Piazza San Giovanni, Salvini: “Fuori la politica dalle scuole e dalle chiese”.
Roma – “Fuori la politica dalle scuole e dalle chiese“, Matteo Salvini le sue idee le porta in piazza. Quella di San Giovanni, ieri, a Roma, per Orgoglio italiano, l’evento organizzato dalla Lega, era invasa dagli elettori di centrodestra. E non solo. C’è chi sventola un gigantesco cartellone con su scritto: “Ho votato due volte cinque Stelle perdonami“. Un altro più vicino raffigura una grande matita con un Renzi piccolissimo che se la porta via: “Renzi ladro di matite”, con chiaro riferimento al voto. Un uomo, arrivato probabilmente alla mattina presto, è posizionato in prima fila, subito dopo la transenna che divide l’area del pubblico da quella della stampa con una corsia dove Matteo Salvini è solito passare alla fine dei comizi per salutare il suo popolo. Quell’uomo sta lì con un gigantesco crocefisso che riporta il Cristo morto sulla croce. Tutto molto suggestivo. Più in alto sventola un cartellone raffigurante la vergine Maria, dopo un po’ si abbassa e se ne alza un altro con Maria, Giuseppe e Gesù. La Sacra Famiglia. Se c’è stato chi nella Chiesa ha contestato l’uso di simboli religiosi nei comizi elettorali, la gente pare non aver raccolto l’invito. Del resto, il popolo è sovrano. Pure della propria anima.”Hanno detto chi vota Lega è un assassino – attacca Salvini -. Io penso che non possa dirsi cristiano chi permette queste partenze, mettendo questa gente nelle mani degli scafisti: meno partenze, meno morti”. Sul palco di piazza San Giovanni a Roma ci sono i temi cari alla Lega. E ci sono gli alleati: Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Il centrodestra torna unito a tutti i livelli, non solo locali, ma anche nazionali, decretando il tramonto della parentesi aperta dal governo giallo-verde, tra Lega e Cinque Stelle. Dal palco parte la critica a Beppe Grillo: autore del VaffaDay, il pubblico gli tributa un coro di Vaffa. Quel Grillo che dice “io sono il caos”, attacca Giorgia Meloni, “Lo avete visto? Si è mascherato da joker, e ha detto io sono il caos. L’unico caos prodotto dal 5 Stelle – prosegue la leader di Fratelli d’Italia – è quello che si vede a Roma grazie a Virginia Raggi. Nelle buche oramai ci si pesca, i cinghiali a Roma sono diventati animali da compagnia. Faremo opposizione finché non libereremo Roma dalla miseria grillina. La Capitale d’Italia, della cristianità, dell’Europa, del Mediterraneo, merita un sindaco alla sua altezza. Noi oggi siamo qui in piazza a chiedere Libertà – prosegue Meloni – loro barricati nel palazzo, aggrappati alle poltrone, terrorizzati dal giudizio popolare. E parlo non solo del Pd, ma anche del Cinque Stelle”. La piazza fischia. “Quelli – prosegue Meloni – che dovevano aprire il palazzo come una scatoletta di tonno, adesso sono stipati nelle loro auto blu come sardine in salamoia. Grillo è passato dal vaffa day contro il Pd al vaffa day contro chi non vuole alleanze con il Pd”. La Meloni prende fiato e scocca l’ultimo dardo al governo giallo rosso: “Per loro la democrazia funziona così, o mi voti o non voti. O voti la sinistra o non puoi votare. L’Italia vuole votare il centrodestra. E loro, chi se ne frega, fanoni governo più a sinistra della storia per fare il contrario di quello che la gente vorrebbe“. “Il governo delle cinque sinistre e delle manette”, grida Silvio Berlusconi, quando tocca a lui salire sul palco di piazza San Giovanni, e non risparmia critiche a Pd e Cinque Stelle, in particolare contro “il giustizialismo dei grillini”, sempre pesantemente contestati dal cavaliere. La piazza applaude. “Tredici anni fa eravamo qui per combattere le tasse del governo Prodi. Non pensavo di tornare oggi per lo stesso motivo. All’amore per le tasse, ora, hanno aggiunto quello per le manette – attacca Berlusconi -. Loro pensano: ‘ti spremo come un limone, e se non paghi le tasse che ti chiedo, ti sbatto in galera fino a 8 anni‘. Questo è l’ultimo messaggio mandato da questo governo in questi giorni. L’ultima minaccia, gravissima, dell’ evasione fiscale. Sono qui – prosegue il leader di Forza Italia – per dire no al governo più a sinistra della storia della Repubblica Italiana, per dire no al governo delle tasse, delle manette, della spesa facile, dell’ immigrazione incontrollata, del blocco delle infrastrutture, della burocrazia soffocante, del giustizialismo fuori controllo. Siamo qui per mandare a casa un governo non eletto dagli italiani. In poche settimane ha dimostrato di essere un governo pericoloso che metta a rischio la libertà di ciascuno di noi”. Berlusconi rispolvera il suo rapporto con la magistratura: “Alle quattro sinistre del governo si aggiunge la quinta, più pericolosa, quella di una parte della magistratura che perseguita l’avversario politico. Io qui non temo confronti con nessuno, con i miei 88 processi e le 3672 udienze“. Da Roma parte l’attacco pesante a Raggi e Zingaretti: “Sono una vergogna per Roma e per il Lazio“, dice Matteo Salvini. Siamo in balia di due perdenti. Sogno Roma e l’Italia più pulita e più sicura. Dove c’è un sindaco della Lega non arrivano più clandestini. Sogno un Paese dove un pedofilo e uno stupratore non possano più mettere le mani addosso a un bambino o a una donna. Pillolina”. E ancora: “Parlerò di Bibbiano finché campo, per restituire quei bimbi alle mamme e ai papà, non al genitore 1 e 2. Il nuovo governo ha anche avuto l’arroganza di cancellare il ministero dei disabili”. Poi c’è la notizia di questi giorni che fa scalpore: “Grillo dice di voler togliere il voto agli anziani? E domani a chi lo toglierà? Ai disabili?“, dice il leader della Lega, prima di mandare un “pensierino” anche a Renzi con il quale c’è stato da poco un faccia a faccia su Porta a Porta: “Ho scelto di non mettermi al suo livello. Lui che afferma di aver risolto i problemi del mondo, ha il 3%”, dice Salvini, prima di tornare ai temi a lui cari: “Ci hanno detto che non si poteva fare nulla sull’immigrazione. Abbiamo dimostrato che non è così: con la Lega porti chiusi per un anno. Torneremo presto al governo dalla porta principale. E governeremo senza aspettare la telefonata di Merkel e Macron. Siamo usciti dal governo perché non ci consentivano il taglio delle tasse“. Dal palco di piazza San Giovanni viene scandito a chiare lettere anche un “no” allo “Stato spacciatore, non saremo mai favorevoli a legalizzare la droga“, dice Salvini prima di rifilare un’altra stoccata al Pd: “Entrano ed escono dal Pd come fosse una casa di cura. Esce Renzi, entra Boldrini. L’unica cosa che non lasciano è la poltrona“.
Tiziana Mancinelli
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