Viterbo – È iniziato ieri mattina il processo per l’omicidio di Norveo Fedeli, avvenuto il 3 maggio 2019, quando il noto commerciante del centro storico fu ritrovato riverso in una pozza di sangue all’interno del suo negozio in via San Luca. Un fatto che lasciò esterrefatta l’intera città, Viterbo, tranquillo, non troppo negli ultimi anni, capoluogo di provincia. Le indagini portarono a Michael Aaron Pang, il 23enne americano che ieri, all’inizio del processo, è comparso al banco degli imputati con l’accusa di omicidio volontario e rapina. La difesa di Pang inizia con due mosse precise: presentano istanza per il giudizio abbreviato, e la richiesta per una consulenza psichiatrica tesa a valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato. “Quando era in America – dice l’avvocato della difesa, Remigio Sicilia – Pang fu sottoposto a una cura e a un ricovero psichiatrico presso una struttura americana”. Uno stato di depressione che secondo i legali della difesa “potrebbe avere influito sulla dinamica dei fatti che si sono svolti quel giorno”. La Corte si prende una lunga sospensione dai lavori e al rientro in aula dichiara il rigetto di entrambe le istanze: sia quella di perizia psichiatrica, sia quella per il rito abbreviato. Accantonata questa prima mossa, la difesa, a questo punto, inizia a giocare le sue carte. Una, principalmente: l’ipotesi secondo cui l’epilogo drammatico dei fatti avvenuti quel 3 maggio 2019, sia scaturito da una presunta colluttazione tra vittima e omicida. Questa è la linea che, ieri (12 gennaio 2019 ndr), è sembrato seguire la difesa per alleggerire in qualche modo la posizione di Pang. Tesi respinta in modo fermo e deciso dall’avvocato di parte civile, Fausto Barili, che difenda la famiglia di Norveo Fedeli. “Norveo fu brutalmente assassinato – dice Barili – secondo la nostra logica, non ci fu nessuna colluttazione. Questo basta a chiarire l’impostazione che abbiamo”. Ma gli avvocati Sicilia e Crescenzi portano avanti la loro tesi, puntando, tra l’altro, su un elemento che oggi è entrato “ufficialmente” nel dibattito processuale: “Un coltello”. “È stato ritrovato addosso all’imputato – dice l’avvocato Sicilia – ma era di Fedeli“. Secondo la difesa, proprio questo coltello potrebbe “avere inferto alcune ferite a Pang”. Gli avvocati puntano su questo per dimostrare la tesi di una presunta colluttazione tra l’americano e il commerciante viterbese, sfociata poi nel tragico delitto di via San Luca. “Pang – dice ancora Sicilia – ha mostrato dei graffi da unghia sullo sterno, come se fosse stato afferrato da dietro, e una ferita a triangolo sulle mani, le cosiddette, classiche, ferite da difesa”. La difesa di Pang pensa di reperire ulteriori elementi a sostegno della sua tesi dagli ultimi file che potrebbero essere rimasti nel traduttore del cellulare con cui Pang e Fedeli hanno dialogato. L’imputato, infatti, arrivato a Viterbo non parlava italiano e si sarebbe affidato a un’applicazione per la traduzione automatica per parlare con Norveo Fedeli dentro il suo negozio. Gli ultimi istanti, ma, soprattutto, le ultime battute scambiate tra vittime e omicida potrebbero proprio essere racchiuse in quei file, consegnando, così, altri tasselli del macabro mosaico di sangue. Un quadro che, secondo l’avvocato di parte civile, non cambierà : “Non c’è spazio per la tesi della difesa – dice ancora l’avvocato Barili – Norveo è stato brutalmente assassinato. Non è un elemento nuovo che la difesa avesse come obiettivo quello di introdurre il tema della colluttazione, rispetto alla semplice azione omicidiaria. Ma non c’è spazio. Il processo sicuramente chiarirà in maniera dettagliata gli esatti confini delle singole condotte, anzi, della condotta dell’imputato – dice Barili -, perché qui non si sta discutendo di una compartecipazione, ma dell’omicidio che ha commesso Pang e dell’esatta dinamica che ha portato alla morte di questo uomo. Questo è l’importante. L’esatta dinamica dei fatti che potrebbe introdurre un altro tipo di argomento. Ma non lo dico adesso. Per la nostra logica, però, non c’è stata alcuna colluttazione. E questo basta a chiarire l’impostazione che abbiamo”. Sulla presenza di ferite riportate da Pang, Barili taglia corto: “Noi ci dobbimao spiegare come è morto Norveo Fedeli, a me non compete spiegarmi come, e per effetto di cosa, ci sia stato un riscontro il 4 maggio, su questi elementi. So, però, che l’imputato è uscito da solo da quel negozio e ha proseguito a fare le sue attività”, conclude Barili, forse, alludendo al fatto che le ferite potrebbero avere anche altra origine e provenire da altre vicende. Il processo riprenderà il 28 gennaio 2020.