Viterbo, 3 dicembre 2024 – Amministrazione comunale e commercianti di nuovo ai ferri corti, al centro dello scontro tornano le chiusure del quartiere storico, dopo un week end di Natale che non è andato bene a tutti. Mura “blindate”, ma la gente a passeggio si è concentrata solo in alcune zone: San Pellegrino, Sacrario, via Marconi. Nelle altre i commercianti denunciano il deserto, aggravato dal divieto di transito alle auto. “A Porta Romana non ci sono luminarie, né parcheggi, perché la chiudono? Lo scorso week end sembrava di essere tornati ai tempi del Covid”, esclama piuttosto stizzita Maria Pia della sanitaria Balletti, situata proprio all’inizio di via Garibaldi.

Ma c’è chi ha superato anche la soglia di una normale arrabbiatura ed è letteralmente inferocito come Arianna Galletta del Red Rose in largo San Sisto subito dentro Porta Romana: “Qui a fare luce in una zona altrimenti buia lo scorso week end è stata quella del mio bar. Non solo non ci sono luminarie, è tutto buio”, dice piuttosto risentita e adirata. Restare aperti lo scorso week end con Porta Romana chiusa al traffico e nessuno a passeggio, come testimoniano loro stessi con delle foto postate sui social, è stato pesante, ma soprattutto costoso: “Dalle 15:30 alle 20 avrò battuto circa dieci scontrini”, lamenta Arianna, “I dipendenti sono venuti qui a passare il tempo, non si è vista una persona. Giovedì scorso siamo andati in consiglio comunale, ci ha ricevuto la sindaca con il consigliere comunale Marco Nunzi. Avevano deciso addirittura di chiudere venerdì, sabato e domenica, poi, fortunatamente, hanno escluso il venerdì, altrimenti non so cosa avremmo fatto. A Porta Romana non c’è nulla, perché devono chiudere? Per la giostra a piazza del Plebiscito?”.
La pensa così anche Maria Pia della sanitaria: “Questa (via Garibaldi) è una via importante, oltre a noi c’è Galiano, Pallucca, Ragonesi, credo che in nessun’altra via di Viterbo ci siano i negozi storici che ci sono qui. Lei (Chiara Frontini) non può chiudere per la giostra. Chiudesse da via Cavour in giù, così la gente gira prima. San Pellegrino e il Sacrario erano pieni, ma qui, chi viene? Non scende nessuno, non ci sono attrazioni, non ci sono parcheggi, perché chiudere se la gente non c’è”. Se questa è l’aria che si respira nei pressi di Porta Romana e via Garibaldi, dall’altro lato, Sacrario e via Marconi, nonostante la presenza delle attrazioni e del mercatino, le cose non vanno per niente meglio. Cardoni abbigliamento fa notare che ieri “C’erano ancora le transenne del divieto di transito in via Marconi lunedì mattina”, dice Cardoni, “A noi serve che la gente passi anche in auto, io ho clienti di 80-90 anni, non possono venire a piedi”. C’è poi la questione piazza Verdi: “Non hanno montato nulla, è rimasta vuota tutto il week end, almeno potevano consentire di parcheggiarci”. Sonora bocciatura, secondo Cardoni, pure del mercato in via Marconi: “Alcuni turisti mi hanno detto che sono venuti da Pescara per il mercatino, ma che sono rimasti delusi, poiché non c’è quasi nulla di tipico natalizio. Mi ha detto la stessa cosa una turista di Firenze”. Ma quello che infervora gli animi è la “disorganizzazione”, “non c’è alcuna indicazione per dire dove sono i parcheggi, dove sta il Christmas, ho preso io dei depliants dalle casette per darli alle persone che vengono nel mio negozio a chiedere informazioni. La segnaletica la stiamo facendo noi”, dice Cardoni indicando un alberello di Natale in legno destinato a riportare le indicazioni per le varie iniziative e zone della città”. Scendendo verso il Sacrario, il clima arroventato non cambia: “Serve una città normale, decorosa, pulita, sicura a quelli come me che lavorano qui 365 giorni all’anno questi eventi che portano solo gente che mangia panini non servono. Quello che vogliamo è una città dove chi arriva da fuori sappia dove parcheggiare. Invece arriva e trova tutte le porte chiuse e va via. È tutto buio, altro che luminari, io alle sette chiudo e vado a casa perché ho paura. Stiamo lavorando, ma il fine settimana di meno. La differenza si vede. Portare quattro bancarelle e qualche luminaria non mi cambia la vita. Questo non più un centro, è un circo, c’è chi frigge, chi cuoce. Non serve a nulla”, conclude