L’ira di Sgarbi su Barelli riapre un triste spaccato sulla cultura, Telari: “Viterbo dalla fine degli anni ’90 non è più un trampolino per nessuno”
Dalle palle di Natale alle “cagate di Natale”, come ha definito Vittorio Sgarbi su Repubblica le iniziative natalizie del Comune di Viterbo di quest’anno, riferendosi, probabilmente al Christmas Village Caffeina, il passo non è per niente breve.\r\n\r\nÈ lungo anni, in merito ai quali, la colorita esclamazione utilizzata da Sgarbi per inveire contro l’assessore comunale Giacomo Barelli, seppur sollecitata da un’irritazione nei suo confronti e contestualizzata nell’ alterco dai toni forti e violenti di una telefonata, è pur sempre un buono spunto per riflettere su quella che è stata la politica promossa dal Comune di Viterbo in ambito culturale.\r\n\r\nL’immagine che fotografa oggi lo stato della cultura, del resto, è eloquente: ci rimanda gazebo e bancarelle commerciali, mercatini, sagre spacciate per festival, stand gastronomici in cui si mangia e si beve, sale espositive in drammatico degrado, presentazioni di libri a non finire in sale semi deserte.\r\n\r\nEcco la cultura viterbese, eccetto qualche isolata realtà, nessuna visione da catapultare sul territorio con una programmazione ad ampio respiro che consenta di costruire, gradualmente, nel futuro un’offerta di qualità, che possa attirare palati più fini di quelli che si accontentano di una fetta di porchetta e di una birra in piazza.\r\n\r\nIniziative, poi, volte a dare voce all’espressione artistica, anche locale di chi vive il territorio, nell’ambito di una valorizzazione della sua identità e della sua storia, nemmeno a pensarci. Non sembra di vederne molte.\r\n\r\nRestano, quindi, le “cagate di Natale”, il titolo affibbiato da Sgarbi al Natale viterbese 2016, e che comunque sono allegre e colorate, capaci di illuminare la notte vuota della cultura viterbese, tentando, invano, di accecare chi percepisce il nulla abissale delle idee e dell’estro creativo, ma riuscendo molto bene ad accendere l’illusione di potersi candidare a Capitale Italiana della Cultura.\r\n\r\nUn’ambizione che fa sorridere chi con la cultura e l’arte la conosce e ci si confronta quotidianamente.\r\n\r\nUno di questi è Michele Telari, noto pittore viterbese che ha espresso il suo punto di vista sulla cultura a Viterbo in un’intervista.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nLa cultura a Viterbo oggi dove sta?\r\n\r\n”Nei laboratori delle persone che lavorano. Si dedicano alla ceramica, alla pittura, alla scultura. L’arte a Viterbo vive ormai nel sottobosco. Eccetto alcuni artisti come Joppolo, Paternesi, Lanzi e lo scomparso Turchetti, tutti gli altri provano a resistere in una realtà locale che non li valorizza. Così ci isoliamo, lavoriamo per noi stessi o per preparare opere per l’estero, o per altre città d’Italia, ma non per Viterbo. Orvieto che sta a soli 40 chilometri dal nostro centro è già un altro mondo. È una città che riesce a sfruttare le potenzialità dei suoi artisti, li valorizza, li promuove, mette loro a disposizione musei, gallerie d’arte, pagando ovviamente.\r\n\r\n \r\n\r\nSe un pittore volesse fare una mostra anche a livello internazionale, che spazio potrebbe utilizzare a Viterbo?\r\n\r\n”La Rocca Albornoz, per esempio, ha fatto mostre belle e importanti. Ma sono passati molti anni e non mi sembra che sia stato fatto più nulla di una certa rilevanza. Parlo di mostre internazionali che spostano privati, collezionisti, fondi di investimento. Se fossi un grosso collezionista con 50 opere di impressionisti francesi, perché dovrei esporre a Viterbo? A quale fine? Il Comune deve dare possibilità di sviluppo anche alle opere che si comprano. A Viterbo non c’è una sala all’altezza di una mostra importante”.\r\n\r\n \r\n\r\nLa ex chiesa degli Almadiani potrebbe essere utilizzata?\r\n\r\n”Sì, certo, è una bella sala, molto capiente, ne ho viste di molto più piccole accogliere mostre importanti. Sale dove sono stati montati dei pannelli per creare percorsi molto belli”.\r\n\r\n \r\n\r\nCome è tenuta la ex chiesa degli Almadiani?\r\n\r\n”In modo vergognoso. Un artista che va a fare un sopralluogo nella sala per una mostra, ne riceve un’immagine bruttissima. Una vera pena. Ho fatto personalmente esperienze dirette molto negative. Il contatore si accendeva a intermittenza. Ci sono i vetri rotti delle finestre che sono state coperte con dei pannelli orribili, carcasse di piccioni, faretti fulminati, muri scrostati, umidi. È un vero peccato, perché è un ambiente molto bello architettonicamente, con potenzialità enormi, ma è gestito malissimo”.