Dies Natalis, un trasporto tra l’incubo e i sogni.
Viterbo, 4 settembre 2025 – Doveva essere un Trasporto straordinario, e per certi versi lo è stato, anche se non quello che la città si aspettava e avrebbe voluto. Mancano pochi minuti alle 20, i facchini sono al boschetto in ritiro, hanno finito di mangiare, le famiglie se ne sono andate, e si stanno preparando per uscire in corteo e andare verso la macchina. Qualche momento prima, però, è accaduto qualcosa sul percorso, anche se al boschetto non ne sanno ancora nulla.
Due uomini armati di mitragliette e pistole sono stati trovati in una struttura sulla salita di Santa Rosa.
All’interno di un Bed and breakfast nei pressi del santuario, tappa finale del Trasporto, vengono arrestati due uomini di nazionalità turca armati di mitragliette. Secondo gli investigatori apparterrebbero a un gruppo già noto alle Forze dell’ordine che gravita nella Tuscia.
Il blitz della polizia prima del Trasporto di Dies Natalis
La struttura dove si trovavano i due è stata inizialmente circondata dagli agenti in borghese, raggiunti di lì a poco da due pattuglie che sono piombate all’interno, portando via i due. Si pensava che ci fosse ancora un terzo uomo. Tutta la vicenda verrà probabilmente chiarita nel dettaglio nelle prossime ore da parte degli organi competenti. Da questo, però, è scattata la massima allerta durante il Trasporto e la necessità di effettuarlo a luci accese.
Mecarini e Aspromonte lasciano il ritiro del boschetto.
Nelle ore del blitz i facchini si stanno riunendo in ritiro al boschetto di San Crispino. Nessuno sa ancora nulla. Ma verso le 20 il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini e il capofacchino Luigi Aspromonte, lasciano il ritiro, perché convocati in Prefettura. Inzialmente si pensa che potrebbe avere a che fare con quello che è successo su via Cavour e via Garibaldi, dove le persone hanno ottemperato solo in parte all’ordinanza di togliere le sedie. Ma i minuti passano, e si comprende quasi subito che deve trattarsi di qualcosa di più grosso. I facchini non immaginano ancora cosa, al boschetto è come se vivessero in una bolla che li estranea da tutto il resto. Ad un certo punto dal palco viene detto loro l’essenziale: “Massimo e Luigi sono stati convocati in Prefettura, aspettiamo notizie sul Trasporto“. L’aria, improvvisamente si fa pesante, incerta.
Il Trasporto si fa, ma a luci accese.
I facchini si preparano a scendere verso San Sisto e vengono disposti in fila in cima alla salita del boschetto. Di lì a poco arrivano Mecarini ed Aspromonte: il Trasporto si fa, ma a luci accese, per questioni di sicurezza. Non viene detto nulla di più, il momento è già carico di tensione per l’imminenza della prova del Trasporto. Alla notizia, però, sui volti dei facchini scende un velo di delusione e amarezza. Poi la colonna si mette in marcia, entra nelle vie del quartiere, dove la folla li accoglie in maniera strepitosa e travolgente: esplodono gli appplausi, le grida “Evviva Santa Rosa”, “Forza facchini” “Forza Luca”, “Forza Matteo...”, in quella colonna bianca c’è un pezzo della città, c’è un padre, un figlio, un parente, un marito, un fidanzato, un amico. E anche chi là in mezzo non ha nessuno di questi, si sente comunque legato da un vincolo familiare che va oltre il sangue e le relazioni, perché trova fondamento nelle stesse radici dell’identità cittadina. Il passaggio dei facchini è una cavalcata trionfale, nelle strade esplode tutto l’affetto, l’orgoglio e l’attaccamento a quei fazzoletti bianchi e alle fasce rosse che marciano. Arrivati a Piazza Crispi, la banda musicale sbaglia strada e prosegue verso Porta Romana. I facchini sono costretti a fermarsi all’ingresso di Porta della Verità per aspettare che i musici tornino indietro, per poi entrare. Percorrono via Mazzini, arrivano fin su alla salita di Santa Rosa, dove nel frattempo sono stati arrestati i due turchi che alloggiavano in un BB proprio qui. Mentre i facchini marciano, arriva l’ordine di proseguire fino al sagrato, non fermarsi con le famiglie, fare un rapido saluto e tornare subito indietro giù per la discesa. Così fanno. Oramai siamo in pieno Trasporto, le piazze e le vie traboccano gente eccitata e festante che applaude , urla, incita i facchini. Molti chiamano il capofacchino durante il percorso: “Forza Giggi”, “Daje Giggiarone“. A Piazza delle Erbe spunta qualche cartello per il capofacchino, la scritta gigantesca “Semo tutti de un sentimento”. I facchini si fermano, sventolano ciuffi e spallette in aria. Lo ripetono in parecchi tratti del percorso oramai caldo. La colonna dei facchini procede a passo spedito ricaricata da tanto affetto e attaccamento. La benzina del motore umano è tutta qui, sulle strade. E’ il popolo della Viterbo di allora, come quella di oggi. Un volto che non cambia, al di là dell’epoca storica e i suoi drammi. Quella spada di luce, che fende l’oscurità sulle spalle dei facchini, non si è fermata nemmeno stavolta.
