JazzUp e ristoratori fanno il pienone a piazza del Gesù: il paradigma che fa “centro”. Piazza San Pellegrino semideserta
Escludendo i grandi nomi che con il proprio seguito raramente mancano di riempire una piazza, lungo l’itinerario di Caffeina festival, ieri sera, ad attirare maggior pubblico è stato, per quello che è saltato all’occhio, il palco del JazzUp, spettacolo musicale gratuito, che non prevedeva un biglietto di ingresso. Piazza del Gesù, più di qualunque altro angolo cittadino interessato dalla kermesse, è sembrata particolarmente gremita e vivace. Un risultato che può essere sicuramente attribuito agli artisti e al programma del JuzzUp, ma anche all’impegno dei ristoratori di offrire sulla suggestiva piazza un’utile cornice di tavolini all’aperto dove gustare, oltre al buon cibo e all’aria fresca della sera, anche dell’ottima musica. Il tutto, probabilmente unito all’ingresso gratuito, si è rivelato una formula ben riuscita. Un connubio che, anche quando Caffeina avrà abbassato il sipario, il comune di Viterbo, in mancanza dell’ente anche gli stessi operatori privati, potrebbe cercare di promuovere, favorendo esibizioni musicali, cabaret, teatro in centro a corredo dell’offerta delle attività di ristorazione che stanno diventando sempre più numerose nella zona, da via San Lorenzo a San Pellegrino, che sembra avviarsi, soprattutto dopo la chiusura al traffico veicolare, verso una connotazione sempre più turistica, e comunque di svago e intrattenimento anche per i viterbesi. Particolarmente seguito è sembrato anche il Teatro Caffeina a piazza San Carluccio, mentre, avviandosi verso piazza San Pellegrino, nonostante gli appuntamenti a piazza della Cappella e Scacciaricci, le persone sono andate progressivamente scemando, lasciando lo spazio antistante a Palazzo degli Alessandri pressoché deserto, forse perché, come annunciato dagli stessi organizzatori, il fulcro della manifestazione è stato individuato nell’edizione di quest’anno a piazza San Lorenzo. Discretamente affollata anche piazza del Comune con gli stand dello Slow Food Village.
Ieri sera il programma del JuzzUp in piazza del Gesù ha offerto dal “folk allo swing, passando per l’acoustic blues. Sul palco del JazzUp festival è arrivato a partire dalle ore 21 un sound davvero originale. Il noto cantautore Claudio Sanfilippo, insieme a Massimo Gatti (mandolino), Max De Bernardi (chitarre) e Icaro Gatti (contrabbasso), hanno presentato “Ilzendelswing“. L’ultimo album di Sanfililppo, un lavoro originale, cantato in milanese, pieno di belle liriche ed atmosfere sempre a cavallo tra ritmo ed allegria, toni soffusi e malinconie.
“In Italiano sarebbe Lo Zen dello Swing, in milanese è Ilzendelswing, con la zeta da pronunciare come la ‘s’ di rosa. – racconta il cantautore – Il mio nuovo album è stato realizzato insieme a Massimo Gatti, che ha arrangiato i dodici brani. Il secondo in milanese, a dodici anni da ‘I paroll che fann volà’. L’ispirazione è la ballata angloamericana, definirla in due parole è difficile: folk, swing, bluegrass, musica celtica, canzone d’autore, qualcosa del genere. Il milanese, come tutte le lingue tradizionali, è duttile: ci sono meno parole (o sono meno quelle che conosciamo) – conclude – ma quasi tutte suonano bene, e sono belle da cantare. Suoni un po’ fuori tempo, ma dei quali siamo parenti”. Una nota da ricordare, Ilzendelswing è il titolo dell’album e anche il nome della band.
Cambio di genere sul palco del JazzUp a partire dalle 22 quando Max&Veronica hanno presentato i loro sound.
Max De Bernardi, grande conoscitore del genere country blues, ha esplortoa un territorio musicale compreso tra il piedmont blues e il ragtime caratterizzati da un fingerpicking cadenzato dai bassi alternati, senza tecnicismi superflui. Oltre alla chitarra acustica e resofonica suona anche il mandolino e l’ukulele. Si è formato musicalmente alla fine degli anni ’70 ascoltando i grandi maestri del Country Blues Blind Blake, Leadbelly, Rev, Gary Davis, Sam Chatmon, Son House, Mississippi John Hurt, forgiando ben presto uno stile personalissimo. Veronica Sbergia è cantante, ukulelista e suonatrice di washboard. La versatilità della sua voce l’ha in passato portata a proporre repertori dei più disparati generi musicali, dal pop al folk passando per il soul il funk e il jazz, ma è nel blues che trova la sua espressione ideale. Nell’arco degli ultimi anni, grazie alla collaborazione con Max De Bernardi, si è concentrata sullo studio e la ricerca del blues delle origini.
Un concerto che non è solo concerto, ma un viaggio attraverso le piantagioni del sud degli Stati Uniti, i bordelli di New Orleans, il proibizionismo con tutti i suoi controsensi, le barrelhouses del Delta del Mississippi e le prigioni della Louisiana. Un percorso che si snoda sul filo delle voci delle grandi cantanti degli anni Venti e delle registrazioni sul campo dei bluesman dimenticati, fino ad arrivare alle atmosfere del blues urbano della Grande depressione del ’29.
On stage: Max De Bernardi – acoustic & resophonic guitars, ukulele and vocals; Veronica Sbergia – vocals, ukuleles, washboard & kazoo.







