Polizia Penitenziaria corteo di protesta: “Andiamo a lavorare senza sapere se torneremo a casa”.
Viterbo – “Usciamo la mattina per andare a lavorare, senza sapere se torneremo a casa, o se ci torneremo con le ossa rotte“. Lungo le vie del centro il corteo degli agenti di Polizia Penitenziaria organizzato dalle sigle sindacali lo grida al megafono. “Cittadini, dovete sapere. Perché oggi siamo, qui, a sfilare per le vie cittadine, per farvi conoscere qual è la vita della Polizia Penitenziaria“. Da piazza del Plebiscito, al Sacrario, a via Marconi, piazza del Teatro fino a tornare a piazza del Plebiscito, passando per il Corso, dove stamattina, 14 febbraio 2020, è partito il corteo dei manifestanti, dopo il raduno davanti a Palazzo dei Priori. Il corteo avanza e racconta la sua storia. “La politica ci ha abbandonato. Ma non è giusto. Noi prestiamo un servizio alla società, alla collettività, dobbiamo essere tutelati. Aiutati“. A tratti parte l’Inno d’Italia, ma il ritornello del corteo è solo uno: “Dignità, dignità, dignità”. Il supercarcere di Mammagialla è a Viterbo, ma raccoglie i detenuti di tutta Italia. E non solo. Quasi la metà sarebbero cittadini extracomunitari, l’altra metà in parte straniera, altra, minoritaria, italiana. Insomma la struttura è ubicata nel capoluogo della Tuscia, ma è chiaro che la sua funzionalità e la sua valenza varca di molto i confini provinciali. “Siamo dei cuscinetti tra l’amministrazione penitenziaria che ci ha abbandonato e i detenuti che ci aggrediscono“. E questo si aggiunge: “La gogna mediatica che dobbiamo subire”, dice Umberto Di Stefano, segretario nazionale dell’Uspp durante il corteo. “Il carcere non è una discarica sociale e gli agenti della Polizia Penitenziaria non sono dei torturatori”. In tanti oggi in piazza a protestare per le condizioni del carcere Mammagialla. Alla partenza del corteo, in piazza del Plebiscito, stamattina alle ore 10,00 si è visto il senatore della Lega, Umberto Fusco, il deputato Mauro Rotelli, e il vice sindaco Enrico Contardo. Il sindaco, Giovanni Arena, invece, ha accolto i manifestanti nella sala del consiglio comunale a Palazzo dei Priori per la conferenza stampa di chiusura. Presenti le sigle sindacali: Sappe, Osapp, Uspp, Cgil, Cisl, Uil e Capp. “Portiamo in piazza quello che subisce la polizia penitenziaria – dice Federici Gino di CGIL -: lesioni dei propri diritti, innanzitutto quello della serenità personale e della sicurezza fisica. Il personale subisce aggressioni scaturite per ripristinare ordine e sicurezza dentro l’istituto e arginare situazioni di pericolo. La funzione del carcere di Viterbo è una servitù che facciamo a Roma e all’Italia. Ci dovrebbero ringraziare. Con il nostro lavoro manteniamo ordine e sicurezza. I poliziotti della penitenziaria hanno quasi tutti più di 50 anni. Qui non c’è nessuno che si alza per andare a fare il bullo in carcere. Questa non è la fine, ma solo l’inizio: continueremo a protestare, finché non cambierà qualcosa. Purtroppo siamo stati abbandonati. Quello che è accaduto al carcere di Viterbo, è accaduto solo in altri 4 carceri. In tutta Italia ci sono 190. L’amministrazione centrale penitenziaria è sorda e ci abbandona, così, siamo costretti a rivolgerci al sindaco. Non c’è la volontà di sistemare le cose. Ma non è più possibile lavorare così, come al carcere di Mammagialla. Siamo allo stremo. C’è gente che rinuncia a parte della pensione per andarsene via due, tre anni prima. Siamo prossimi all’implosione“. “Anche nella riunione di ieri abbiamo preso un due di picche dalla nostra amministrazione. La misura è colma“, dice Davide Ricci. C’è poi Simona Buzzo della Uil: “Il poliziotto penitenziario dovrebbe garantire ordine e sicurezza, partecipare all’opera di rieducazione del detenuto. E, invece, siamo diventati dei veri e propri cuscinetti umani tra un’amministrazione che non ci tutela e il detenuto che ci pressa, ci sovrasta quotidianamente, anche fisicamente. I detenuti ci osservano, sanno che siamo numericamente pochi, che equivale ad essere deboli. Dobbiamo riacquistare la nostra dignità di poliziotti”.






