Frontini: «Viterbo, siamo qui per governarti degnamente». «Tessiamo ponti e tendiamo mani» alle opposizioni.
Viterbo, 12 luglio 20221 – Primo consiglio comunale targato Chiara Frontini. La sindaca giura e si prende uno spazio per dire due parole. «Probabilmente non è stato mai fatto», dice, ma, anche come lei stessa sottolinea, con l’arrivo della prima donna a Palazzo dei Priori si è aperto un varco nel copione della politica viterbese e nelle prassi consolidate, in cui si è infilata una parentesi di “prime volte” senza limiti di tempo.

È anche la prima volta che una maggioranza “civica” prende possesso della stanza dei bottoni di Palazzo dei Priori, portando la città su un terreno finora sconosciuto e inesplorato, i cui risultati andranno valutati con il senno del poi. Quello di oggi può registrare solo le emozioni che hanno invaso la sala d’Ercole e messo in risalto il lato umano della politica, più volte richiamato esplicitamente dalla stessa sindaca. L'”umanità” : si dice pronta a dimostrarla all’opposizione, con l’augurio di riceverla anche. Le emozioni dei tanti che per la prima volta sono entrati nei panni del consigliere comunale, aggirandosi nelle sale affrescate, esplorando curiosi e stupiti il palazzo, per poi prendere posto sugli scranni, più osservatori che parte attiva, come si conviene a chi si accinge a una nuova avventura, mai vissuta prima.

C’è l’emozione del consigliere comunale anziano, cioè il più votato, Antonella Sberna, che gestisce temporaneamente i lavori dell’aula e alla quale, a un certo punto, nonostante i tanti anni nella sala d’Ercole, si rompe la voce commossa. Poi ci sono quelle della sindaca che rivolge soli due “grazie”, alla “famiglia” e ai dipendenti del Comune. Il primo proietta nella sala la dimensione umana di una carica istituzionale di rilievo, che si rivela proprio nell’arazzo genuino delle relazioni affettive con i propri cari: “Grazie a mio padre che stamattina mi ha portato la cartellina – dice – a mia madre che mi ha stirato il vestito all’ultimo momento, perché non abbiamo avuto tempo, a mia sorella che è venuta da lontano due volte in quindici giorni per starmi vicino in questa avventura, a mio marito colonna della mia vita e di questo progetto, non è facile stare dietro le quinte in un momento come questo. A tutti loro un grazie per il supporto costante in questi anni», dice Frontini in una descrizione della giornata, forse la più importante della sua vita, a cui dà i toni di quella di una cittadina comune, e che forse rappresenta proprio quel “jolly” che rispetto a una politica arroccata sulle vette del successo, le ha fatto raccogliere tanti consensi in città.

C’è anche il grazie ai dipendenti comunali: «Noi siamo qui pro tempore – dice – loro vivono il palazzo tutti i giorni. Ci dicevano che ci saremmo scontrati contro gli uffici, che erano dei lavativi, senza voglia di fare, ma solo di occupare un posto per avere uno stipendio. Vedrete, non vi faranno fare niente, ci dicevano. E, invece, non abbiamo trovato nulla di tutto questo. In questi uffici abbiamo trovato uomini e donne che con dignità portano avanti il loro lavoro e che hanno dovuto affrontare delle difficoltà dovute a una politica che si era impantanata. Non siamo qui a cercare responsabilità – corregge subito il tiro Frontini -, ma a costruire il futuro di una città. Negli uffici abbiamo trovato tanto entusiasmo, quasi quanto quello nostro per arrivare fin qui».

Le prime parole della sindaca sono state proprio per l’opposizione, seduta in quei banchi «dove io sono stata per quasi dieci anni, so bene cosa significhi stare lì, provare rabbia, trovare muri di gomma, materassi contro cui sbattere anche quando si portano avanti proposte che si ritengono valide perché vengono dalla parte sbagliata dell’aula», dice, scegliendo subito un approccio empatico con le forze di opposizione, verso le quali, la sindaca, ha dimostrato al suo insediamento un atteggiamento di apertura che sembra andare al di là delle semplici frasi di circostanza, ma effettivamente proiettato ad aprire un canale di dialogo e magari a ricercare delle convergenze. Chissà. Intanto rimarca: «Non esiste una parte sbagliata. Ci tengo a dirlo. Non saremo la maggioranza dei muri di gomma, ma quella che tesse ponti e tende mani. Siamo una lista civica. Io conosco la sensazione di non essere ascoltati. Ci difenderemo dagli attacchi strumentali e dalle provocazioni, che spero non arriveranno mai, ma saremo pronti ad ascoltare ogni proposta nell’interesse supremo della città».

Torna, poi, il richiamo alle relazioni umane: «Credo che i rapporti umani vadano avanti, con molti di voi – dice sempre rivolta all’opposizione – ho rapporti da molti anni. La prima volta che ho messo piede qui, c’era Alvaro (Ricci ndr), Lallo (Claudio Ubertini ndr), Antonella (Sberna ndr)». E alla fine lo dice lei stessa: «Troverete tanta umanità da questa parte, e tutta la mia disponibilità, spero sarà reciproco e che possiate farne tesoro».

