Dichiarazione di notevole interesse: “Viterbo territorio storico unico, censiti 15 impianti termali di età romana”.
Viterbo – Dichiarazione di notevole interesse. A sentirlo dire, viene subito in mente una gran cosa. Bella. All’atto pratico la dichiarazione ha, invece, fatto storcere il naso a più di qualcuno. La dichiarazione della sovrintendenza, infatti, pone dei vincoli allo sviluppo urbanistico di 1.600 ettari di area urbana dal Bulicame e Riello alle Masse. Dipende da come la si vuole vedere. E oggi presso la sala della provincia di Viterbo, in via Saffi, la sovrintendenza ha spiegato la sua “visione” nell’ambito di un incontro moderato da Fabio Magno. La sovrintendente Margherita Eichberg ha ricordato che: “Da questo territorio sono passati personaggi storici di grande interesse“. E non solo, la presenza di importanti arterie stradali nel passato, come la via Francigena, la Cassia, hanno reso questo territorio ricco di testimonianze. Una terra con un passato importante. Che non può essere cancellato. Da qui la “Dichiarazione di notevole interesse” emessa dalla sovrintendenza. Il convengo di oggi ha spiegato il senso di tutto ciò: “Non si frena lo sviluppo del territorio, lo si indirizza verso una direzione precisa”. Questo il succo della giornata, alla quale ha preso parte anche il consigliere comunale di opposizione, Massimo Eretti (M5S) del comune di Viterbo. E questa direzione è quella della preservazione della storia che esso incarna. Ora se tutto ciò si tradurrà in una iettatura per lo sviluppo urbanistico, o si risolverà, invece, in una crescita di qualità capace di conciliare passato, presente e futuro, è tutto da vedere. Sicuramente molto dipenderà dal ruolo che riusciranno a giocare anche le istituzioni locali, nel recepire certi indirizzi e risolverli a proprio vantaggio. “Il valore positivo della tutela esercitata dalla sovrintendenza non sempre passa correttamente sui media”, ha detto Eichberg, prima di lasciare la parola agli altri relatori. “Chiariamo il quadro in cui è avvenuta la dichiarazione di notevole interesse pubblico – ha detto l’architetto Federica Cerroni -. Fino a poco tempo fa, il paesaggio era letto solo in termini di bellezza estetica. Successivamente, però, sono stati attribuiti a questo concetto di paesaggio altri valori. A differenza di un’opera d’arte che riusciamo a cogliere nella su totalità, il paesaggio viene spesso percepito secondo una visione parziale. Risucchiati dalla frenetica vita quotidiana, non riusciamo a cogliere i valori di aree che il nostro territorio riporta. Questa attività di tutela della sovrintendenza è importante non solo per l’amministrazione pubblica, ma è stata sancita dalla Costituzione. Evidentemente è un argomento spinoso. La tutela del paesaggio si interfaccia con una serie di attività della gestione del territorio. Ma non è una cosa che lo imbriglia: ne esprime la potenzialità“, ha concluso Cerroni. All’incontro anche la consigliera della regione Lazio, Silvia Blasi (M5S): “Il 2 agosto 2019 la regione ha approvato il PtPr, ma l’iter non si è ancora concluso. La direzione regionale urbanistica ci dice che ci vorranno ancora un po’ di mesi. Questo vincolo di notevole interesse pubblico non c’è ancora, perché le cartografie risalgono al 2015 – spiega Blasi – Ma in questi due mesi può essere integrato. A mio avviso di tratta di un’azione di tutela importantissima. Il territorio è una risorsa fondamentale, un bene che va curato, gestito. Dobbiamo concepirlo anche come un valore per le future generazioni. La provincia di Viterbo è al primo posto in Italia per il consumo di suolo: 150 ettari nel 2016. Un più 0.91%. Tutto ciò è dovuto alla costruzione della Orte Civitavecchia e dell’impianto fotovoltaico su suolo agricolo. Viterbo ha vissuto un’espansione urbanistica enorme negli ultimi decenni. Uno sviluppo