Viterbo – Il giorno della vigilia di Natale è arrivato. E come vuole la tradizione, stasera molti bambini andranno a dormire con un
occhio aperto e uno chiuso, sperando di vedere Babbo Natale sgattaiolare giù dal camino. E se alla fine si addormenteranno per davvero, non c’è da sforzarsi molto per immaginare chi popolerà i loro sogni. Il vecchio dalla barba bianca, con la sua slitta trainata dalle renne, regna incontrastato in questi giorni nell’immaginario dei più piccoli. Ma come nasce la storia di Babbo Natale? E in passato è stato rappresentato sempre così? E perché? Innanzitutto c’è da sfatare qualche particolare. Ad esempio, non tutti sanno che Babbo Natale non è stato sempre vestito di rosso. Inizialmente il suo abito era verde. Egli appare per la prima volta nella versione attuale in una poesia di Clement Clarke Moore del 1823 dal titolo «Una visita di San Nicola», meglio nota come «La notte prima di Natale», in cui per la prima volta egli appare con la pancia tonda, le guance rubiconde, la lunga barba, e arriva in volo sui tetti su una slitta trainata da renne. A rappresentarlo con il vestito rosso fu per primo un illustratore del periodo della Guerra di Secessione: Thomas Nast in una vignetta pubblicata da Harper’s Bazaar nel 1863. Sarà poi la Coca Cola a consacrare questa immagine con uno spot degli anni Trenta: un vecchio arzillo, paffuto e vestito di rosso, il colore dell’azienda. Secondo Adriano Gaspani, però, «Babbo Natale non ha nulla a che fare con san Nicola, santa Claus, perché quest’ultimo è un santo cristiano, mentre Babbo Natale è una figura pre-cristiana. Fu il cristianesimo a sdoganarlo e ricollegarlo alla figura del vescovo Nicola. Babbo Natale in realtà – dice Gaspani – è la trasposizione popolare e simbolica di una figura molto diffusa nel mondo celtico e scandinavo: il druido. La figura di Babbo Natale risale all’uomo dei boschi, l’homo selvatico. Ed era vestito di verde. Quando l’imperatore Diocleziano – spiega Gaspani – proclamò fuori legge i druidi, loro si nascosero nelle foreste. Su di loro incombeva la pena di morte. Così trovarono riparo nei boschi, portando con sé la loro sapienza. Insegnavano alla gente a produrre formaggio, e molte altre cose nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento. Ma chi aveva bisogno di loro doveva andare a cercarli nella foresta, non vivevano più nelle tribù celtiche dominate dai romani. L’immagine di Babbo Natale con la barba bianca è tipicamente druidica di coloro che abitavano i boschi, erano in contatto con gli spiriti della foresta. Erano figure benefiche che aiutavano la popolazione. A modo loro portavano dei doni. Aiutavano la gente a sopravvivere in un mondo ostile. Nel Medioevo, poi, è stato creato il mito dell’homo selvatico o uomo dei boschi. Nell’Italia del nord lo troviamo raffigurato in molte parti. Un uomo peloso con la clava in mano che non solo si deve difendere, ma punisce anche. Egli è, quindi, un regolatore della vita. Negli affreschi che raffigurano l’homo selvatico appaiono spesso delle massime di vita. Il cristianesimo ha pensato bene di sfruttare in epoca medioevale questa figura, associandola al mito di san Giovanni Battista».