Il Sacro Fuoco di Sant’Antonio Abate di Bagnaia si accende e richiama la memoria antica di rituali e tradizioni legate alla natura
Si potrebbe ben dire “le cronache del ghiaccio e del fuoco”, prendendo in prestito il titolo di un popolare fantasy, per descrivere l’accensione del Sacro Fuoco di Sant’Antonio Abate, stasera a Bagnaia.\r\n\r\nUna potente, gigantesca, fiamma prende vita in piazza XX settembre, scontrandosi con la barriera granitica di aria ghiacciata che soffia con tutta la sua forza sul fuoco che lotta per conquistare il suo spazio.\r\n\r\nNell’esaltazione degli elementi, il Focarone di Bagnaia ci ricorda le ragioni della sua nascita, riportandoci al mondo rurale, alla civiltà contadina, che nell’accensione dei fuochi celebrava Sant’Antonio, protettore degli animali, e rinsaldava il legame con la campagna e l’agricoltura.\r\n\r\nTutta la comunità si riuniva intorno alla fiamma accesa che, dopo il solstizio di inverno, rinnovava la promessa della primavera sempre più vicina e il risveglio della natura. Essa scandiva il tempo tra la semina e il raccolto.\r\n\r\nIl fuoco rompeva la tenebra e annunciava il ritorno della luce con l’approssimarsi di giorni più lunghi.\r\n\r\nAntiche leggende raccontano che nella notte di Sant’Antonio agli animali è data la facoltà di parlare. Il Santo viene spesso raffigurato con un maialino. Si racconta che egli scese nel Regno degli Inferi per rubare il fuoco e donarlo agli uomini portando luce e calore sulla terra, all’epoca attraversata da temperature polari.\r\n\r\nNonostante oggi la collettività viva in spazi sempre più urbanizzati, queste tradizioni, così tanto radicate, sopravvivono nei loro costumi, dimostrando di possedere ancora la forza di aggregare la cittadinanza all’interno di un unico spazio di condivisione.\r\n\r\nNon sorprende, quindi, che stasera, nonostante il freddo, molte persone si siano riunite intorno alla pila di legna, più di quattrocento quintali, alta sei metri e larga trenta.\r\n\r\nRaccolti ai suoi piedi i tanti ragazzi del Fuoco di Sant’Antonio che, prima di dare avvio alla rituale accensione, hanno ascoltato, attenti, le parole del vescovo Lino Fumagalli. Accanto a lui anche il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, e la vice Luisa Ciambella.\r\n\r\nRicevuta la benedizione i ragazzi, al grido evviva Sant’Antonio, si sono alzati e hanno incendiato la pila di legna. I\r\n\r\nntorno gazebo allestiti per rifocillare tutti con vin brulè, crèpes al cioccolato e altri cibi tipici.\r\n\r\nPronti sul palco a scaldare la lunga notte i gruppi Tirabusciò, Nitrophoska e Dario Rossi. Il focarone brucierà fino all’alba di domattina.\r\n\r\n(Guarda il video)\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli