Home Attualità Scontro in Provincia, Grancini (FdI) attacca Nocchi (Pd): “Non può fare come gli pare. Presto sarà un’altra musica”.
Scontro in Provincia, Grancini (FdI) attacca Nocchi (Pd): “Non può fare come gli pare. Presto sarà un’altra musica”.

Scontro in Provincia, Grancini (FdI) attacca Nocchi (Pd): “Non può fare come gli pare. Presto sarà un’altra musica”.

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Viterbo – Si addensano nubi nere sull’orizzonte di Palazzo Gentili: il 15 dicembre si tornerà a votare il consiglio provinciale ma non il presidente Pietro Nocchi. La riforma Delrio prevede, infatti, una diversa durata: due anni per il consiglio provinciale, quattro per il presidente. Mentre si riflette su quale sia la ratio di tale separazione, nelle province di tutta Italia sta sorgendo un problema non indifferente: presidenti di un colore, consigli provinciali di un altro. Con le conseguenze che si possono immaginare. E se è vero che, sempre la Delrio, permette al presidente di governare a suon di decreti infischiandosene del consiglio provinciale, quando la colorazione cambia, è altrettanto evidente che l’ente Provincia, così diventa un baraccone, con tanto di circo, dove il consiglio provinciale c’è, ma può essere anche ignorato dal presidente. Come se non bastasse avere tolto il voto ai cittadini e aver introdotto elezioni di secondo livello per cui in consiglio provinciale possono entrare solo sindaci e consiglieri comunali dei Comuni della Tuscia che si votano tra loro. Insomma, proprio un bel “pancotto” alla democrazia. Cucinato pure male, se in tutte le province d’Italia, l’organo deliberativo ha un’alta probabilità di viaggiare su due binari distinti: l’orientamento politico del presidente e quello del consiglio provinciale, il più delle volte: opposti. Come se la politica non litigasse già abbastanza da sola. Pure quando è monocolore. Anche a Palazzo Gentili presto si potrebbe verificare uno scenario simile. Più una certezza che un “condizionale”. Con il rinnovo dei principali Comuni della Tuscia: Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, uniti a molti altri, passati quasi tutti da centrosinistra a centrodestra, è ragionevole attendersi, proprio per le elezioni di secondo livello, un consiglio provinciale di centrodestra con un presidente del Pd. Pietro Nocchi, appunto. Un paradosso che ha del comico. Un Nocchi già attaccato duramente dall’opposizione, che tra qualche mese potrebbe diventare addirittura la sua maggioranza. Senza per questo ammorbidirsi contro l’inquilino di Palazzo Gentili.  Lo lascia intuire Gianluca Grancini (FdI) al termine dell’infuocato consiglio provinciale di ieri: “Si prospettano giorni duri per questa Provincia”, dice l’esponente di Fratelli d’Italia, uscito dalla seduta, piuttosto irritato: “Se il centrodestra sarà in maggioranza, non faremo nessuno sconto a Pietro Nocchi“. Per l’esponente del Pd, che la Delrio prevede di mantenere in carica per altri due anni, la seconda metà del mandato non sarà rose e fiori. Se non per le spine. Almeno questo è sembrato l’intendimento degli esponenti del centrodestra. Alessandro Romoli (FI), Gianluca Grancini (FdI) ieri sono stati i protagonisti di una discussione a “senso unico” molto animata. Da un lato Romoli e Grancini  hanno posto una questione piuttosto importante al consiglio: “Perché nella convocazione di oggi non ci sono i punti richiesti dalla minoranza?“. Silenzio tombale dai banchi della maggioranza di centrosinistra. La replica è stata affidata al segretario dell’ente. Come versare benzina sul fuoco. Non solo la spiegazione del segretario non è piaciuta a Romoli e a Grancini, ma li ha fatti irritare ancora di più. Prova a metterci una pezza Maurizio Palozzi, ma il risultato è un siparietto piuttosto animato del tipo torte in faccia con Romoli. “È da luglio che abbiamo chiesto di discutere alcuni punti di grande rilevanza per il nostro territorio – dice Grancini al termine del consiglio provinciale – Talete, fitofarmaci, il problema dell’arrivo dell’immondizia da Roma, la riorganizzazione del personale, le elezioni del consiglio provinciale. Di tutto ciò non ci è mai stato consentito di discutere. Stiamo parlando di temi che toccano da vicino la vita dei cittadini e che in questi mesi sono stati al centro di discussioni e preoccupazioni. Ma in Provincia non se ne può parlare. La nostra richiesta di discuterne è caduta nel vuoto. Convocano il consiglio provinciale e nell’ordine del giorno, tutto ciò che, secondo le nostre prerogative di consiglieri, avevamo il diritto di voler discutere, non c’è traccia. La ritengo una cosa estremamente grave. Come ritengo inammissibile il comportamento del presidente della provincia Pietro Nocchi di non presentarsi oggi (ieri 18 ottobre 2019 ndr) quale presidente dell’Ato in quinta commissione al comune d Viterbo dove si discuteva di partecipate e quindi di Talete. Non solo non è intervenuto in quella sede, ma non ci consente di parlarne nemmeno in consiglio provinciale. Veramente questa è una situazione non più tollerabile. Aspettiamo le elezioni del 15 dicembre e se il centrodestra sarà alla guida di questo ente, ne vedrete delle belle. Il presidente non può fare come gli pare”.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.