Il Comune perde gli affreschi di Palazzo Spreca: ma quante altre cose rischiano di scomparire?
Viterbo – La questione degli affreschi di Palazzo Spreca approda in quarta commissione consiliare. Stamattina consiglieri comunali e rappresentanti della Soprintendenza si sono trovati di fronte per fare, infine, una ricostruzione dell’annosa vicenda che si conclude con una sentenza del Tribunale che stabilisce la legittima proprietà degli affreschi di Palazzo Spreca all’antiquario spoletino Emo Antinori Petrini. Un evento che lascia l’amaro in bocca al Comune, vista l’importanza delle opere per la storia cittadina. Ma che porta a riflettere. «Quanti stemmi, affreschi, e altre testimonianze storiche stiamo perdendo in questo momento?». È questa in fin dei conti la domanda che vale porsi, mentre in commissione si cerca, invano, di capire come una città possa perdere un patrimonio di questo valore, nonostante “la corretta procedura e il rispetto della normativa avvenuta sia sotto l’amministrazione Marini, sia sotto quella di Michelini durante tutta la vicenda”. Questo è quello che sottolinea lo stesso consigliere comunale, ora di opposizione, ma nella precedente consiliatura in maggioranza, Giacomo Barelli (Viva Vitebo). Oggi, però, gli affreschi non appartengono più alla città di Viterbo. In commissione c’è voglia di non arrendersi. E ne esce l’indirizzo al consiglio comunale e all’assessore alla Cultura Marco de Carolis (FdI) di tentare due strade: quella legale e quella negoziale. Entrambe, però, tutte in salita, considerata la sentenza del Tribunale nel primo caso, e il valore comunque elevato delle opere nel secondo. Piangere sul latte versato, del resto, non ha mai fatto girare all’indietro le lancette del tempo. Nel caso degli affreschi di Palazzo Spreca, ne è passato parecchio, e gli eventi hanno fatto il loro corso da quei lontani anni Novanta in cui l’edificio è passato da proprietà pubblica a privata. L’esperienza, però, spesso insegna. Ed ecco che Alfonso Antoniozzi (Vitebo 2020) ricorda: «Quanti affreschi stiamo perdendo in via Saffi? E Le Fortezze? la stessa Cappella Mazzatosta non è proprio in ottime condizioni». E, allora, bene cercare di salvare il salvabile, se ancora c’è, nelle opere di Palazzo Spreca, ma soprattutto sarà importante, e più realistico, iniziare a dedicare più attenzione a quanto, molto, ancora resta a questa Città, a riscoprire il valore finora sottostimato del suo passato, a tratti glorioso, e di ciò che ancora sopravvive, nascosto, dimenticato, in qualche angolo di Viterbo, o, peggio, in quello più buio della memoria collettiva, dove un’opera, o un pezzo di storia, rischia veramente di sparire per sempre. E allora se non si può più tornare indietro, non si può più riavvolgere il nastro di una trama che oramai si è consumata, cerchiamo, almeno, da oggi in poi, di scrivere una storia diversa. Una storia di maggiore attenzione verso i beni pubblici del territorio, ma, soprattutto, che punti ad approfondire la sua conoscenza, unico modo per impedire che tutto ciò che di prezioso abbiamo, fosse anche solo ciò che ci contraddistingue come popolo, non affondi per sempre nell’abisso dell’oblio, circostanza in cui lo strappo di un affresco, di uno stemma da un vecchio muro in una qualunque delle vie cittadine, è solo l’ultimo, palese, tragico atto, di una vicenda molto più drammatica e complessa.