Home Cronaca “Il Natale che parla di tenebra”: gremita la chiesa della Quercia per la messa di mezzanotte.
“Il Natale che parla di tenebra”: gremita la chiesa della Quercia per la messa di mezzanotte.

“Il Natale che parla di tenebra”: gremita la chiesa della Quercia per la messa di mezzanotte.

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Viterbo – Natale: un momento di luce e di buio. Giorni di massima oscurità, che proprio quando le tenebre si fanno più profonde e assolute, vedono, come per magia, rinascere la luce. “Natale: una festa che parla di tenebra”, inizia così la predica di Don Massimiliano Balsi alla chiesa della Quercia, durante la messa di mezzanotte della vigilia di ieri, 24 dicembre 2019. La magnifica basilica è piena. Non solo i posti a sedere, ma anche gli spazi dove si può stare in piedi sono colmi di persone. Attente. Assorte. Silenziose. E quella di don Massimiliano è la metafora che non ti aspetti. In molti hanno cenato con parenti e amici, hanno brindato, festeggiato, gioito, scartato panettoni e regali. Con il sorriso. Sono andati, poi, alla messa di mezzanotte, a rispettare quella tradizione che riporta le persone nei templi sacri, pure nei tempi in cui la fede vacilla sempre di più. E lì, don Massimiliano, parla del significato più profondo del Natale: la vittoria della luce sulla notte, quella astronomica del Sol Invictus che racconta il solstizio invernale, e quella dell’anima di chi smarrisce la via, di chi è sprofondato nel dolore e nella sofferenza, suo malgrado. E il parroco della Quercia, nella parentesi di spiritualità che inevitabilmente si apre in un contenitore sempre più festaiolo, che è anche giusto che sia il Natale, invita a pensare proprio a loro: a chi è solo, a chi soffre, che proprio in questi giorni vede crescere ancora di più le tenebre che si porta dentro. Ma ci sono anche quelle di chi ha dimenticato l’amore e la compassione, di chi si arrende all’odio, alla cattiveria, al rancore: alla sua metà oscura. “Non a caso il figlio di Dio si presenta nel buio  – dice don Massimiliano -. È un bambino che nasce nella precarietà di una capanna da genitori poveri. È un bambino che va accolto e difeso. Egli è l’inizio di un futuro che si deve realizzare. È un Dio che entra in noi in un giorno di festa, ma che dobbiamo accogliere in ogni altra giornata, perché sempre siamo esposti a sperimentare il buio e la paura. Gesù nasce in una famiglia che si trova in grande difficoltà, partorito da una  donna che non ha un dottore accanto, ma solo un marito. Immaginate la fatica e la paura. E proprio lì, un Dio si rende presente. Il Natale è la festa in cui riscoprire un Dio che si materializza nel buio. Permettiamogli di entrare nelle nostre tenebre, rendiamoci conto che questo Dio Bambino, che si pone nelle nostre mani, va difeso e salvato. Erode, che lo vuole uccidere, è anche dentro il cuore di ognuno di noi. Erode è  le nostre paure, le nostre angosce, l’odio, la rabbia, che possono uccidere il Dio Bambino che, invece, deve crescere in noi. La nostra spiritualità non dipende dal numero di preghiere e di messe che facciamo. È la scelta che compiamo, su chi vogliamo essere con questo Dio che si dona alle nostre mani. La vicenda di Giuseppe e Maria ci dà la fiducia che Dio è con noi e che con lui vinceremo le nostre tenebre. Solo così saremo il seme della bellezza che salverà il mondo”, conclude don Massimiliano. Poco prima, in piazza del Plebiscito il sindaco Giovanni Arena e l’assessore alla cultura, Marco de Carolis, allo scoccare della mezzanotte hanno deposto con don Ivo il Bambino Gesù nel presepe di piazza del Plebiscito.

Tiziana Mancinelli

mancinellitiziana@gmail.com

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.