Viterbo, 23 maggio 2022 – Elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Viterbo: mai come stavolta, è difficile, quasi impossibile, fare un pronostico. Con 18 liste civiche in campo e circa mille candidati, potrebbero arrivare sorprese di ogni genere. In bene, ma anche in male, con risultati molto diversi dalle attese. C’è poi un elettorato fortemente variabile nelle intenzioni di voto, sicuramente sul piano nazionale, un po’ meno su quello locale, dove la bandiera dei partiti subisce quella delle parentele, delle amicizie, dei rapporti personali, che dirigono il voto verso soggetti politici/civici diversi da quelli che si sarebbero “sbarrati” sulla scheda in una competizione più impersonale. Nemmeno il presunto, massiccio, astensionismo può ritenersi più attendibile con tutti questi candidati in corsa. Molti dicevano: “Io nemmeno ci andró a votare”. Poi, peró, arriva la telefonata del fratello, dello zio, della sorella, della mamma, della figlia, o dell’amico, amica, di infanzia che si è candidata, e dunque l’intenzione diventa “Mi ha chiesto il voto, siamo andati a scuola insieme, come faccio a non darglielo, mi tocca andarci”. Vincoli parentali e amicali che vincono anche sulla “competenza”. Pochi si chiedono se l’amico di infanzia o il parente abbia la capacità di fare il consigliere comunale. Né tantomeno si pensa al fatto che su circa mille candidati solo 32 ce la faranno. Domande e pensieri che sembrano sfiorare pochi. E allora, come si può prevedere l’esito finale? Palazzo dei Priori assomiglia sempre di più a una biglia che corre impazzita su una ruota di numeri neri e rossi. Dove si fermerà, nessuno lo sa. Una roulette. I sondaggi che girano sono una fotografia di un mese fa. Un’era glaciale fa, rispetto alla velocità con cui mutano i gusti, a volte i capricci, dell’elettorato. Figuriamoci i sondaggi fatti ancor prima della presentazione delle liste, quando ancora non c’erano nemmeno tutti i candidati sindaco in campo. Insomma, quello che accadrà il 12 giugno, solo Dio lo sa. Ci sono 18 liste civiche e 576 candidati con esse, che andranno a rosicchiare il voto di lista dei partiti nazionali e a strappare consensi ad altri candidati. Forse l’unica cosa che si può fare, in una situazione del genere, è analizzare i punti di forza e di debolezza dei candidati sindaco. Per Laura Allegrini e Fratelli d’Italia l’asso nella manica è certamente il consenso nazionale di Giorgia Meloni oltre il 20% e un partito strutturato sul territorio che, peró, registra alcuni addii importanti: Paolo Bianchini, Claudio Ubertini, Andrea Micci, Elisa Cepparotti, Vittorio Galati, Luigi Buzzi. Circa duemila voti in uscita, a parte quelli di Buzzi che è restato a fare da coordinatore alla lista, che potrebbero essere stati recuperati, peró con gli arrivi di Claudio Tsglia, Antonella Sberna, Matteo Achilli, Antonio Scardozzi e Marco Torromacco. C’è poi Laura Allegrini con un curriculum politico di un certo spessore e un ambiente di destra a lei vicino costruito negli anni. C’è, peró, anche la corsa in solitaria che “potrebbe” ma non è detto, mettere la strada verso il ballottaggio in salita. Restando nel panorama di centrodestra, separati da Fratelli d’Italia, c’è Lega, Forza Italia, UDC e Fondazione, insieme per Claudio Ubertini sindaco. Noto commercialista viterbese da tantissimi anni, anche lui al centro di una fitta rete di relazioni sociali e professionali da far invidia a quei politici che possono vantare sul proprio curriculum un passaggio in Parlamento o alla Regione. Difficile trovare qualcuno in città che non conosca “Lallo”. L’arrivo di Ubertini qualche anno fa alla Lega è coinciso con un rafforzamento del voto di preferenza del partito di Salvini a Viterbo. Rispetto al 2018 la lista della Lega ha acquisito Ubertini, appunto, Andrea Micci, Elisa Cepparotti, Vittorio Galati che si vanno ad aggiungere ad altri “pacchetti” di preferenze significativi come quelli di Stefano Evangelista, Ludovica Salcini e Carlo Marcoaldi. Quello che potrebbe temere la Lega è, peró, la