Viterbo, 24 marzo – Torna il tormentone dell’estate, buono per tutte le amministrazioni, di tutti i colori, pure quelli neutri: l’orario di chiusura di bar e locali notturni in centro storico. Dal 2019 il Piano del commercio varato dall’ex assessore Alessia Mancini della giunta dell’ex sindaco Arena, ha individuato la zona fucsia, ossia il quartiere San Pellegrino, dove attività commerciali e di somministrazione alimenti e bevande devono chiudere entro le 24 dal 1 ottobre al 31 maggio con possibilità di chiedere deroghe ed arrivare fino all’1, ed entro le ore 01:00 dal 1 giugno al 30 settembre con possibilità di concordare con l’amministrazione comunale orari diversi per eventi particolari. Diverso discorso per i locali che si collocano al di fuori della zona fucsia: anche se ubicati a pochi metri da quelli di San Pellegrino possono chiedere deroghe tutto l’anno fino alle 2. Anche questo punto aveva suscitato perplessità riguardo a una possibile disparità di trattamento tra attività che si trovano a pochi metri di distanza. Questo quanto prevede il Patto della Notte tuttora valido. Che potrebbe, però, cambiare presto. A Palazzo dei Priori è arrivato un documento a firma di CNA, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti per chiedere di eliminare le restrizioni di orario, arrivando, per tutti, alle due, due e mezza di notte tutto l’anno. Altra gatta da pelare, dunque, per l’assessore Silvio Franco, Sviluppo Economico, che dovrà cimentarsi sullo stesso banco di prova dei suoi predecessori: cercare di comporre le richieste diametralmente opposte dei locali, che vorrebbero tenere aperto un maggior numero di ore, e dei residenti che, invece, vorrebbero ridurle per evitare musica e rumore fino a tarda notte. «Con il comune di Viterbo siamo in una fase interlocutoria – dice Luigia Melaragni segretaria provinciale di CNA Viterbo – Civitavecchia – Quando è stato approvato il Piano del commercio, come associazioni di imprenditori non eravamo entusiasti degli orari. Da allora la nostra posizione non è mai cambiata. È rimasta sempre quella. Al tavolo con l’ex assessore Alessia Mancini, avevamo concordato una serie di aspetti, ma non l’orario che è stato inserito dopo. Il Piano del Commercio è stato emendato in commissione e approvato in consiglio comunale, è li che sono stati inserti gli orari. Ma non siamo stati consultati minimamente. Non che siano obbligati a farlo, ma così è andata. Quando approvammo il Piano del commercio non era stato fatto nessun riferimento all’orario. Noi non lo abbiamo concordato. Il Patto della notte ha introdotto le deroghe all’orario, ma ogni sei mesi scadono e vanno rinnovate – prosegue Melaragni – Gli imprenditori hanno difficoltà a lavorare per deroghe, sottostando a regole che possono cambiare da un momento all’altro. Abbiamo mandato un documento unitario all’amministrazione comunale per aprire un tavolo di confronto». La richiesta è quella di tornare all’orario di prima. «Due o due mezza nei fine settimana», dice Melaragni che ricorda l’esistenza di «leggi nazionali che prevedono una serie di regole, come quelle per evitare di fare rumore. Gli strumenti ci sono per regolare certi aspetti», osserva. Certo è, secondo Melaragni, «Che se c’è qualche situazione critica particolare, che non funziona, non si possono penalizzare tutti. Ma queste attività lavorano prevalentemente la sera – fa notare – Alla mattina i turisti fanno colazione nei B&B», dice Melaragni nel rappresentare la voce degli imprenditori. «Noi siamo chiamati a dire quali sono le loro problematiche. Con queste attività ci vivono intere famiglie», conclude.