Home Cronaca “Non ce la beviamo”: “Con Talete l’acqua è un privilegio, non un diritto”.
“Non ce la beviamo”: “Con Talete l’acqua è un privilegio, non un diritto”.

“Non ce la beviamo”: “Con Talete l’acqua è un privilegio, non un diritto”.

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Viterbo – Il Comitato “Non ce la beviamo” torna all’attacco di Talete, o, meglio, del “soggetto di diritto privato che sta gestendo un servizio pubblico essenziale come il servizio idrico“. Ma i pensieri del comitato sono ancora più foschi. “I sindaci – dice Francesco Lombardi – danno l’impressione di essere solo dei burattini in mano a un grande manovratore“, che, secondo il comitato, starebbe giorno dopo giorno tracciando la strada della privatizzazione dell’acqua.Non è un mistero che il Pd spinga ovunque per le privatizzazioni – dice Lombardi -. Da tempo ha scelto questa strada. L’aumento delle tariffe – prosegue il componente del comitato –  coinvolge tutto ciò che ruota intorno alla gestione dell’acqua. Ci domandiamo come si sia arrivati a questo punto così critico, quali siano gli interessi che ruotano intorno al bene acqua, le dinamiche per cui si cerca di accaparrarsi questa o quella posizione. Spiegazioni per quello che sta succedendo, ancora non ci sono. A nostro avviso ci sono dei punti oscuri. Il nostro scopo è un ritorno all’acqua pubblica e a tariffe accettabili. Secondo noi c’è un processo di privatizzazione in atto, molto accelerato. Ci sembra inusuale il modo con cui queste tariffe stanno aumentando. La politica non ci interessa. Ci siamo solo messi a disposizione dei cittadini. Al momento non c’è un piano industriale, quindi non c’è la base per  chiedere e ottenere il finanziamento di Arera”, dice Lombardi, anche se il comitato è convinto che, tra qualche mese, “il piano industriale ci sarà, e con esso il finanziamento e, quindi, l’aumento ulteriore delle tariffe”. “Ma questi 40 milioni del finanziamento Arera dovranno essere restituiti”, spiega Lombardi.  Alla conferenza stampa del comitato anche Bengasi Battisti: “Questo ulteriore aumento del 9% che si cerca di giustificare con questo prestito di Arera, noi lo leggiamo come una sconfitta della gestione pubblica dell’acqua. Non dimentichiamo che Talete è una società di diritto privato – spiega Bengasi Battisti –  tutto ciò che fa, cade sulle tariffe perché sono l’unica fonte economica della società. Per noi questa esperienza deve chiudere, l’acqua così non è un più un diritto, ma un privilegio. Ci risultano distacchi anche ad anziani e a malati oncologici. Altro che diritto. Secondo noi è ampiamente dimostrata l’insostenibilità di gestione dell’acqua con forme di diritto privato, bisogna optare per forme pubbliche come consorzi su base idrografica perché garantiscono partecipazione e controllo, e nelle parti più deboli possono contare sulla fiscalità generale”. Da qui la richiesta del comitato: “Chiediamo ai sindaci la revoca del provvedimento che aumenta le tariffe dell’acqua,  e di deliberare la chiusura di questa esperienza, per iniziare una gestione veramente pubblica dell’acqua”, conclude Battisti. C’è anche il consigliere comunale di Viterbo Massimo Erbetti (M5S):  “Il documento  votato in Provincia prevede di subordinare un aumento dell’1,4% all’ottenimento del finanziamento Arera,  e ulteriori aumenti tariffari del 9% annuo richiesti da Talete spa per gli anni 2020-2021-2022-2023. In tutto un aumento dl 45%.  Ma tutti i sindaci dicono di non aver aumentato l’incremento della tariffa. Ci dicano, una volta per tutte, cosa hanno votato. Il documento parla anche di esternalizzazione di alcuni servizi. Ricordo che il consiglio comunale di Viterbo ha dato al sindaco  un indirizzo preciso, il sindaco va all’assemblea di Talete e vota altro?. Ci dicano cosa stanno facendo. I 40 milioni di finanziamento Arera servono solo ad attappare un buco e andare un po’ più in là con il tempo per attuare la privatizzazione”, è il pensiero di Erbetti. “Perdiamo 8 milioni di euro all’anno di acqua, ma nessuno interviene, e ci vogliono far pagare a noi il conto dello spreco”, conclude il grillino. Paola Celletti, infine, ricorda le iniziative del comitato: “Andremo da Nicola Zingaretti a chiedere l’attuazione della legge 5 del 2014 che giace da 5 anni nel cassetto e prevede un ritorno alla forma dell’acqua pubblica – dice -. Nel frattempo abbiamo raccolto più di 13 mila firme. Saremo presenti sui vari territori per manifestare contro questo atto e il modo con cui è stato approvato.  Non è stata fatta chiarezza,  emerge un considerevole aumento delle bollette che scatterebbe  automaticamente con la concessione del prestito. Senza un piano industriale questi soldi serviranno solo a coprire le spese correnti.  Il documento approvato in Provincia apre anche a nuove assunzioni in una società che non ha stipendi per pagare i dipendenti già in organico”.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.