Viterbo, 19 dicembre 2022 – «18 famiglie che non lavoreranno a Natale». Ma soprattutto: «Qual è l’idea di Natale dell’Amministrazione Frontini? Togliere il mercatino e lasciare una piazza vuota con un gazebo bianco chiuso, cinque giorni su sette, mentre gli altri ci sono banchi di frutta e verdura?». Queste le affermazioni e le domande degli ambulanti che ieri sono scesi in piazza del Plebiscito per raccontare all’opinione pubblica la loro storia. C’è tanta rabbia. Non si spiegano perché l’Amministrazione abbia avuto questa “impuntatura” di trasferire il mercato natalizio del Sacrario su via Marconi, per scoprire poi, che al posto loro, adesso si sta tenendo «un altro mercato il sabato e la domenica». La sindaca «Ha tolto 18 banchi per mettere il nulla», dice Stefania Cioccoletta, una degli operatori che avrebbe dovuto fare il mercatino, e, invece, ieri è scesa in piazza del Plebiscito con tutti gli altri e con il rappresentante sindacale, Vincenzo Cardenia per raccontare all’opinione pubblica quella che sta diventando la “Storia di Natale”. “Il mercatino perduto”, la si potrebbe chiamare, ricalcando un certo stile narrativo che pare, però, destinato a invertire la tradizione dell’immancabile lieto fine, che stavolta, almeno per quest’anno, non ci sarà. «Abbiamo cercato di collaborare. Non hanno coinvolto le associazioni – dice Vincenzo Cardenia, dirigente nazionale del GOIA FENAPI – Abbiamo avuto un primo contatto in campagna elettorale con l’attuale sindaca. Veniva quasi tutte le settimane al mercato. Aveva promesso di avere sensibilità verso la nostra categoria. Capiva i nostri problemi. E noi le abbiamo creduto. Aveva promesso di spostare il mercato. Ma io, a parte questo, le avevo detto dell’urgenza del rinnovo delle concessioni. Si era, poi, detto di incontrarci a settembre per parlare del mercatino di Natale. Abbiamo visto l’assessore Silvio Franco a luglio e mi aveva detto che voleva approfondire il tema. L’Amministrazione, poi, ha chiuso i contatti. Ci ha inviato per pec i bandi. Aspettavamo di sederci al tavolo per ragionare. Avevamo delle proposte. Perché se un mercatino riesce bene, i primi a trarne profitto sono gli operatori. E, invece, sono state fatte, poi, dichiarazioni», secondo Cardenia «discriminatorie. Sulla sua pagina Facebook, la sindaca ha scritto riguardo al mercato dell’anno scorso, che sembravano dei tendoni da circo». E, quindi, il rappresentante sindacale si chiede: «ce l’ha con gli ambulanti, con i circhi o con i circhi e gli ambulanti insieme? Io da amministratore non mi permetterei mai di dire una cosa del genere. Così ci ha messo contro l’opinione pubblica. La manifestazione di oggi non è un atto di forza – prosegue -. Siamo qui per spiegare le nostre ragioni. Siamo stati trattati come uno straccio. Senza essere ascoltati». Cardenia si sofferma, poi, sul fatto che al Sacrario ora un mercatino c’è: «Sta lì il sabato e la domenica – dice -. Si tratta di assegnazione di posteggi di area pubblica, ci sono leggi e regole» e a tal fine annuncia un «accesso agli atti». Cardenia, in sintesi, chiede alla sindaca: «Perché gli ambulanti al Sacrario no, ma quelli che ci stanno ora, sì?», dice riguardo ai banchi presenti davanti agli Almadiani il sabato e la domenica, in parte con generi ortofrutticoli. Alla sindaca chiede anche: «Perché a via Marconi non ha messo le degustazioni, lasciando gli ambulanti al Sacrario dove sono stati da 30 anni? Sposta come se stesse giocando a dama. Perché noi dovevamo andare via dal Sacrario, e lì adesso si sta tenendo un mercatino? Noi siamo ancora disponibili ad aprire un confronto. Loro hanno chiuso. Il nostro non è un atto di forza, lo hanno fatto loro, ignorandoci. Noi siamo aperti – dice ancora Cardenia -. Io ho ancora proposte per Natale. Si stanno lasciando a casa 18 famiglie e si potrebbe trovare, a nostro avviso, una soluzione per far loro recuperare qualcosa di quello che hanno perso, gettando, contemporaneamente le basi per il prossimo Natale. Ci sono 18 famiglie che non stanno lavorando nel peggiore periodo di crisi commerciale. Il nostro sospetto è che l’incontro di luglio, sia stato un benservito dopo averla sostenuta in campagna elettorale».
Amareggiato e deluso anche l’esercente di spettacoli viaggianti che da circa «30 anni», era a Viterbo con le giostre. «Sindaca e giunta volevano mandarmi a Grotte Santo Stefano – dice – Non so a fare cosa. Non ci sono andato. La sindaca non ha voluto ricevermi. Ci ho parlato per telefono, mi ha dato spiegazioni vaghe, ha voluto tutte le foto delle mie giostre, poi non si è più sentita. Ho provato a telefonarle, a mettermi in contatto con lei, ma non ci sono riuscito. Le ragazze del Comune – dice – mi hanno detto il primo dicembre che sarei dovuto andare a Grotte Santo Stefano». Visibilmente irritata Stefania Cioccoletta, anche lei ambulante: «Qual è la loro idea del Natale? Lasciare un gazebo bianco chiuso 5 giorni su 7 in una piazza vuota con banchi di frutta e verdura il sabato e la domenica?» , dice, chiedendosi perché «se ci stanno loro, non ci potevano stare pure gli ambulanti? Magari inglobando tutti insieme, lì ci sono stati 34 banchi, c’era spazio per altri 18. Si poteva realizzare un giardino di inverno per esempio visto che il Sacrario ha un’isola pedonale, mentre a via Marconi sarebbero dovuti passare anche i mezzi di soccorso». Cioccoletta, poi, “riabilita” i colori del gazebo bianchi e rossi: «Sono natalizi», spiega. «Eravamo pronti a modernizzare – prosegue -. ma non a delocalizzare. Non capisco questa impuntatura di metterci in via Marconi. Ci hanno detto che non potevamo più andare al Sacrario perché la piazza era stata già data via. Dovevano esserci i banchi del food e lo show cooking alla Sala Almadiani. Ma la piazza è vuota, quindi, queste iniziative dove sono? Ha tolto 18 persone per mettere il nulla? Qual è la loro idea del Natale? Intristire la città? Ne sento tante di persone, non è possibile che Viterbo, non abbia un mercatino di Natale. Eravamo d’accordo a migliorare, ma non ad andare via», conclude Cioccoletta. Pasquale, invece, sono 30 anni che sta al Sacrario con il suo banco. Quest’anno, però, dovrà rinunciarci. «Mi sto arrangiando vendendo palloni. Faccio banchi per Natale da 30 anni e quest’anno è successo questo. Qui avevo una bancarella con sciarpe e giocattoli», dice. Su questo si apre un altro fronte: «A Natale non si possono vendere solo palle e alberi – dice Cioccoletta – qui vengono a fare regali». Ma per il Comune «Le ciabatte non vanno bene, i pigiami nemmeno, l’intimo pure. Ma cosa bisogna vendere in questo mercatino?». Con il senno del poi: frutta e verdura.