Regionale, 19 marzo 2021 – Lazio in zona rossa: il duplice salto, dalla zona gialla direttamente a quella a più alto rischio, potrebbe però esaurirsi a breve, e già dalla fine di marzo qualche misura potrebbe allentarsi.
Ne dà notizia stamattina Il Messaggero che diffonde indiscrezioni circa un abbassamento del valore Rt dopo l’ingresso in zona rossa, determinato da un valore dell’1,3. Da oggi, però, il famigerato “numeretto” che tanto incide sul destino della nazione, sarebbe crollato: «L’Rt del Lazio, l’indice di trasmissione del virus nel report della settimana scorsa era a 1,3. È stato inevitabile il doppio salto, con il passaggio diretto dalla fascia gialla a quella rossa. Dopo sette giorni, quel valore è già drasticamente sceso – riporta il quotidiano – secondo i calcoli che circolano negli uffici della Regione Lazio, siamo a 1,09, dunque in un territorio tale da garantire il passaggio in arancione».
Questo, però, non determinerà il ritorno a misure più blande già da lunedì. Il dato, secondo Speranza, dovrà confermare questa tendenza al ribasso, o quanto meno consolidarsi sui valori inferiori, per due settimane consecutive. Il Lazio potrebbe, dunque, potrebbe tornare a vedere l’arancione dal 29 marzo, ricordando che nei giorni di Pasqua (3, 4 e 5 aprile), indipendentemente dal valore di trasmissione del contagio, tutta Italia, con la sola Sardegna esclusa, sarà in zona rossa.
Un altro dato confortante arriverebbe dalle terapie intensive: «Il tasso di riempimento è sotto il livello di guardia del 30 per cento», fa sapere l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, che però invita alla prudenza e a non considerare già acquisito il miglior dato che si prevede a fine mese, vista la volatilità dei numeri. Una parte della Regione Lazio ancora si trova in una situazione critica, come Frosinone già rossa quando la Regione era ancora in fascia gialla. Con le restrizioni, i contagi non calano in modo significativo, restando intorno ai 230 – 250 nuovi infetti al giorno. Numeri che si erano registrati nella Tuscia mesi fa, quando la provincia, nonostante l’alto numero di contagi, restò comunque gialla. Discorso diverso, invece, ora, con contagi giornalieri intorno a una cinquantina di nuovi positivi, la Tuscia è comunque entrata in zona rossa con tutto il Lazio. Una circostanza che ha sollevato una forte presa di posizione da parte di molti amministratori locali, e un’enorme contrarietà da parte della popolazione.
Il caso Frosinone, e il modesto calo registrato nonostante la restrizioni, sta suscitando molte domande in Regione, dando forza alla tesi di chi ritiene che i contagi della provincia ciociara, tra quelle con più alto tasso di polveri sottili, addirittura superiori a Roma, siano legati a fattori di inquinamento ambientale. Non mancano gli scienziati che associano la presenza di questi agenti inquinanti con una più facile trasmissione del virus. Non tutti concordano. Come il professor Giorgio Buonanno, docente dell’Università di Cassino ed esperto di inquinamento, che ritiene siano i luoghi chiusi il maggior vettore di contagio, piuttosto che l’aria all’aperto. Secondo questa posizione, all’origine del perdurare del contagio in provincia di Frosinone sarebbero «le varianti, non l’effetto delle Pm10 all’aperto». Pure la situazione della provincia romana invita ancora alla prudenza: ieri si è arrivati a toccare quota 2.000 contagi, 800 dei quali a Roma, (circa il 10 per cento in più dei nuovi positivi di giovedì scorso). Il Lazio si mantiene comunque al di sotto dei contagi di altre Regioni come Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. I prossimi giorni saranno dunque decisivi per capire se ci sarà un abbassamento di fascia. Nel Lazio ci sono attualmente 45 mila positivi. Non sono ancora visibili gli effetti della zona rossa scattata lunedì scorso, ma potrebbero iniziare a manifestarsi quelli dei ridotti assembramenti del precedente week end coinciso con le ultime ore di fascia gialla.