avvenuto, forse, a velocità eccessiva – dice Blasi – si sono create aree invivibili: asfalto, smog, traffico, rumore, assenza di verde urbano. Secondo me questo vincolo rappresenta un’alternativa alla città, è un ostacolo solo a un certo tipo di sviluppo. Non per lo sviluppo ecosostenibile. Una prospettiva che dobbiamo assolutamente considerare nel contesto globale in cui siamo inseriti di cambiamento climatico. Ritornare a un ambiente sano può consentirci di competere con prodotti di qualità rispetto a quelli più scarsi che vengono immessi sul mercato”, ha concluso Blasi. L’archeologa della sovrintendenza Maria Letizia Arancio, invece, ha meglio specificato il valore storico del territorio viterbese. “Tutto ciò ha preso avvio da uno studio effettuato dall’Università degli Studi della Tuscia nella provincia di Viterbo. Un’attività di ricerca che, partendo dagli archivi e dalla cartografia, ha ricostruito il tessuto territoriale. L‘ archeologo va per campagne e cerca di individuare le testimonianze – ha spiegato Arancio – I rinvenimenti in questo territorio sono fittissimi. Viterbo è un territorio molto ricco. Archeologicamente è uno dei più importanti di tutta la provincia. Quello che abbiamo vincolato è minimo rispetto a quello che c’era. C’è stata una frequentazione che parte da lontanissimo. Tralasciamo la preistoria e concentriamoci sulla fase etrusca e romana, determinata dall’assetto viario del territorio. Partendo da sud incontriamo un percorso etrusco di notevole interesse che si dirama tra Sutri, Barbara Romano, Blera, Vetralla e Norchia. Quest’ultima, in particolare, è uno dei siti rupestri più importanti. È un sito eccezionale. Un patrimonio da salvaguardare immenso. Facendo un parallelismo, possiamo pensare a un parco della via Clodia. Un territorio così ricco e importante è un peccato sottovalutarlo a vantaggio della costa, dove si trovano i grandi siti etruschi costieri come Tarquinia e Vulci – ha proseguito Arancio -. Norchia è un insediamento con necropoli spettacolari. Una rilevanza architettonica eccezionale. La salvaguardia di questi luoghi può avere anche un risvolto economico. Perché si tratta di aree veramente uniche. Un patrimonio incredibile dell’era etrusca che si potrebbe non solo tutelare, ma anche mettere a frutto”. Anche per quel che riguarda il termalismo, la città di Viterbo ha la sua grandiosa storia da raccontare: “Abbiamo censiti 15 impianti di età romana tra le Masse di San Sisto e il Bacucco, uno dei siti più importanti. È una situazione di estrema importanza”, ha concluso Arancio. Giuseppe Borzillo, invece, ha esplicitato i caratteri tipici del territorio viterbese che lo rendono di ‘notevole interesse pubblico‘: la presenza di una certa viabilità”, ad esempio, nella quale vanno annoverate le famose “via cave che caratterizzano questo territorio. Quella più suggestiva forse è quella del Signorino – spiega Borzillo -. Esistono da più di duemila anni e continuano a vivere nella quotidianità del cittadini”. Spostando il focus sulle terme: “Erano importanti anche nell’antichità. La loro frequentazione è continuata per millenni fino ad oggi. Già dal Medioevo se ne ha notizia. Sappiamo anche che Dante Alighieri si ispirò al Bullicame. Numerosi papi sono stati qui. Lo stesso Michelangelo”. Altro elemento caratteristico, tra gli altri, “I casali – spiga ancora Borzillo – Alcuni sono delle vere e proprie torri innalzate a scopo difensivo. In seguito sono stati utilizzati come delle colombaie. Negli anni successivi tutti sono diventati aziende agricole”. Una storia quella del territorio viterbese che non si è mai smarrita nel tempo, dimostrando una continuità tra ieri e oggi. E il vincolo della sovrintendenza, infine, potrebbe voler ribadire solo questo: promuovere uno sviluppo territoriale che sappia costruire il futuro, senza cancellare il passato.