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Cina impone legge su sicurezza a Hong Kong. Il disappunto dell’UE.

Cina impone legge su sicurezza a Hong Kong. Il disappunto dell’UE.

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Nazionale, 29 maggio 2020 – La Cina ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. L’ex colonia britannica è attualmente una regione ammnistrativa speciale della Cina in base al principio “Una Cina due sistemi” sancito dalla dichiarazione sino-britannica con cui avvenne la restituzione del territorio. Secondo  i principi in esso contenuti a Hong Kong, che conserva per 50 anni il sistema capitalista, non viene applicato il sistema socialista. La legge sulla sicurezza nazionale è stata vista dalla Gran Bretagna come una violazione dell’accordo. A questa posizione si sono allineati anche gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia, che ieri hanno firmato la nota congiunta di condanna sull’imposizione della legge da parte di Pechino. Anche l’Unione Europea ha dichiarato che  “l’alto livello di autonomia di Hong Kong non deve essere eroso”. Da parte sua il governo cinese ha replicato che non tollererà “interferenze da parte di forze straniere” sulle questioni riguardanti Hong Kong, minacciando l’adozione di  “necessarie contromisure”. Il Regno Unito sarebbe pronto a offrire un percorso agevolato per concedere la cittadinanza inglese ad almeno 300 mila cittadini se Pechino non farà macia indietro. Joshua Wong, dissidente di Hong Kong, co-fondatore del Movimento degli Ombrelli, spiega al Messaggero via Skype cosa accadrà ora: «Con l’adozione della legge sulla sicurezza nazionale, la gente di Hong Kong può essere arrestata dai servizi segreti cinesi incaricati da Pechino. Con i processi che possono avere luogo non più ad Hong Kong, ma nella madrepatria Cina. Se qualcuno finisce in prigione, può essere trasferito nelle galere di Pechino e con la regolamentazione anti sovversione, in accordo con quanto stabilito dalla stessa Pechino, una volta che i leader di Hong Kong scendono in piazza o osano criticare il presidente Xi Jinping, chiunque di loro, di fatto chiunque, anche espatriati o stranieri, può essere arrestato ed estradato in Cina». A Hong Kong è esplosa la protesta che avrebbe già portato all’: «arresto di più di 8 mila persone – secondo la stessa fonte – più di 1.200 in attesa di processo e più di 100 già in galera». Si registrano disordini: «Ci hanno sparato addosso con idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni», dice Wong che riferisce, sempre al Messaggero, di: «Giovani studentesse liceali violentate a turno dagli agenti cinesi nelle stazioni di polizia. Manifestanti morti durante le proteste a causa delle botte o del gas respirato. Hong Kong si è già convertito in uno Stato di polizia».

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.