Trasporto a luci accese: la delusione e l’indignazione della folla ignara degli accadimenti.
Intanto, durante questi minuti, la notizia che il Trasporto si farà a luci accese per questioni di sicurezza è diventata nota e certa per tutti. Durante il vertice in Prefettura con il presidente del Sodalizio, il capofacchino e la sindaca, l’alternativa sarebbe stata tra non fare il Trasporto o accettare di farlo a luci accese. Arrivati a San Sisto i facchini entrano in chiesa per la benedizione. Tutto si svolge in modo abbastanza rapido, rispetto al solito, così come la consegna della Macchina dal costruttore al sindaco e da questi al capofacchino. Tocca a lui dare la brutta notizia alla piazza. “Il Trasporto si farà a luci accese per motivi di sicurezza“, dice Luigi Aspromonte. La gente fischia, il capofacchino fa appello alla comprensione e chiede di sostenere i facchini. Come aveva annunciato nei giorni scorsi, Aspromonte chiama le piazze: “Semo tutti di un sentimento?”, i facchini e i cittadini gridano all’unisono: “Sì”. “Evviva Santa Rosa”. La Macchina parte. La notizia dell’arresto dei due uomini di nazionalità turca con delle armi oramai corre di bocca in bocca sotto la macchina e inizia ad arrivare tra la folla, la gran parte della quale, resta,però, all’oscuro. Le dichiarazioni ufficiali ancora non ci sono, forse anche per non scatenare il panico. La Macchina, bellissima con la nuova illuminazione, percorre via Cavour e via Garibaldi, la gente non sa perché stia sfilando con le luci della cittàa ccese, anziché al buio, in questo tratto c’è già tensione e malcontento per quando accaduto durante la giornata con la rimozione e l’ordine di togliere le sedie. “Vergogna!”, urlano alcuni, altri “Avete rovinato Santa Rosa”, altri ancora. Nessuno sa ancora il reale motivo delle luci accese nelle strade e nelle piazze e così sulle spalle dei facchini, oltre alla macchina, pesa anche il fardello dell’indignazione e della delusione dei loro concittadini. La Macchina fa il suo ingresso strepitoso, seppure a luci accese, a piazza del Plebiscito, dove esegue la girata per poi fermarsi per la sosta. L’ aria è tesissima, il tradizionale entusiasmo dei facchini pare appannato. Oramai la notizia è circolata. La Macchina riprende il suo cammino ed entra in modo spettacolare, sfiorando i cornicioni, a Piazza delle Erbe, piena fino all’inverosimile, dove viene accolta da una folla in delirio per Dies Natalis e i suoi facchini. Ed è proprio qui che il Trasporto riprende la sua fisionomia tradizionale: l’allarme è rientrato e le luci vengono spente. Il Trasporto 2025 inizia da qui. L’incubo svanisce e torna il sogno. L’oscurità non cela più terrore e minacce, ma è quella in cui si accende amore e speranza. Ora è la notte di Rosa. La maschera amareggiata e delusa dei facchini si scioglie e l’entusiasmo che era stato trattenuto sotto di essa, finalmente esplode. La Macchina esegue manovre geniali all’interno del Corso dove il suo volume massiccio sfiora al millimetro i palazzi. Molti sulle finestre e i terrazzi si sporgono, allungando le mani per toccarla. Infine corre giù verso piazza Verdi, nessuna girata. Sosta. Lunga. I facchini tornano sotto, corrono su per la salita con le corde davanti e le leve dietro. Dies Natalis vola, arriva sul sagrato, gira, e infine si posa sui cavalletti. E’ la fine di un sogno, quello dei facchini che attendono tutto l’anno il “Sollevate e Fermi”, di un incubo. La Macchina resta lì, accesa. La luce di Rosa, mai come ora, resta a brillare, fier,a contro giorni incerti.
Tiziana Mancinelli.