Home Cronaca “L’Italia chiamò”: delirio azzurro in città, esplode la festa.
“L’Italia chiamò”: delirio azzurro in città, esplode la festa.

“L’Italia chiamò”: delirio azzurro in città, esplode la festa.

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Viterbo, 3 luglio 2021 – “L’Italia chiamò”: sulla cannonata di Barella nella porta del Belgio, e sulla seconda di Insigne, il tricolore s’innalza sull’asta e inizia a sventolare. La nazionale azzurra sembra avere messo il turbo, fino a quel rigore concesso al Belgio tra  i dubbi di molti, che riapre la partita. Ma è solo un’illusione per i diavoli rossi. L’Italia tiene psicologicamente e continua ad avanzare sugli avversari anche nel secondo tempo, quando la stanchezza inizia a sentirsi. Ma gli azzurri non demordono. E portano a casa il risultato. Sono in semifinale. Un’Italia così non si vedeva da anni. Nelle piazze e nelle vie del centro esplode la festa. È un delirio azzurro. La città pare ridestarsi da un lungo torpore e tornare quella che era un tempo. Come tutte le altre piazze italiane. Il calcio infuoca la notte d’estate e la nazionale torna a brillare come non succedeva da parecchi anni. La gente in festa: come non accadeva da prima del Covid, come se non ci fosse mai stato un virus.  Le persone torna in piazza a ballare, ridere, cantare, abbracciarsi. Sì, forse era meglio evitare assembramenti. Ma i viterbesi, come tanti altri italiani, ieri sera il lusso di quell’abbraccio se lo sono voluti concedere. Consapevoli che fosse qualcosa di unico: per l’Italia che vince e per il Covid che lo vieta. E per Viterbo c’è un brindisi in più: Leonardo Bonucci, il difensore viterbese che porta la Città dei Papi sui campi di Euro 20.

Come quando si apre una bottiglia invecchiata di vino, conservata intatta per parecchi anni, finché non giunge l’occasione di stapparla. Ieri sera, il motivo per “stappare” quell’abbraccio c’era tutto e gli italiani lo hanno fatto. Lo hanno fatto i viterbesi. Al Sacrario cori e caroselli.  Parrucche e cilindri tricolore spuntano come funghi: a cavallo dei motorini, dal finestrino di un’auto. Non c’è sesso, non c’è età. Sono tutti scatenati. Uomini, donne, adulti, bambini. Tranquille massaie si affacciano dal finestrino dell’auto con trombe acustiche da stadio, bambini piccolissimi in macchina con mamma e papà gridano “Italia” urlando a squarciagola come se qualcuno volesse strappargliela via.  C’è chi fa squillare la tromba, chi il motore dell’auto o della moto. La festa dilaga nelle vie cittadine. Un serpentone di auto occupa la principale arteria del centro storico: da Porta Romana, lungo via Garibaldi, Cavour, Piazza del Plebiscito, fino al Sacrario, dove esplode il delirio azzurro. Girotondi, bandiere, fumogeni colorati. Via Marconi intasata in entrambi i sensi. E per una volta, con l’Italia che torna grande, pare tutto come prima.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.