Home Cultura Il cuore e la voce di Rosa per le vie della città. Il vescovo: “Se saremo tutti uniti, nessuno sarà più nel bisogno”
Il cuore e la voce di Rosa per le vie della città. Il vescovo: “Se saremo tutti uniti, nessuno sarà più nel bisogno”

Il cuore e la voce di Rosa per le vie della città. Il vescovo: “Se saremo tutti uniti, nessuno sarà più nel bisogno”

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Il cuore di Rosa sfila per la città. E Viterbo può ascoltare di nuovo la sua voce. È un sussurro che soffia, piano, nell’anima di ognuno, quando l’urna attraversa le vie del centro, sostenuta dai suo cavalieri, in divisa bianca e fascia azzurra, accompagnati dal mondo di Rosa. Rosa bambina, Rosa “guerriera”, Rosa predicatrice. Una Santa dai volti diversi, mescolati in una figura fragile, ed esile, di fanciulla, poco più che bambina, non ancora adulta, in una dimensione a metà via tra il terreno e lo spirituale, dove infine è approdata per sempre, al termine del suo viaggio sulla terra, per continuare a osservare la sua città, e il suo popolo dall’alto, attraverso i tempi. E proprio dalla cima di una imperiosa macchina, ogni anno i viterbesi le offrono questo tributo: sulle loro spalle, la fatica di creare a “Rosina” come un gradino che scende giù dal cielo, per avvicinarsi di più alla terra, per scrutare un po’ più da vicino, con un rapido inchino alla soglia di questo mondo, in quelle poche ore del trasporto,  i suoi fedeli, che la notte del 3, fissando in alto quella macchina, avvertono di incontrarla in una dimensione reale, prima che sparisca nuovamente, lassù, oltre le nuvole, tra le pieghe del cielo e dello spirito. Intorno alla macchina si vive un’esperienza che porta con sé qualcosa di trascendente, vissuto lungo un corridoio che riannoda i fili di una memoria lontana, che ha conoscenza di ciò che è in fondo all’anima. E allora, il rivivere un secolo andato, il Medioevo, celebrare i simboli di Rosa, è un ulteriore passaggio, per avvicinarsi e sentire più forte la vibrazione di quella dimensione. “Ogni anno la processione del cuore di santa Rosa per le vie della città,  permette a tutti noi di sentire la voce della piccola Santa – dice il vescovo Lino Fumagalli sulla soglia della cattedrale del Duomo, a una platea di viterbesi che si sono calati nei panni del passato, indossando i costumi dell’epoca che vide Rosa in forma umana -.  Percorrendo le vie della città con il crocefisso in mano, esortava i viterbesi, e noi questa sera, a svegliarsi dal sonno e dalla pigrizia, invitava a lasciare il compromesso di una fede professata solo a parole e di una vita lontana da Dio per ritrovare quell’incontro con Signore Gesù, il senso della vita, la gioia e la speranza che Cristo porta nella vita di ciascuno di noi. Santa Rosa ha amato Viterbo – prosegue il vescovo – ha sfidato le convenzioni sociali, culturali e religiose del tempo. Una donna incolta, laica, povera non poteva diventare una predicatrice. E Rosa lo fa. Ha pagato con l’esilio il suo amore a Dio, alla Chiesa e a noi di Viterbo. Per questo amore noi la ricordiamo, la celebriamo in questo giorno, portando in processione il suo cuore. La portiamo in cima a una macchina mirabile, sostenuta da più di 100 facchini, generosi e devoti, a cui va il ringraziamento di tutta la nostra comunità. Santa Rosa ripete questa sera, a noi, come comunità religiosa, ma anche civile, di amare Viterbo. Impegnatevi tutti per il suo bene e per la sua crescita. Nessuno dovrà stare a guardare e solamente a criticare. Ascoltiamo quindi la voce di santa Rosa, amiamo Viterbo, partecipando alla vita ecclesiastica e civile come protagonisti e non gregari, impegnati in un’opera di annuncio del Vangelo che raggiunge tutti nella vicinanza amorevole e discreta a chi  è nel bisogno e nelle difficoltà. Vorrei che questa sera sognassimo tutti. Lo vogliamo fare? Viviamo uniti e concordi nelle nostre parrocchie, con i nostri sacerdoti, i nostri amministratori comunali, tutti coloro che hanno una responsabilità ecclesiastica e civile,  tutti i gruppi e le associazioni, perché se si vive uniti e concordi, e si opera in modo che le capacità positive di ciascuno si uniscano a quelle degli altri, andando avanti su un percorso insieme, sostenendoci gli uni con gli altri per il bene comune, otterremo come conseguenza che a Viterbo nessuno sarà più nel bisogno, non solo materiale, perché chi ha dei beni li mette a disposizione degli altri, ma anche spirituale, grazie al  bene del conforto e della consolazione per evitare solitudine, disagio e depressione.  Tutti uniti e concordi: nessuno nel bisogno. Vi piacerebbe una Viterbo così?” chiede il vescovo Fumagalli alla piazza gremita, invitando a gridare forte un “sì”. Viterbo risponde e il vescovo prosegue: “E allora vinciamo e chiediamolo a santa Rosa. Contro il fatalismo e l’ indifferenza rimbocchiamoci tutti le maniche e impegniamoci a far sì che il sogno diventi realtà. Santa Rosa ci accompagni in questo cammino”. Intanto ieri la città ha potuto di nuovo ritrovarsi in quello del corteo storico. Una sfilata come sempre straordinaria, resa possibile dalla partecipazione delle tante realtà che gravitano intorno alla tradizione di santa Rosa. Acclamati con grande calore i “boccioli di Rosa” e i facchini, con più tenerezza i ragazzi e i bambini, con orgoglio e incitamento quelli adulti che stasera dovranno trasportare Gloria fino al monastero. Tappa finale del percorso del corteo storico è stata anche ieri la chiesa di santa Rosa. Deposto il baldacchino e terminata la cerimonia, moltissime persone hanno potuto prendere una rosa dal piccolo “altare” su cui i facchini hanno trasportato il cuore della Santa per le vie cittadine e conservarlo come ricordo di questo ennesimo capitolo di “bellezza” nelle forme e nello spirito.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.