tenuta del voto di lista, conseguente alla perdita di consensi avvenuta nell’ultimo anno sul piano nazionale. Per Ubertini c’è poi l’incognita Forza Italia che ha perso i suoi mister e miss preferenza con la partenza di Antonella Sberna, Matteo Achilli, Elpidio Micci, Isabella Lotti, Giovanni Arena, Paola Bugiotti, tutti transitati in altre liste, e Paolo Muroni che non si è ricandidato. Resta solo Giulio Marini e una squadra totalmente rinnovata. Ma attenzione a dare Forza Italia per spacciata. La storia del suo leader, Silvio Berlusconi, insegna che la scommessa sulla morte di Forza Italia è sempre molto rischiosa. Di certo il simbolo nazionale, nella Tuscia, ha ancora i suoi affezionati. Pure per Ubertini, dunque, la strada verso il ballottaggio è aperta. Arriviamo a Chiara Frontini. Tra le favorite secondo gli addetti ai lavori. Da quel fatidico 2018 in cui perse al ballottaggio contro Giovanni Arena per soli circa 400 voti, è entrata in campagna elettorale perenne, con la speranza, realizzata, che l’appuntamento col destino fosse stato solo rinviato di qualche anno. Previsione azzeccatissima. L’Amministrazione Arena è durata tre anni e mezzo. E rieccoci. Il 2018 sembra ieri. Di nuovo alle urne. Frontini riparte da “dove eravamo rimasti”, raccoglie la notorietà creata in questi anni che potrebbe compensare la mancanza del voto di lista di un partito nazionale. Difficile trovare qualcuno che non conosca “La Frontini” neanche nell’angolo più remoto della Città dei Papi, battuta in lungo e in largo dal suo Viterbo2020. Il suo oramai è un movimento civico senza precedenti in città, in grado di replicare i risultati di chi ha il logo di un partito nazionale. Per lei, con sei liste, la strada verso il ballottaggio è apertissima. Così come per Alessandra Troncarelli con otto liste. Quella del Pd non fa paura, ma si affianca ad altre sei civiche più il Movimento Cinque Stelle. Intendendo per civiche chi non ha un logo nazionale, poiché la lista di Viterbo Cresce ha certamente un elevato contenuto politico con la presenza di Giovanni Arena, Elpidio Micci, Isabella Lotti e Paola Bugiotti provenienti da Forza Italia. E questo è proprio il punto di forza, per quel che riguarda i numeri ma, allo stesso tempo, di probabile debolezza per la compagine di centrosinistra che dovrà “metabolizzare” l’ arrivo di personaggi con una storia politica diversa. Operazione che portó i suoi frutti a Leonardo Michelini che grazie a pezzi del centrodestra conquistó Palazzo dei Priori. Dal palco di piazza San Lorenzo, qualche giorno fa, l’ex sindaco di Viterbo di centrodestra, Giovanni Arena, ha arringato la platea, dimostrando che oramai si sente a proprio agio nella sua nuova casa. Tra i punti di forza di Alessandra Troncarelli c’è sicuramente il lavoro svolto in questi anni dalla Regione, dove la candidata viterbese riveste il ruolo di assessore. A parlare è proprio quella piazza che ha accolto la presentazione delle sue liste. Alle spalle la loggia papale restaurata grazie all’intervento del consigliere regionale Enrico Panunzi, e l’ex Ospedale degli Infermi che, sempre grazie all’intervento regionale, diventerà presto un borgo della cultura. Un modo di lavorare che di certo non lascerà indifferente il tessuto economico – produttivo locale. Pure per Troncarelli la strada verso il ballottaggio è apertissima. C’è poi Luisa Ciambella con “sole” due liste civiche ma ben costruite, rappresentative della realtà civile, che non mancheranno di far sentire il loro peso sull’esito finale delle elezioni, considerando anche la potenziale attrazione che potrebbero esercitare sull’area dem, andando a pescare nel parco consensi proprio di Troncarelli. Infine Marco Cardona con Italexit, difficile immaginare per lui il ballottaggio, in base al consenso nazionale del partito di Gianluigi Paragone, ciò non toglie, peró, che la lista non possa sorprendere favorevolmente qui nella Tuscia. Chiude la carrellata Giovanni Scuderi con una lista civica e Carlo d’Ubaldo con Sinistra per Viterbo, tutte da scoprire.