Home Prima Pagina Quel legame tra santa Rosa, san Francesco e le omonime basiliche di Assisi e Viterbo

Quel legame tra santa Rosa, san Francesco e le omonime basiliche di Assisi e Viterbo

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Quest’anno Lux Rosae, la fiaccola trasportata dai 18 messaggeri di Rosa attraverso una maratona di 130 chilometri, partirà dalla città di Assisi.\r\n\r\nSarà accesa sulla tomba di san Francesco e benedetta dal custode del convento, prima di partire alla volta di Viterbo, per arrivare a San Sisto, in tempo per l’inizio del Trasporto di Gloria, sulla quale la fiaccola sarà apposta.\r\n\r\nSanta Rosa e la basilica di San Francesco. La scelta di Assisi è estremamente simbolica dal punto di vista storico. Santa Rosa, infatti, era una terziaria francescana. I genitori la educarono ai valori di san Francesco d’Assisi. Le cronache dell’epoca raccontano che il Santo fu a Viterbo probabilmente nel 1209, mentre era in città Papa Innocenzo III e che proprio il compagno del Santo, fra Leone, colui che per primo lo seguì ad Assisi, fosse viterbese. Sicuramente san Francesco visitò Tuscania, dove, si narra, guarì una donna. Qualche anno più tardi inviò un gruppo di frati viterbesi a stabilirsi nell’umile oratorio di San Simone. Questa sistemazione, però, sembrò a Gregorio IX, già amico di san Francesco, troppo umile e ristretta, così nel 1236, a dieci anni dalla morte del Santo, pensò di far costruire a Viterbo una chiesa e un convento per i frati Minori, donando all’Ordine una vasta area sul colle di Sonsa, presso l’attuale piazza della Rocca, dove sorse un convento e la chiesa: l’attuale basilica di San Francesco. Il convento ospitò S. Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell’Ordine, dottore serafico della Chiesa e altri insigni personaggi tra cui, probabilmente, lo stesso Dante Alighieri e forse S. Antonio di Padova.  Qui, il 3 luglio 1528, è nato ufficialmente l’Ordine dei Cappuccini con la Bolla firmata da Clemente VII, e fu confermato di nuovo l’Ordine degli Agostiniani nell’11 aprile 1258 ad opera di Alessandro IV che approvò il primo generale dell’Ordine: il venerabile Lanfranco Sotera. Il complesso che fu eretto sul colle di San Francesco conobbe un momento di grande splendore, quando divenne un centro religioso e politico di enorme importanza, ospitando imperatori, papi, legati, rettori e illustri personaggi. Il convento diventò una delle dimore principali dell’Ordine francescano tanto che alla fine del XVIII secolo, essendo anche uno dei pochi conventi rimasti, finì per raccogliere tutti i francescani. Nella basilica di San Francesco i cittadini si riunivano in Parlamento. E proprio qui veniva santa Rosa. Insieme alla madre la giovane si fermava ai piedi dell’altare ad ascoltare la semplice parola dei frati minori che furono per lei maestri di spirito. La sua missione religiosa, rimasta negli annali della storia, iniziò con una visita a questo altare. Il 24 giugno 1250 santa Rosa presso la chiesa di San Francesco prese  il velo con una manifestazione pubblica e solenne, poiché quel giorno era la festa del Precursore S. Giovanni.\r\n\r\n \r\n\r\nIl legame tra la Basilica di San Francesco di Viterbo e quella di Assisi. Splendida e austera la basilica di San Francesco oggi resta a testimoniare la grandiosa storia di cui è stata protagonista. I francescani iniziarono la costruzione della chiesa sul colle di Sonsa nel 1236. Il legame tra Assisi e Viterbo è scritto sulle mura di questo edificio sacro: c’è una stretta somiglianza tra il nucleo originario della chiesa di San Francesco e la basilica superiore di San Francesco in Assisi, da poco ultimata all’epoca della costruzione di quella viterbese. Coincidendo, inoltre, sia l’anno di inaugurazione, sia il papa commissionario, Gregorio IX, si tende a pensare che sia lo stesso anche l’autore: Fra Elia, lo stesso che si occupò della sepoltura del Santo ad Assisi. La forma, ispirata in alcune caratteristiche dimensionali e stilistiche anche a quella di Santa Chiara, doveva essere piuttosto sobria. La scelta iniziale della grandiosa navata unica, lunga circa 60 metri, quasi il doppio del transetto, larga 12, e alta 20 metri, coperta a capriate lignee su archi trasversali di profilo ogivale, che ricadono su semicolonne laterali, rispecchiava il modello di molte chiese francescane coeve del centro Italia. Essa sembra il frutto di due distinte fasi edificatorie. La tesi più diffusa è che la chiesa di San Francesco fu costruita sulla preesistente chiesa romanica di Sant’Angelo in Castello del secolo X, consacrata da Alessandro III (1160) e ricca di memorie, come la venuta di san Bernardo e la sepoltura di un cardinale. Essa non fu abbattuta, ma divenne parte integrante della nuova struttura, dove convivono, pertanto, lo stile gotico con quello romanico. Le chiese sono, quindi, due: una dentro l’altra, una romanica, cioè l’antica Sant’Angelo in Castello che fu ampliata e innalzata, e l’altra gotica, l’attuale basilica di San Francesco.\r\n\r\nL’architetto avrebbe fuso i due stili tra loro, proseguendo in verticale le vecchie colonne con l’inserimento di un secondo capitello su quello preesistente per ottenere l’altezza tipica del gotico. Al suo interno la basilica di San Francesco è in stile gotico francescano con alcuni elementi cistercensi e cosmateschi per quanto riguarda le tombe. Qui sono presenti due importanti sepolture quella di Clemente IV e quella di Adriano V.