Home Nazionale Giorgia Meloni a Viterbo: “Quando l’Italia è sotto attacco noi la difendiamo”.
Giorgia Meloni a Viterbo: “Quando l’Italia è sotto attacco noi la difendiamo”.

Giorgia Meloni a Viterbo: “Quando l’Italia è sotto attacco noi la difendiamo”.

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VITERBOIronica, pungente, efficace al punto giusto per fare breccia sulla gente accorsa ad ascoltarla ieri sera a piazza delle Erbe. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha fatto ieri sera il suo ingresso nel cuore del centro storico di Viterbo, mentre un lungo e largo tricolore ricopriva il tratto finale del Corso fino a piazza delle Erbe, tenuto sollevato qualche metro da terra dalle mani dei 32 candidati che il 10 giugno si presenteranno per la corsa a Palazzo dei Priori con Giovanni Arena sindaco, anche lui sul palco. E proprio per loro, Giorgia Meloni, è arrivata a Viterbo, per sostenerli in questa sfida. “Per questa città non parliamo di quello che faremo, ma di quello che i sindaci di Fratelli d’Italia già stanno facendo in altre città”, dice il deputato Mauro Rotelli. “Per questo il nostro consenso cresce di giorno in giorno – prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia – Giorgia qui si sente a casa, il cuore di Viterbo batte per lei”. Parole di stima e affetto subito ricambiate dalla stessa Meloni: “Sono fiera che tra i 50 parlamentari che Fratelli d’Italia ha in questa legislatura sia rappresentata anche una città, Viterbo, a cui sono estremamente legata – dice la leader di Fratelli d’Italia -. Con Mauro ci conosciamo ormai da 20 anni – prosegue – quella di Viterbo è una delle nostre migliori classi dirigenti. Questa città, come laboratorio della produzione politica, ha sempre dato molto. Alle amministrative si confrontano visioni del mondo diverse”. E in proposito Meloni ricorre a un esempio per spiegarsi meglio: “Il nostro sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, la prima cosa che ha fatto, quando è arrivato, è stata quella di far annullare il bando per l’assegnazione di case in housing sociale, cioè quelle a prezzi calmierati. In base ai criteri disegnati dalla precedente giunta di sinistra, infatti, su 50 case a prezzi scontati, 40 venivano assegnate a extracomunitari. Il nostro sindaco, così, ha annullato quel bando, riscrivendo i criteri e le case sono andate ai cittadini italiani in difficoltà. È un modello. A pochi chilometri, a Roma, ne abbiamo un altro, quello della sindaca Virginia Raggi che ha detto di voler pagare i romani che prenderanno in casa loro un rom. Se, invece, sei un cittadino romano, e non sei un rom, allora puoi anche crepare sotto un ponte”. Passando a questioni più “viterbesi”: “Sapete qual è la seconda città del Lazio, dopo Roma, per numero di turisti? – incalza Meloni -: Terracina. È governata dal sindaco di Fratelli d’Italia, Procaccini, che ha investito su bellezza, identità, storia, cultura, mare, riuscendo a invertire la tendenza sul turismo. Viterbo non ha nulla da invidiare a Terracina. Ma ha bisogno di amministratori capaci, che riescano a tirare fuori il suo valore. Viterbo potrebbe fare numeri completamente diversi, se avesse anche migliori infrastrutture di collegamento con la Capitale. Dobbiamo investire sulla nostra identità, su ciò che i cinesi non potranno mai copiarci: storia, scorci, prodotti di qualità, artigiani, tutto ciò che è il marchio di Viterbo. Vorremmo lavorare sull’orgoglio dell’appartenenza, sui campanili”. Dal palco allestito a piazza delle Erbe, non poteva mancare un passaggio sul nuovo governo: “Abbiamo scelto di non far parte del nuovo governo. Speravamo in un altro epilogo: che il 4 marzo il Presidente della Repubblica decidesse una volta tanto di rispettare la volontà popolare, affidando l’incarico di governo al centrodestra. C’era un vincitore che doveva avere la possibilità di verificare se aveva i numeri in parlamento, oppure no. Io non ho molto da spartire con il Movimento Cinque Stelle. Sono abituata a frequentare Virginia Raggi – prosegue Meloni facendo riferimento al fatto di vivere a Roma, dove “la sindaca è riuscita a proporre le mucche tosaerba per il taglio del verde, l’abbattimento degli alberi per la prevenzione degli incendi e l’asfalto magico, quello che scompare dopo 24 ore. Trovo i Cinque Stelle più vicino alle posizioni del Pd che a quelle del centrodestra, e quindi sono guardinga. È successo, però, un fatto, che l’Italia si è trovata sotto attacco, stretta nella morsa di un conflitto istituzionale per cui il Presidente della Repubblica si rifiutava di nominare un ministro di cui non condivideva le idee a dicastero dell’economia. Una cosa che avrebbe potuto fare se si fosse trovato in una repubblica presidenziale dove il Capo dello Stato è eletto dai cittadini. Ma la nostra è una repubblica parlamentare”. Con il no a Savona di Mattarella: “È saltato ogni possibilità di accordo – dice Meloni – e l’Italia si è trovata al bivio tra due possibilità: andare a votare il 29 luglio, costringendo milioni di italiani o a rinunciare alle ferie o a rinunciare al diritto di voto. I falchi della speculazione internazionale già iniziavano a volteggiare sulle nostre teste, a bruciare i nostri soldi. Dall’Europa e dalla Germania minacce mafiose con un simpatico commissario europeo che ha detto ‘i mercati insegneranno agli italiani come devono votare’. Questa