Nazionale, 2 dicembre 2024 – La scadenza della seconda rata IMU è alle porte, il 16 dicembre, ma i Comuni nel completamento delle procedure sono in forte ritardo. Tutta colpa, sembrerebbe, del nuovo software introdotto per facilitare le operazioni, ma che invece starebbe complicando non poco la vita ai Comuni. Tanto che si sarebbe addirittura arrivati a ipotizzare la richiesta di una proroga. In mancanza di questa sarebbero costretti ad applicare le tariffe 2023.
Difficoltà a non finire sarebbero state riscontrate con la piattaforma per definire le tariffe e comunicarle al MEF. Un sistema introdotto per uniformare la giungla di regole che vige a livello nazionale tra i diversi Comuni.
C’è poi da considerare che con i ritardi in corso, i cittadini che hanno maturato agevolazioni sulla patrimoniale sulla casa, rischiano di perderle. Da qui la richiesta dell’Anci al Viminale di prorogare l’approvazione dei bilanci comunali dal 31 dicembre 2024 al 31 marzo 2025. Una lettera scritta insieme all’Unione delle Province al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, spiegando che «numerosi enti, nel corso delle procedure di formulazione del bilancio di previsione 2025-27 incontrano difficoltà e formulano richieste di proroga del termine per la deliberazione”, la proroga, quindi, si rende necessaria per “evitare periodi di gestione provvisoria che potrebbero intralciare anche i processi di investimento in corso”, ossia quelli del Pnrr.
Ogni Comune determina le proprie aliquote in autonomia. Quest’anno il governo aveva chiesto di rimodulare le aliquote, approvarle con un’apposita delibera e inserirle nel sistema entro il 14 ottobre. Molti enti locali, però, avrebbero faticato a implementare la piattaforma, caricare i dai e rispettare, così, la scadenza.
L’aliquota ordinaria oscilla dallo 0,86 all’1,06 per cento, ma ogni Comune può anche applicare un tasso più basso o addirittura azzerarlo. L’aliquota ridotta, invece, sempre decisa dai singoli Comuni, può aumentare dello 0,1 per cento.