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Buzzi: vogliamo spiegazioni sulla cultura

Buzzi: vogliamo spiegazioni sulla cultura

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Lo avevano annunciato e  l’hanno fatto. La minoranza in consiglio comunale nella seduta di ieri ha stretto all’angolo l’assessore alla Cultura, Antonio Delli Iaconi, chiedendo al più presto una relazione sullo stato delle cose. Che non è dei migliori per la gran parte delle associazioni culturali che si muovono sul territorio da diversi anni con le proprie iniziative.\r\n\r\n“In campo culturale questa amministrazione non ha fatto nulla di nuovo, si è limitata a ricalcare quanto già c’era – attacca il consigliere di Fratelli d’Italia Luigi Buzzi – quando erano in minoranza ci accusavano di “marchettificio” nella distribuzione dei contributi. E la situazione che invece c’è ora come la dobbiamo chiamare? Non ci sono più bandi per l’erogazione dei contributi”, sottolinea Buzzi, disegnando un punto interrogativo sui criteri con cui l’amministrazione comunale decide se e quanto assegnare alle diverse iniziative. In realtà alcuni bandi sono stati espletati, non prevedono, però, l’erogazione diretta di contributi quanto la redazione di una graduatoria di associazioni che “potrebbero” prendere dei fondi qualora si rendessero disponibili in bilancio. Insomma una speranza di finanziamento, di certo non una certezza. Ma quando si programmano delle iniziative culturali di una certa complessità la “speranza” equivale a zero.\r\n\r\nE infatti Buzzi commenta: “è talmente esigua la somma messa a bando che molti rinunciano addirittura a parteciparvi. È chiaro che l’attenzione dell’amministrazione comunale è rivolta solo ad alcune iniziative e non ad altre. C’è poi il problema che assegnando la delega alla cultura ad Antonio Delli Iaconi, e quella allo spettacolo a Giacomo Barelli, non c’è organicità di scelte e indirizzi su politiche che attengono allo stesso ambito, quello appunto della cultura-spettacolo. Due assessori per un settore unitario, due teste, idee diverse. Per concludere – poi – mi chiedo che fine abbia fatto tutta la questione della candidatura di Viterbo capitale della cultura. Al riguardo non se ne sa più niente”.\r\n\r\nSi attende, dunque, la relazione di Delli Iaconi per avere notizia su questa e altre cose. Ad esempio sarebbe utile capire quale sia stato in questi anni del mandato Michelini il trend legato alle erogazioni di contributi. Se la somma complessiva a disposizione della cultura sia aumentata o diminuita, e come essa sia stata ripartita tra le varie iniziative. Sapere ciò, significherebbe avere in mano informazioni sufficienti per comprendere la politica culturale dell’amministrazione Michelini. Che non deve, necessariamente, prevedere un sistema di finanziamenti a pioggia. Decidere di finanziare in modo più sostenuto poche iniziative, piuttosto che tutte, o quasi, è anch’essa una scelta. Va però adottata nella piena trasparenza, comunicata chiaramente e adeguatamente motivata, non fosse altro che per una questione di rispetto nei confronti di quelle persone che, impiegando spesso risorse ed energie personali, assicurano la sopravvivenza di iniziative che comunque hanno un seguito sul territorio.\r\n\r\nTra queste ci sono certamente gli organizzatori di Ludika 1243. “È nata nel 2001 – dice l’organizzatrice Serenella Bovi – noi arrivavamo da Roma e notammo che a Viterbo non c’era nulla per i giovani e le famiglie. Nacque così questo progetto, sostenuto all’epoca dall’assessore Mauro Rotelli della giunta Gabbianelli. Con il sindaco Giulio Marini, poi, abbiamo subito una flessione. Con il mandato Michelini il primo anno abbiamo ricevuto circa duemila euro, poi nel 2014 diecimila, per passare nel 2015 a zero finanziamenti. Per il 2016 non sappiamo nulla. Se siamo sopravvissuti lo dobbiamo al sostegno reciproco che ci siamo dati con le persone che fanno parte dello staff e con le quali siamo diventati oramai una grande famiglia”. Nell’aria ci sarebbe l’idea da parte del Comune di stipulare una convenzione con Ludika, ma ad oggi tutto ciò resta ancora confinato nella sfera delle chiacchiere.\r\n\r\nSituazione analoga è quella che sta vivendo Juzz up. Il responsabile Giancarlo Necciari non vede più un euro dalle casse pubbliche da circa due anni. L’iniziativa merita di essere citata poiché si profila un vero fenomeno sul panorama culturale locale.  Quest’anno, per esempio, senza un euro di contributo, almeno fino ad oggi, ha organizzato diciassette giorni di programmazione con ottanta spettacoli a ingresso gratuito. Sembrerebbe quasi una “magia”. “Abbiamo potuto contare su alcuni sponsor storici, e su alcune etichette discografiche che collaborano con noi da tempo e ci sono venuti in aiuto con i loro artisti – spiega Necciari -. È ovvio, però, che non possiamo continuare così. Se non c’è una prospettiva futura di vicinanza dell’ente pubblico, prima o poi dovremo abbandonare. Confesso di essere stanco”. L’incremento di pubblico stimato dagli organizzatori è di circa un venti per cento.\r\n\r\nAllora con quali criteri si stabiliscono le priorità nell’erogazione dei contributi? Non può costituire un criterio la “dimensione” raggiunta da un’iniziativa perché è chiaro che se negli anni si è potuta alimentare   di una certa quantità di risorse essa è cresciuta,  altrimenti si è ridimensionata o comunque è rimasta stabile.  È proprio la politica di finanziamento dell’ente pubblico che determina la “scrematura” naturale delle realtà in campo. Gli argomenti, quindi, devono essere altri e, un’amministrazione che vuole puntare sulla qualità, la trasparenza e la partecipazione deve comunicarli.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.