a casa mia è una minaccia mafiosa – incalza durissima Giorgia Meloni – vuol dire ‘o votate come diciamo noi o lo spread ve lo facciamo alzare all’infinito’. Dovevamo decidere se votare a luglio o mandare il governo Cottarelli, scelto da Mattarella, a prendere zero voti in parlamento, facendo una figura ignobile e ridando vigore, così, alla speculazione internazionale che ci avrebbe fatto a pezzi. Pur non essendo d’accordo con il governo Lega Cinque Stelle, abbiamo, così, fatto un passo avanti per riaprire il dialogo per la formazione di questo governo, perché quando c’è un’aggressione sterna, un attacco, noi l’Italia la difendiamo. Un governo politico, in quel momento, era lo scenario migliore tra quelli che si proponevano. Non volevano regalare l’Italia alla speculazione internazionale e ai falchi dell’Unione europea e, allora, abbiamo proposto noi di riaprire il dialogo e ora c’è un governo. Se farà bene lo sosterremo, se farà male lo combatteremo. Auspichiamo che esso difenda gli interessi e la sovranità nazionale, i nostri prodotti le nostre aziende. Vogliamo il blocco navale al largo delle coste della Libia per impedire la partenza dei barconi. Anche qui – continua Meloni – un altro simpatico presidente di commissione europea, Jean Claude Juncker, tra un bicchiere di vino e l’altro, ha detto che il governo italiano deve rispettare i diritti degli africani. L’Italia – è l’affondo della Meloni – ha il dovere di far rispettare le sue regole. Se entri a casa mia e non rispetti le mie regole, il mio dovere è quello di rimpatriarti – dice scandendo in chiare sillabe quest’ultimo verbo -. Juncker non si sarebbe mai permesso di dire una cosa simile ai francesi, perché la Francia è considerata un  paese libero, noi una colonia. Noi siamo il campo profughi di Europa, e dobbiamo stare zitti. Ma no: noi non staremo zitti. L’Italia non è una colonia”. A dipingere questo quadro “sconfortante” “la sinistra ci ha messo del suo – spiega Meloni -. Sono così solidali con gli immigrati che le coop dei loro amici ci hanno fatto i milioni. Ma questa è solidarietà: loro sono buoni, basta che il centro di accoglienza non glielo apri a Capalbio, dove la sinistra fa le vacanze. Quando ci hanno provato, il sindaco del Pd ha detto: ‘che siete matti? Qui mi si svalutano le case’. Invece a Tor Sapienza le case sono già messe male – continua Meloni – ci possiamo fare 12 centri di accoglienza. La sinistra vuole gli immigrati, ma li devi mettere a casa tua. Pensa se arriva il vu cumprà mentre la Boldrini prende il sole. La solidarietà per noi è un’altra cosa: far entrare in Italia quelli a cui possiamo dare una vita dignitosa. I primi che vengono a firmare quando facciamo le nostre campagne sono gli immigrati regolari, quelli che lavorano, che pagano le tasse, che hanno fatto la trafila, che hanno contribuito alla crescita dell’Italia. Le nostre battaglie sono anche per loro, perché per noi anche loro sono figli di Italia, nostri fratelli. Pensate alla cultura folle di quelli che ci hanno rappresentato fino ad ora: Boldrini quando andava a incontrare un capo islamico si copriva la testa e dal papa ci andava in ciabatte. Quando andiamo da loro ci copriamo, quando loro vengono da noi, copriamo le nostre statue classiche. Ci dobbiamo sempre coprire noi. Io voglio un’Italia che non si debba coprire. Siamo una civiltà fantastica che va difesa. La prima cosa che le altre culture non rispettano di noi è proprio la nostra remissività, l’incapacità di essere fieri della nostra civiltà straordinaria. Gli altri, la loro, la difendono”. Meloni torna poi sull’Europa: “Con noi è come quei santoni che promettono di guarirti e ti prendono tutti i soldi. Sono state fatte norme di ogni genere e ogni giorno contro i nostri interessi e i nostri prodotti. Gli accordi di libero scambio hanno massacrato le nostre produzioni agricole. L’Unione Europa ci ha detto, persino, di fare il formaggio con il latte in polvere come fa il resto del mondo. Noi lo facciamo con il latte vaccino per questo la nostra qualità è più alta. L’unico modo per competere con il nostro prodotto era quello di abbassare la qualità. Sapete chi è il più grande produttore di latte in polvere in Europa? La Germania”, dice Meloni guadagnandosi un altro appassionato applauso dalla piazza. “Ma il problema siamo anche noi che siamo convinti si debba chiedere alla Merkel se possiamo fare o no leggi a casa nostra. La colpa di ciò sono i governi fantocci che abbiamo avuto finora”. Un ultimo pensiero della Meloni, prima di chiudere il comizio nella piazza viterbese va anche al presidente francese Macron: “L’enfant prodige dell’europeismo che appena è arrivato ha tolto una commessa fatta da Finmeccanica, da un’azienda italiana che, evidentemente dava fastidio, nella costruzione dei cantieri navali Stx per adottare una strategia di nazionalizzazione. Certo lo capisco. Quello, però, che non comprendo, è perché quando Telecom è diventata francese, non abbiamo nazionalizzato la rete di telecomunicazioni che oggi è in mano alla Francia”. Con quest’ultima arringa Meloni si congeda dalla piazza viterbese, senza scendere dal palco, però, prima di aver esaurito la fila di simpatizzanti con il cellulare in mano pronti per un selfie insieme a lei e incuranti delle prime gocce di pioggia che sono iniziate a scendere.

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.