Piste ciclabili completate, in attesa di collaudo. Floris: “Siamo andati incontro ai cittadini”
Viterbo, 11 luglio 2026 – Terminate le tre ciclovie di Viterbo. Si aspetta, ora, il collaudo. Una sorta di “momento della verità”, che i cittadini più contrariati attendono con trepidazione.

Il reticolo rosso della “mobilità dolce”, però, al momento è completo e non riserverà ulteriori soprese, ossia nuove piste rosse che spuntano “improvvisamente” sotto casa dei viterbesi. Per molti di loro la “mobilità dolce” è stata un “boccone amaro”. Proprio in questi giorni sull’Albo Pretorio è apparsa la rendicontazione dell’anello urbano che riguarda il Riello, l’università e il Bullicame. Spesi 1.109.900 euro, di cui un milione e nove mila euro finanziati dal Pnrr, il resto, 100.900 euro, con il “Fondo Opere Indifferibili – FOI”.
Conclusa anche la tanto discussa “ciclovia urbana”, forse quella più estesa e, in un certo senso “invasiva”, che ha preso forma a via della Pila, via Tedeschi, via Sabotino, all’incrocio di fronte Porta Romana, Carmine, via San Paolo, via Vico Squarano, via Feling, via Rossini, piazzale Romiti ecc. Su questo tracciato si attende il collaudo.
Operazione già espletata un anno fa per le piste ciclabili del Pinqua, realizzate al Pilastro.

Nonostante la rete infrastrutturale della mobilità dolce sia completa, si tratterebbe ancora di uno stato primordiale, che dovrà essere sviluppato nel futuro in termini di attività e servizi. Dovrà, ad esempio, integrarsi con il Pums. Per questo, però, saranno necessari nuovi fondi. Per ora, Viterbo, ha le sue ciclabili. La vera questione, adesso, è: le piste ci sono, ma la risposta dei viterbesi ci sarà? In altre parole se ora i cittadini non inizieranno, anche nei prossimi anni, a usare la bicicletta, le piste realizzate saranno un’opera morta, uno spreco di tempo, spazio e soldi. In reltà sembrano veramente pochi quelli pronti a scommettere sul successo delle ciclabili, vista la configurazione collinare della città.

Quelle realizzate al Pilastro già da qualche anno non fanno ben sperare: a usarle, per ora, sono solo le auto con la sosta selvaggia, non essendoci alcuna barriera fisica all’occupazione della pista. Cosa che, invece, è stata fatta a via della Pila, dove la ciclabile è talmente grande che è stato necessario ridurre la strada a una sola corsia di marcia con l’istituzione del senso unico. L’inserimento dei grossi cordoli ha in un certo senso “sigillato” il nuovo “ordine” voluto da Palazzo dei Priori, scatenando la protesta dei residenti, e non solo, organizzati in un comitato spontaneo che ha promesso battaglia finché la pista non sarà rimossa. Intanto Stefano Floris, assessore ai Lavori Pubblici, rivendica quanto fatto dall’amministrazione Frontini, evidenziando di avere addirittura “ridotto le piste ciclabili dai 9 chilometri previsti nello studio di fattibilità a 3,6”. Nel progetto della ciclovie urbane era previsto anche un ponte ciclopedonale di 26 metri, largo 3,5 metri vicino al ponte ferroviario Atac (ex Roma Nord) per collegare Santa Barbara con Santa Lucia/Ellera. Il progetto complessivo, compresa la ciclovia, ammontava a poco più di due milioni di euro. Il ponte, poi, “è stato stralciato”, dice Floris, perché “Questa amministrazione è voluta andare incontro alle richieste dei cittadini, così ha modificato il percorso iniziale che sarebbe entrato all’interno del quartiere Ellera, cancellando decine e decine di parcheggi”. “Non sono previsti, invece, nuovi cordoli,in nessun altro punto della città rispetto a quelli già messi. Parola di Stefano Floris.