Home Attualità La politica dell’insulto e del tiro al piccione da “Personaggi che non hanno avuto il consenso dei cittadini”.
La politica dell’insulto e del tiro al piccione da “Personaggi che non hanno avuto il consenso dei cittadini”.

La politica dell’insulto e del tiro al piccione da “Personaggi che non hanno avuto il consenso dei cittadini”.

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Viterbo – Una politica che si affida all’insulto, si focalizza sul tiro al piccione,  se la prende con chi gli sta semplicemente davanti, a volte  senza nemmeno un preciso motivo “politico”. Perché questo tipo di politica gli argomenti non ne ha. Altrimenti li tirerebbe fuori. A riversarsi nelle sale istituzionali in questi giorni di discussione del bilancio comunale, da parte di certa opposizione, è stato spesso una sorta di livore traboccante, rimpianto, delusione che si trasforma in rancore verso l’avversario politico che ha la “fortuna” di governare, nel tentato esorcismo della frustrazione di una meta mancata. Il potere, appunto. Lo scenario che spesso si ritaglia all’interno delle “sacrali” stanze del potere, un tempo intese, da una politica con la “P” maiuscola, stanze della “responsabilità” di un governo cittadino, è sempre più desolante. A tratti irritante per la vacuità. Grigio. Scialbo. Un diagramma cardiaco piatto, dove l’unica possibilità di un sussulto, da parte di certa opposizione, è affidata al defibrillatore dell’insulto, usato con generosità da chi, probabilmente, nel profondo pozzo della propria ignoranza non ha nulla da attingere.  Nulla di abbastanza forte e convincente da far presa sull’opinione pubblica senza l’aiuto dell’offesa. Sempre più colorita. Ovviamente. Riflessioni e argomentazioni di un certo spessore per attaccare un bilancio che ieri ha ottenuto il voto favorevole della maggioranza se ne sentono poche. C’è chi, tra l’opposizione, dimostra la  volontà di argomentare seriamente una visione di città. La riapertura della torre civica, le terme. C’è chi lancia un sogno sul turismo attraverso i grandi della storia: Michelangelo e Sebastiano, donna Olimpia. Che pure sono passati da questa città. Peccato che non possano ancora parlare in questa sala. Avremmo vissuto ben altre pagine di storia.  E peccato che di tanta cultura e garbo  sia rimasto veramente poco da certe parti, eccetto che sugli affreschi che restano a fare da sfondo in un palazzo dove a tratti va in scena il migliore spaccato di una bettola di provincia. Ignoranza in tutti i sensi: non solo tematica, ma anche nella forza, colorita, affidata all’insulto scagliato, così diretto,  così pesante e rabbioso, all’avversario che governa, da sentire anche fisicamente la forza di un pugno liberatorio verso chi, nell’immaginario di chi lo lancia, ha preso il potere “ingiustamente”. Eh sì perché la politica con la “p” minuscola relega il voto cittadino sull’orizzonte più distante dell’ego tronfio di chi la fa, e vede il consenso elettorale come qualcosa sempre più sfocato in lontananza. Finché il cittadino non vota. E lo fa. Sempre. Pure, e soprattutto, quando è scontento. È partito da qui Giulio Marini (Forza Italia), notoriamente moderato anche verso gli insulti, che spesso incassa senza risposta, quando ieri sera, di fronte all’ennesima offesa alla maggioranza da parte di alcuna opposizione, durante la dichiarazione di voto sul bilancio ha deciso di replicare con una certa veemenza. Alla parola “cialtroneria”   da parte di Luisa Ciambella (Pd), Marini ha rotto l’argine della pazienza. Aveva dato qualche cenno, qualche seduta fa, all’ennesima citazione del caso “Esattorie” sempre tirato fuori dall’ex vice sindaco dell’amministrazione di centrosinistra di Michelini. Marini aveva alzato gli occhi al cielo come a dire: “Ci risiamo”. E gli era sfuggito un “Eh Basta”. Irritazione trattenuta. Fino a ieri sera. Quando è esplosa. “Eh basta, non è più possibile tollerare questi toni – dice – qui siamo di fronte a un’escalation di insulti che non è più possibile mandare giù. Qui siamo caduti veramente in basso. Sentire dopo giorni e giorni di dibattito politico su proposte concrete,  soltanto insulti rende veramente difficile creare un rapporto tra la maggioranza e l’opposizione. Io ci ho provato, ma ora dico basta.  Si vuole a tutti i costi dividere la città per i propri interessi, ma quelli dei cittadini sono altri. Chi ha governato, invece di insultare, dovrebbe mettersi a disposizione dei cittadini viterbesi, non delle parti politiche in campo. Vogliamo ricostruire un rapporto sereno con la città. Alcuni, però, pensano solo agli insulti.  Mi riferisco agli ex amministratori che oggi si trovano in  difficoltà perché hanno perso quello scranno. Ma è stato un voto elettorale, va rispettato e preso con la giusta filosofia, con il dovuto riconoscimento alla libertà dei cittadini. Chi ha amministrato per cinque anni si metta a disposizione della città per costruire ancora meglio il futuro”. Un atteggiamento da politica con la “P” maiuscola che da certe parti sembra sempre più un argomento incomprensibile. “Io non cado nel tranello della rissa in consiglio comunale – prosegue Marini – Ma sono rimasto molto deluso dagli interventi che hanno provocato offese e dissapori. Credo si debba parlare di programmi e costruire  qualcosa di importante per la città, ma con la divisione, anche offensiva,  non si costruisce molto”. Marini ammette che in virtù del bon ton della politica, anch’esso, oramai, tristemente superato a Palazzo dei Priori, “non volevamo parlare della precedente amministrazione“, confessa. Ma di fronte all’accusa di cialtroneria  da chi ha amministrato fino a meno di 12 mesi fa, replica: “Abbiamo trovato un’amministrazione spenta. Non esisteva più, non c’erano più i dirigenti, il personale apicale. Era un fuggi, fuggi.  È stato molto difficile e  complesso rimetterla in moto. I fondamenti, fortunatamente, ci sono. Ma sentirsi dire cialtroni da chi ha gestito la macchina fino a poco tempo fa è inammissibile.  Mi sono sentito offeso  quando ero sindaco, quando ero in minoranza, senza nessun rispetto. E oggi ancora dobbiamo essere offesi  dalle parole dette in piena libertà da personaggi che non hanno avuto consenso dei cittadini. Fino a stasera pensavo si potesse alzare il livello della politica”. Nello sbraco totale del dibattito politico, si sente, quasi fosse una lezione karmica, la nostalgia della vecchia politica: “Tra i miei grandi amici annovero personaggi che mi hanno combattuto dal punto di vista politico. Oggi ho un rapporto veramente meraviglioso con loro”, dice Marini.  “Avevano costruito una capacità politica e la rappresentavano”. Cose scese dal palco dell’avanspettacolo di alcuna politica odierna.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.