Viterbo – C’è un filo invisibile forse attribuibile al caso, o a una strana coincidenza, o forse a qualcos’altro, di cui probabilmente non si ha più memoria, che corre da un luogo a un altro, posti geograficamente lontani, storicamente estranei tra loro, eppure, con un medesimo “segno”. Uno di questi luoghi è la Cappella di Rosslyn, nota al pubblico soprattutto dopo la menzione all’interno del celebre romanzo “Il Codice da Vinci”. L’altro è un luogo poco conosciuto, se non alla popolazione locale, agli appassionati, e agli addetti ai lavori. È la chiesa di San Sisto a Viterbo. Due edifici sacri che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Nemmeno sotto l’aspetto temporale. La chiesa di San Sisto fu costruita tra il 1037 e il 1046, la Cappella di Rosslyn tra il 1446 e il 1450. La prima è uno dei monumenti di maggior rilievo del Romanico laziale. Si pone come un “unicum” nella Tuscia e nella regione Lazio. La seconda è nota alle cronache di tutto il mondo anche per il romanzo di Dan Brown che ha acceso un grande faro sulla sua impareggiabile bellezza. Fu fatta costruire in Scozia dal Conte William di St. Clair, tutt’oggi sepolto nella cripta. Anche ai profani della materia la cappella riesce a parlare nel profondo del loro universo di emozioni, con tutta la suggestione e l’incanto della sua architettura disseminata di simboli e raffigurazioni che nascondono, in realtà, un significato intrinseco, esplorabile a diversi piani di conoscenza, a seconda della preparazione, ma soprattutto della sensibilità e della curiosità dell’osservatore. Innumerevoli richiami ad antichi culti, ma anche simboli templari, pagani, massonici, biblici ricostruiscono nella Cappella di Rosslyn un piccolo universo di misteri, leggende e conoscenze tuttora per certi versi ancora inesplorato e inspiegabile. Tra tutti anche il mito secondo cui i Templari nascosero proprio qui il loro tesoro. O il loro segreto. Certo è che all’interno della cappella esistono molti enigmi. Destinati a restare tali. E una delle storie che maggiormente si raccontano su questo luogo è proprio quella che ci porta da Rosslyn a Viterbo. Una storia che ha come protagonista l’elemento forse più famoso della cappella: la colonna dell’apprendista. Un pilastro che si eleva verso l’alto con una forma tortile, da molti interpretato come l’Albero della vita. O anche l’Albero cosmico che sostiene l’universo. Alla sua base sono raffigurati dei draghi nell’atto di rosicchiarne le radici. Si racconta che la realizzazione della colonna era talmente complessa e difficile che il maestro scalpellino decise di recarsi a Roma per studiare meglio le tecniche da utilizzare. Durante la sua assenza, uno dei suoi apprendisti di propria iniziativa eseguì il lavoro secondo delle istruzioni ricevute in sogno. Il risultato del suo lavoro fu la magnifica colonna tortile che campeggia all’interno della Cappella. Un capolavoro. Il maestro, tornato da Roma, nel vederla fu colto da un improvviso attacco di gelosia e uccise l’apprendista. Per punizione la faccia del maestro fu scolpita nella colonna di fronte, con lo sguardo rivolto verso l’oggetto della sua invidia: la colonna realizzata dal suo apprendista. Le due colonne, quella del maestro e quella dell’apprendista sono posizionare sulla stessa linea, una si sviluppa in modo tortile, l’altra dritto, entrambe con le medesime decorazioni, diverse da quelle delle altre colonne presenti nella cappella. Viterbo: San Sisto. Percorrendo la sobria navata avvolta nella penombra, dallo stile semplice ed essenziale si giunge ai piedi di un’immensa scalinata in pietra che porta verso il presbiterio rialzato, dove due giganteschi pilastri sostengono la volta altissima, slanciata verso l’alto, così tanto che il soffitto si perde nel buio. Ma prima di accingersi a salire la scalinata, volgendo lo sguardo prima a destra, poi a sinistra, si nota un particolare interessante. A sinistra una colonna tortile, con delle venature di foglioline nel mezzo. A destra, con medesimo motivo, si sviluppa su una colonna dritta. Entrambe poste sulla stessa linea. Entrambe diverse da tutte le altre che delimitano la navata centrale. E allora, aggiungendo leggenda alla leggenda per concedere spazio a qualche ipotesi sicuramente azzardata, ci si potrebbe chiedere se il maestro scalpellino di Rosslyn fosse mai passato da qui? Viterbo, Rosslyn, due luoghi tanto diversi, tanto lontani, nel tempo e nello spazio, ma entrambi legati intimamente ai cavalieri templari e molti dei loro enigmi.