\r\n\r\n \r\n\r\nQuanto costa prendere una sala così?\r\n\r\n”Con il Patroncinio del Comune la cifra da sostenere è, tra virgolette, irrisoria: per dieci giorni di mostra è di 250 euro di affitto, una cifra sostenibile. Poi, però, ad essa vanno sommate: 258 euro di caparra da versare prima di prendere le chiavi per una sala già distrutta, e 200 euro minimo per la stipula di un’assicurazione. Informandomi presso delle compagnie assicurative, perché mi sembrava strano che fosse il privato a dover garantire questa copertura, ho chiesto delucidazioni. Con 600 euro all’anno il Comune potrebbe assicurare la sala, magari poi ripartendone il costo su chi ne richiede l’utilizzo che, in questo modo, verrebbe a sostenere un costo molto minore. Ad ogni modo mi sembra assurdo che una persona che richiede una sala per un’iniziativa, debba stipulare un’assicurazione per il rischio che qualcuno cada e si faccia male o dia una storta. Io posso stipulare un’assicurazione su un quadro che espongo, ma non sul locale del Comune. Mi sembra veramente assurdo.\r\n\r\n \r\n\r\nChe cosa fa il Comune per promuovere e valorizzare gli artisti locali?\r\n\r\n”A mio avviso il Comune non ha riguardo nemmeno verso i grandi maestri. Faccio un nome per tutti: Enrico Castellani, uno dei più grandi artisti viventi, a mio avviso, che vive al castello di Celleno. Mi chiedo se gli abbiano mai proposto di fare una mostra a Viterbo. Stiamo parlando di un personaggio che a luglio esponeva a New York a Central Park in una galleria importantissima. È un artista famoso in tutto il mondo. Come avere Picasso ancora vivente in Spagna. Come si fa a non sfruttare una figura del genere? Viterbo forse neanche lo sa che c’è Castellani a Celleno. Ma a Barelli è mai venuto in mente: voglio andare a parlare con Castellani? \r\n\r\n \r\n\r\nUna città da cui si potrebbe prende spunto?\r\n\r\n”Guardiamo Spoleto. A ferragosto ero lì, nella via centrale c’è una galleria molto importante che ogni anno organizza una mostra curata da Sgarbi, attirando artisti internazionali e anche italiani ben quotati. C’era una mostra di dipinti ad olio su tela, di tutti i ritratti femminili che ha fatto Modigliani, mentre vicino al Duomo era stata allestita una mostra delle sculture di Canova. Con tre mostre importanti di questo calibro veramente la città diventa una meta interessante per persone provenienti da tutta Italia. Per vedere sculture del Canova bisogna andare in un museo specializzato tipo la Galleria nazionale di arte moderna di Roma o a Possagno in provincia di Vercelli dove ha abitato e, quindi, c’è la sua casa studio e il museo di gessi di Canova. Una città piccola, puntando su poche mostre, ma di importanza internazionale, riesce ad avere un grande richiamo.\r\n\r\n \r\n\r\nOggi si parla tanto di Viterbo Città della Cultura, si immaginano riconoscimenti e traguardi importanti come la candidatura nazionale a questo ruolo. Ma Viterbo può ambire a tutto ciò?\r\n\r\n”Viterbo nella cultura è andata indietro. Forse si è evoluta per cose che a me sfuggono. Ma non nell’arte, nella pittura, nella scultura, nel teatro. Dalla fine degli anni Novanta questa città non è più un trampolino di lancio per nessuno. Prima degli anni Novanta avevamo delle belle sale. È vero che c’erano più soldi, più gente che comprava. Ma all’epoca si respirava un altro clima culturale. Ho visto parecchi pittori venire a Viterbo a fare delle mostre: romani, milanesi, personaggi anche quotati. Venivano qui a fare delle mostre personali. Ho conosciuto anche artisti stranieri che facevano tappa a Viterbo con mostre itineranti. Per prendere una sala dovevi prenotare un anno prima. Oggi non avviene più nulla di tutto questo. Guardiamo la vicenda del teatro dell’Unione. Se andiamo avanti così, ci ritroveremo ad andare a teatro per vedere Pinocchio e la calza della Befana. Mi auguro che la gestione artistica venga affidata a una figura preparata. Abbiamo Giorgio Capitani, Pier Maria Cecchini, persone capaci, conosciute e ben inserite nel loro settore.\r\n\r\nConcludo dicendo solo una cosa: hanno fatto un censimento pubblicato nel volume: “L’artista e la Tuscia. Ci saranno dieci mila artisti in questo territorio, credo la più alta concentrazione in Italia, una realtà che non mi sembra sia molto recepita né valorizzata.\r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n(In foto Michele Telari nel suo studio d’arte)