Ci sono poi le parole per la sua squadra: «Voi siete il mio orgoglio, oggi avete il più grande onore che un cittadino possa avere. Venti su 67 mila, hanno avuto l’onore di essere eletti e ora hanno la responsabilità del governo della città. Non so se avete compreso quanto grande sia l’incarico che andate a ricoprire. Molti di voi hanno varcato per la prima volta questa porta e ora hanno sulle spalle la responsabilità del governo della città. Dobbiamo dimostrare ogni giorno di essere all’altezza», dice Frontini. Donna che ha visto le vicende politiche dei suoi avversari e, dunque, oggi, dice: «Sbaglieremo. È certo che sbaglieremo, ma sono sicura che sarà solo per ingenuità, per eccesso di entusiasmo, perché per molti è la prima volta. Quando accadrà – rassicura – sono certa che sarà in buona fede, mai per dolo o colpa, o cattiveria. Non ci sarà mai pressappochismo. Abbiamo un gruppo su cui contare e appoggiarsi in ogni singolo momento di difficoltà che si andrà a prefigurare nei prossimi anni. Ogni caduta, ogni sbucciatura, farà sempre meno male. Siamo amministratori pro tempore e abbiamo un senso di esistere qua dentro, se e solo se saremo all’altezza di rispettare le aspettative della città. Non siamo qui per riempire spazi politici, queste sedie non ci servono, non sono un trampolino. Siamo qui per dare risposte alla città con spirito di servizio, abnegazione e umiltà. Noi siamo al servizio di Viterbo, se un giorno questa missione, per qualsiasi motivo, dovesse essere snaturata e non dovessero più esserci le condizioni, poiché non siamo qui per occupare spazi politici, ma a servire la città, sarò la prima a dire ‘pensavamo di essere migliori, e, invece, non lo eravamo‘».

Ci sono poi le parole per la giunta: «Rispetto per il consiglio comunale in tutti i suoi componenti maggioranza e minoranza – dice – la giunta rende esecutivo ciò che dice il consiglio, ma esso rappresenta la città, e chi ama la città, ama anche il consiglio comunale, risponde ai consiglieri, siano essi di maggioranza o di minoranza. Ogni istanza è degna, merita attenzione e risposta. Con buon senso. Da parte di tutti. La giunta risponde al sindaco, ma prima di tutti alla città, quindi al consiglio comunale e ad ogni suo componente», ribadisce. A chi si è candidato con lei e non ce l’ha fatta: «Cercheremo di fare del nostro meglio e di rendervi partecipi di ogni passo che si muove qua dentro. Avete fatto la campagna elettorale, ma non sedete qui. Nulla nella vita, a maggior ragione queste avventure, arrivano senza sacrificio. Il lato più perverso della politica degli ultimi anni è stato quello di far ricoprire ruoli di responsabilità, facendo pensare che sia una passeggiata, che siano dovuti. I danni più grandi, lo svilimento della politica, nasce proprio dal fatto che si danno ruoli a chi non ha dedicato abbastanza tempo a quella missione, chi non ha mangiato polvere, non si è scontrato con muri, non ha pulito pavimenti, non si è sporcato mani di colla. Chi non ha fatto anni di formazione, non solo tecnica, ma anche umana, di testa, di struttura, che ognuno di noi deve possedere per avere spalle sufficientemente larghe per sopportare il peso di certi incarichi. Solo allora si può capire e rispettare la sacralità di questi ruoli. Chi oggi non ha questo onere e questo onore di sedere in consiglio comunale, lo attende questo percorso di passione, dedizione, sacrificio di senso di comunità. Chi vorrà continuare a farlo, deve sapere che non esiste dentro e fuori il palazzo, ma esiste solo una città, quella città è Viterbo».

E proprio a Viterbo, personificandola, Frontini dedica la parte finale del suo discorso: «Viterbo, noi siamo qui con il solo e unico scopo di governarti degnamente. Ce la metteremo tutta fino all’ultima goccia di energia vitale che abbiamo in corpo per rispettare il mandato che ci è stato dato. Ogni risorsa di conoscenza, emotiva, di tempo che abbiamo la metteremo a disposizione di questo scopo. Per governarti. Ma quel che serve più di tutti per farlo è l’amore. L’amore per questa città non si può imparare, o si ha o non si ha. Se avessi potuto modificare per legge questo giuramento – dice riguardo alla formula che il sindaco deve avere leggere al suo insediamento – avrei giurato io stessa e chiesto a ognuno di voi di giurare quell’amore e quella fedeltà che si giurano al momento del matrimonio. L’amore che si prova per città è pari a quello per un figlio. Deve essere questo che ci deve orientare ogni volta che ci saranno dubbi o momenti bui, ostacoli, che ci faranno pensare ma chi ce l’ha fatto fare. Allora ricordatevi questo momento. Ricordatevi che siamo qui per amore di Viterbo. Il nostro unico compito è darle un governo degno».