Home Cultura Il linguaggio segreto del presepio: il simbolismo della grotta.
Il linguaggio segreto del presepio: il simbolismo della grotta.

Il linguaggio segreto del presepio: il simbolismo della grotta.

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Viterbo – Quasi in ogni casa si festeggia il Natale. Addobbare l’albero, fare il presepio, rispettando delle regole e degli schemi che si perdono nella notte dei tempi, è un rituale. Ogni rappresentazione natalizia, pur nella sua differenziazione dettata dal gusto personale, presenta dei tratti ricorrenti. Il presepio, ad esempio, pur nelle sue varianti, rispetta ovunque delle costanti. Esso, ci parla, di una storia esplicita, la nascita di Gesù, e una meno nota e palese. È quella celata nell’imponente carico simbolico che il presepio, da sempre, si porta dietro, in modo silenzioso e discreto. Una forza suggestiva che fa presa su chiunque, trasmettendo una sensazione di bellezza.  La verità è che dietro al presepe c’è un universo di messaggi celato,  trasmesso con antichi retaggi simbolici. Un linguaggio immortale e universale. Come quello espresso dalla rappresentazione stessa della Natività, storicamente raffigurata all’interno dell’immancabile grotta. Quest’ultima è un elemento inamovibile del presepio, e allo stesso tempo un simbolo di grande importanza. Le caverne sono state il primo tempio degli uomini primitivi. La caverna è associata ai riti funerari e iniziatici. Due tipologie strettamente collegate, poiché in ogni iniziazione si parla sempre di una morte simbolica del profano che rinasce alla luce di una nuova conoscenza. Ed ecco, quindi, che la grotta incarna l’idea di un viaggio sotterraneo proprio dei riti funerari, che è anche allo stesso tempo un percorso all’interno dell’oscura ignoranza umana, transitando come elemento simbolico per eccellenza anche nei rituali iniziatici. È qui che la caverna dispiega tutta la sua forza simbolica destinata a ricadere nella sfera spirituale dell’uomo, che è proprio quella che il Natale, al di là del consumismo sfrenato, dovrebbe avere come meta finale. Rinascere nello spirito.  La caverna, in tal senso, rappresenta la morte al mondo profano e la rinascita, quale prima tappa dell’iniziazione, seguita dalla discesa negli inferi, dalla presa di coscienza della limitata dimensione materiale con cui ogni essere si manifesta e convive.

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L’attraversamento della propria corporeità, le emozioni e i condizionamenti della fisicità, è anch’esso un viaggio nel mondo sotterraneo a cui la caverna dà accesso.

L’iniziazione è considerata una seconda rinascita, un passaggio dalle tenebre alla luce.  Dall’ignoranza alla conoscenza. Il luogo ideale, da sempre, di questa nascita è la caverna.  Morte e nascita solo le due facce dello stesso cambiamento di stato. Il passaggio da uno stato all’altro avviene sempre nell’oscurità. La caverna è il luogo simbolo di questo transitare da una condizione all’altra. Ma non esaurisce in questo tutto il suo simbolismo. Anche se la caverna è scavata nel ventre della terra, nei riti iniziatici essa assume l’immagine del mondo, e contiene la terra, nel suo pavimento, e il cielo, nel suo soffitto.  La caverna iniziatica, allora, lungi dall’essere un luogo tenebroso è illuminata internamente. La vera oscurità regna al d fuori di essa, nel mondo profano, assimilato naturalmente alle tenebre. L’illuminazione è una seconda rinascita. E la sua prima scintilla brilla dentro la caverna. La nascita di Gesù Bambino è la luce che splende nel buio, è il segno di una nuova creazione che unisce l’abisso celeste all’abisso terrestre e ricrea il mondo e l’umanità dall’interno e dalla sua radice. Nella notte più buia dell’anno, il solstizio invernale, il Natale celebra la nascita della scintilla di luce. La grotta è anche il simbolo del cuore. Del centro. Di ciò che è nascosto e velato. Un segreto. Che sboccia nel mondo e all’interno di ogni uomo per quel legame che esiste tra macrocosmo e microcosmo. E la caverna è il loro centro. Questo simbolismo lo si ritrova nei misteri di Mithra che molto hanno dato al nascente Cristianesimo. Già in età ellenistica, durante le feste in onore di Dioniso, le grotte ne commemoravano la nascita: venivano addobbate con fiori e con letti per le ninfe, ovvero per le anime che s’incarnavano.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.