\r\n\r\nNon sono presenti stucchi, statue superflue. L’arredo è severo, le pareti nude di peperino, tanto all’interno che all’esterno, di effetto serio e vetusto.\r\n\r\nNel corso dei secoli la chiesa originaria ha subito numerose e profonde modifiche. Come altre chiese viterbesi, poi, anche la basilica di San Francesco subì il pesante bombardamento del 1944 che la devastò completamente al punto da lasciare in piedi solo le mura perimetrali. Essa fu ricostruita, ripristinando le linee autentiche duecentesche con l’intento di restituirla al suo assetto originario. Al termine dei lavori si tenne una settimana di festeggiamenti, dal 19 al 26 aprile 1953, per la solenne inaugurazione.\r\n\r\nLa basilica di San Francesco e il ciclo solare. Proprio questa chiesa fondata dall’ordine francescano, ispirato ai principi di San Francesco, l’autore del cantico di Frate Sole, rivela con l’astro diurno un legame particolare. La chiesa, infatti, quando fu fondata, fu allineata con l’asse della sua navata verso il punto di sorgere del Sole al Solstizio d’inverno, quindi, simbolicamente, verso il Sole nascente a Natale: la rinascita del Cristo e del Sol Invictus.\r\n\r\nLa materializzazione dell’asse della chiesa sul terreno è accurata, fu probabilmente ottenuta mediante un metodo geometrico-gnomonico, ad esempio il tracciamento del decagono regolare sul terreno dopo aver stabilito le direzioni cardinali astronomiche mediante il metodo dell’Almucantarat (Cerchio Indiano).\r\n\r\nLa levata solare solstiziale invernale è visibile ancora oggi. Ogni anno, il 21 dicembre, il  Sole nascente inonda la grande quadrifonia dell’abside dietro l’altare e proietta i suoi raggi all’interno della navata della chiesa,  illuminandola di una luce rosata che disegna un raggio caldo e luminoso.\r\n\r\nL’orientazione della chiesa di San Francesco è quindi di tipo solstiziale invernale, cioè il suo asse è orientato con buona precisione verso il punto di sorgere del Sole al solstizio d’inverno all’orizzonte naturale locale, con interessanti significati simbolici.\r\n\r\nLa quadrifora da cui entra la luce dell’alba, offrendo uno spettacolo veramente suggestivo, resta il massimo ornamento della chiesa, raffigurante l’albero francescano e i suoi frutti spirituali: i primi compagni di S. Francesco, Fra’ Leone e Fra’ Soldanerio, viterbesi entrambi, S. Rosa da Viterbo e San Bonaventura da Bagnoregio.\r\n\r\n(Tratto dal libro: Astronomia e architettura sacra a Viterbo. Di Adriano Gaspani e Tiziana Mancinelli) \r\n\r\nSolstizio d’Inverno nella basilica di San Francesco – Viterbo. Guarda il video.\r\n\r\n \r\n\r\nLeggende e misteri. All’interno della basilica di San Francesco  resta  il coperchio di un sarcofago a raccontare una storia avvolta nel mistero.  Esso riporta in bassorilievo una nobildonna in veste di terziaria francescana, della quale non si ha nessuna notizia, tantomeno riguardo al nome. Prima che fosse colpito dal bombardamento del 1944, il sarcofago riportava quattro stemmi gentilizi e un giglio vicino alla testa. Fu indicata spesso con il termine “Ignota” di vaga ispirazione manzoniana del più celebre Innominato. Alcuni elementi fanno pensare che si potrebbe trattare di Malaspina. Nell’ottobre del 1960 alcuni operai effettuando dei lavori ritrovarono proprio qui una targa di piombo con scritto in latino: “Angela Malaspina, viterbese terziaria dell’ordine di San Francesco, morì il XXVII aprile MDCCXVIIII”. Forse, allora, potrebbe essere proprio questo il nome dell’Ignota.\r\n\r\nAccanto al sarcofago di questa donna si trova la statua funeraria del Card. Vicedomino Vicedomini, definito “Papa per un giorno”, poiché deceduto il 5 settembre 1276, cioè il giorno successivo alla sua elezione a Pontefice con il nome di Gregorio XI, senza aver ricevuto la consacrazione. Modificato e rinnovato più volte nei secoli anche questo sarcofago subì il tremendo bombardamento che cancellò la seguente iscrizione, mai più ripristinata: “Ti parlano, o lettore, i muti sassi su cui è scolpita questa rozza immagine, avvertendoti, con la presenza del defunto, che non si deve stimare ciò che è transitorio. Qui giace, infatti, Vicedomino, nato presso Piacenza, e famoso figlio di S. Francesco, a cui la dura sorte diede di essere veramente un Vice – Dio, ma nello stesso giorno gli diede la Cattedra di Pietro e la morte”. L’iscrizione oggi è ricordata con una targa che cita: “in un sol giorno ebbe il soglio di Pietro e la pietra sepolcrale”\r\n\r\nUn’altra leggenda che si racconta riguarda il pontefice Giovanni XXI travolto nel sonno dal tracollo del soffitto della camera nuova del Duomo in cui dormiva. In seguito all’incidente morì poco dopo, il 19 maggio 1277. Riguardo a questo fatto si racconta che un religioso dell’Ordine dei Minori in San Francesco, proprio quella notte, ebbe la visione in sogno di un uomo tutto nero che con un grande martello colpiva Palazzo dei Papi per farlo crollare.  Colto dallo spavento il religioso iniziò a urlare, richiamando tutti gli altri religiosi, ai quali chiese di pregare per evitare la tragedia. E proprio in quegli stessi istanti la camera del papa misteriosamente crollò.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.