Patto d’amore 2017: il comune di Viterbo “consegna” le chiavi della città al santuario della Quercia
Nel loro cuore molti, sicuramente, già lo fanno, ma ora c’è anche una delibera di giunta comunale che nomina la Madonna della Quercia Custode della Città di Viterbo.
Il 10 settembre 2017, in occasione del rinnovo del Patto d’Amore, il Comune consegnerà presso il santuario le chiavi della città. Esse sono «un simbolo risalente al Medioevo – commenta una nota inviata dalla basilica – periodo in cui le città erano fortificate e protette da mura con portoni le cui serrature venivano chiuse nottetempo.
Donare le chiavi della città di Viterbo alla Madonna della Quercia, non è un atto formale o retorico, ma rappresenta un gesto di immenso valore simbolico, significativo e profondo.
Vuol dire ribadire, in questi importanti, unici, e irripetibili appuntamenti con la storia e la memoria che ci attendono nei prossimi mesi, il legame indissolubile tra la Madonna della Quercia e la città di Viterbo della cui Diocesi è patrona, come volle nominarla Papa Giovanni Paolo II nel 1986.
Ancora oggi – ricorda la nota – dopo 600 anni da quando l’immagine fu dipinta e posta sulla quercia, e dopo 550 anni dal primo Patto d’Amore, gli abitanti della Tuscia, in questo santuario, ritrovano se stessi e sperimentano l’amore materno della madre di Dio.
Qui si ritrovano per i momenti lieti e tristi della vita, qui esprimono i sentimenti più profondi del cuore. Qui, ai piedi della quercia, depongono le loro speranze per il futuro. Da qui si riparte certi di essere accompagnati e mai abbandonati. Sotto un dipinto posto nella sala a lei dedicata in Comune c’è scritto: «La quercia, riconoscendo in quell’immagine la madre della sua creatura, l’abbracciò circondandola di venerazione e di culto e la protesse per sempre dalle ingiurie del tempo».
«Ora, come allora – prosegue la nota – la città abbraccia la sua celeste custode e riceve in dono una copia della sacra immagine affinché sia posta nella sala a lei dedicata.
Da mesi la parrocchia di Santa Maria della Quercia, nella persona del parroco e rettore don Massimiliano Balsi e la Pro Loco di Viterbo, collaborano insieme per promuovere, valorizzare e far conoscere sempre più e meglio una delle pagine più belle, commoventi e importanti della storia della nostra città, scrigno e custode di innumerevoli tesori, il più importante santuario della nostra provincia, uno dei più grandi santuari mariani europei.
Tra studi, ricerche, visite guidate, iniziative, eventi, si lavora quotidianamente, e in questo fermento culturale, pieno di amore e di impegno, qualche tempo fa è stato ritrovato uno studio dell’anno 2000 del prof. Enrico Guidoni, scomparso nel 2007, Ordinario di Architettura all’Università La Sapienza di Roma, che attribuiva parte della scena della natività dell’edicola della Madonna della Quercia a Michelangelo.
Andrea Alessi, storico dell’arte e direttore del museo di Acquapendente, ha ripreso quella ricerca e sta mettendo sotto la lente di ingrandimento il tempietto, realizzato in marmo di Carrara da Andrea Bregno e portato a compimento nel 1490-1492. Michelangelo allora aveva diciassette anni e si stava formando proprio all’interno della bottega del Bregno. Sabato 20 maggio si andrà alla scoperta dei grandi maestri dalle cui mani è nato il meraviglioso capolavoro che oggi è la basilica della Quercia. L’appuntamento è per le ore 18 con «Da Bregno a Michelangelo, dal Sangallo ad Andrea della Robbia, un viaggio straordinario nell’arte e nella cultura rinascimentale» che si concluderà con una cena dell’epoca, in una delle sale più belle di Viterbo, l’antico refettorio dei Padri Domenicani, commissionato da Papa Leone X al Sangallo. Pochi mesi ci separano da un appuntamento irripetibile con la storia: a settembre le due importanti ricorrenze con i 600 anni della sacra immagine della Madonna della Quercia e i 550 anni del Primo Patto d’amore tra la celeste patrona della nostra diocesi e la città di Viterbo.
Scriveva Mortier nel 1904: «Una tal festa consacrava l’alleanza tra la Madonna della Quercia ed i viterbesi con un legame che più non si doveva infrangere. Troviamo là, infatti, tutte le autorità a testimoniare davanti a quel tabernacolo la loro presa di possesso: vi è il Vescovo, che con la sua presenza ratifica il contratto in nome del potere spirituale, i Priori del Municipio con la loro presenza che appongono il Sigillo della Città, il popolo tutto unito in un medesimo sentimento acclama la sua benefattrice, anche i santi patroni della città sono convenuti lassù per metter anch’essi la loro firma in calce a quell’eterno contratto».
«Quest’anno – rendono noto dalla basilica – il Patto d’Amore verrà celebrato come nei primi anni della sua istituzione. Tante le iniziative in cantiere per un anno davvero speciale che sarà sugellato dal Giubileo Straordinario concesso da Papa Francesco alla diocesi di Viterbo con la porta Santa che si aprirà presso la basilica di Santa Maria della Quercia il 10 settembre 2017 e si chiuderà il 9 settembre 2018»
(In foto il chiostro della Cisterna della Quercia)