi fruitori. Pensare che la chiusura al traffico sia un provvedimento buono per tutte le stagioni, da “sventolare” in tutte le situazioni, come la panacea di tutti i mali, sempre che si vogliano “curare”, rischia di rivelarsi fatale per il destino della parte antica di Viterbo.

“Ci stanno massacrando”.    “Se si crea un ingorgo per cui il traffico si blocca – dice S.S. titolare di un’attività a metà di via Garibaldi – posso capire la chiusura. Ma se non c’è un cane, come in questi giorni, non capisco perché non far entrare le macchine da Porta Romana. La gente non c’è stata nemmeno il ponte dell’Immacolata. Un po’ solo il sabato. Ma l’8 dicembre: zero. E domenica, che è pure il giorno che di solito incasso di più, se rimanevamo chiusi, era meglio. Le chiusure a mio avviso vanno fatte in maniera mirata e sensata. Chiudere così, non ha alcun senso. Ci stanno massacrando”.

“Incassi in diminuzione”.    Stesso pensiero quello di M.D. titolare di un negozio di generi alimentari. “Questa chiusura penso che sia sbagliata. Penalizza molto noi commercianti, perché non transitano macchine. Io ora capisco che c’è un punto di intrattenimento a piazza del Comune, però deviassero il traffico a via Annio, come hanno fatto per altri eventi. Noi stiamo avendo una flessione degli incassi. Questi giorni, tra l’altro, non c’è stata gente. Ieri pomeriggio (15 dicembre ndr) ha lavorato mia madre, ma vedendo i conti abbiamo incassato veramente poco”.

“Costretti a ritirare la spesa la settimana successiva”.  Stesso grido di dolore, misto a irritazione, nella macelleria di via Garibaldi. Qui la situazione è emblematica del disagio provocato da un provvedimento che non considera “la vita” che quotidianamente si svolge in una via. “In questi giorni le donne e le nonnette vengono a comprare 3 o 4 chili di roba – dice P. R. – poi se ne devono tornare all’Ellera, ai Cappuccini, al Pilastro, a San Pietro. Come fanno a piedi? C’è gente che ha fatto la spesa prima dei giorni di chiusura del traffico ed è venuta a ritirarla il lunedì della settimana successiva. Noi siamo qui da 55 anni e non abbiamo mai voluto che chiudessero, proprio per questo motivo. Mica ho un’orologeria che la gente viene e si porta via un pacchetto. Ogni volta che chiudono, noi non lavoriamo più”.

“Il disagio di persone malate che si recano al negozio di ortopedia e sanitaria”.  Su tutte le furie anche la titolare dell’ortopedia. “Con chi ce la dobbiamo prendere per questo provvedimento? Chi decide di chiudere le porte al traffico con questa crisi che c’è? – dice – Giovedì non c’era un’anima. Il giorno prima dell’8 dicembre non c’è stato alcun motivo di chiudere. Posso capire se c’è la fila di macchine e si intasa la via. Ma non c’era un cane. Ma che dobbiamo pensare, che ci fanno apposta? Se chiudiamo tutti noi commercianti, voglio vedere come  va a finire. Noi abbiamo avuto grandi problemi a causa dell’ordinanza di chiusura di Porta Romana. Tra i nostri clienti c’è gente anche malata, in carrozzella, come si fa a non farli entrare?”

“Con il meteo così perché chiudere?”. Contrarietà anche da A. negoziante di piazza San Sisto: “Chiudere in queste giornate (16 dicembre ndr)  è ideale – dice con ironia – non ci sono i parcheggi, non c’è un’anima viva a piedi in giro, non ci sono turisti. Con questo tempo chi passeggia? Con il meteo così, la chiusura è ingiustificata. Con le giornate di sole posso capire. Ma da quando è iniziato il Caffeina Christmas Village non ce ne sono state. Credo che la chiusura debba anche considerare questi fattori. Non penso che i genitori portino i loro bambini a vedere Babbo Natale a piedi con questo tempo”.

“Favorevole, ma chiusura organizzata in modo sbagliato”. Una voce in parte fuori dal coro è quella della titolare della gelateria di via Garibaldi: “C’è la cattiva abitudine di voler arrivare con la macchina proprio fuori la porta del negozio – dice -.  Però è pure vero che il Comune se vuole chiudere alle auto, deve creare delle situazioni per attirare gente. Questa chiusura, poi, è stata organizzata in modo sbagliato. Poca comunicazione. La gente arriva di fronte alla porta, scopre che non si entra, gira l’auto e se ne va. Se, invece, sapevano prima che era chiuso, magari si sarebbero organizzati per venire a piedi. Comprendo, anche, che alcune attività commerciali, come la macelleria, hanno esigenze diverse”.

 “Grossa disfunzione dei parcheggi”. Nel negozio una coppia di Farnese sta gustando un gelato e intervengono anche loro nella discussione: “Noi siamo favorevoli alla chiusura dei centri storici, ma Viterbo ha una grossa disfunzione riguardo ai parcheggi. Non è possibile che al Sacrario un mercato occupi l’area di sosta. Ed è incredibile che una città come Viterbo non abbia un grande parcheggio esterno. Io sono per chiudere il più possibile, ma i parcheggi ci devono essere”.

Da qui alla scadenza dell’ordinanza di chiusura di Porta Romana mancano ancora diversi giorni. C’è, dunque, da sperare che la Provvidenza intervenga con qualche giornata di sole che porti qualche turista in più, anche se è difficile pensare che possa fermarsi a comprare un etto di carne, una busta di insalata, o anche una casa in una delle agenzie esistenti su via Garibaldi.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

*Le interviste sono state realizzate il giorno 16 dicembre 2017. In foto uno scorcio di via Garibaldi il 17 dicembre 2017 – domenica – alle ore 17,43.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.