Roma, 12 luglio 2020 – Impossibile non considerare il fatto che il varo del governo PD-5Stelle è coinciso con un “ridimensionamento” di Luigi Di Maio “declassato” da vice premier a “semplice” ministro, evento seguito da un altro dimagrimento del ruolo dell’attuale Ministro degli Esteri che a gennaio si è anche dimesso da capo politico del Movimento. Con l’uscita della Lega dall’esecutivo nazionale, e l’ingresso del Pd magistralmente orchestrato da Renzi, la parabola politica di Di Maio ha iniziato a tracciare un inconfondibile tratto discendente. Ma la geometria è una di quelle cose che in politica ha delle regole sue proprie. E chissà che Di Maio non possa riappropriarsi dello spazio perduto. Per il momento ha suscitato un certo scalpore l’incontro con Mario Draghi che l’ex vice premier del governo Lega – Cinque Stelle commenta così sul Foglio: «L’incontro con Draghi? Guardi è stato un incontro istituzionale come ne tengo molti altri. In qualità di ministro degli Esteri è naturale che io interloquisca e abbia un dialogo anche con l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Non ci vedo nulla di strano. C’è stato uno scambio di vedute su vari temi specificatamente in virtù del ruolo che ha ricoperto ai vertici della Banca Centrale Europea. E’ stato un incontro cordiale e proficuo, mi ha fatto un’ottima impressione», conclude Luigi Di Maio. Insomma che Draghi sia stato il nome che qualche mese fa è circolato insistentemente negli ambienti politici come probabile futuro premier per gestire il dopo Covid19 e che, pertanto, in questo momento sia lo spettro più inquietante per Giuseppe Conte è solo una coincidenza. Così come il fatto che il “dopo Covid”, se Conte riuscirà a prolungare lo stato di emergenza al 31 dicembre 2020, non è ancora arrivato.