Viterbo – Un emendamento di Massimo Erbetti (M5S), votato all’unanimità da tutto il consiglio comunale, dà il via libera alla riqualificazione della torre civica di piazza del Plebiscito in vista di una sua apertura al pubblico. Una svolta importante, anche perché potrebbe segnare un cambio di passo nell’approccio alla vocazione turistica della città. Si comincia a capire che per attrarre il turismo bisogna “rispolverare” i gioielli di famiglia e proporli all’interno di una città accogliente dal punto di vista dei servizi e del decoro urbano. Soprattutto si comprende che il turismo porta ricchezza, quando la presenza di visitatori si traduce in entrate per il comune di Viterbo e non solo per i commercianti che, evviva Dio, innalzano il loro fatturato nei periodi di maggiore affluenza. La riqualificazione della torre per riaprirla al pubblico pagante va nella direzione di portare entrate fresche e dirette alle casse comunali. Così il turismo è una ricchezza, altrimenti diventa solo uno sfruttamento della città, che per un numero maggiore di presenze dentro il suo perimetro deve spendere di più in servizi come igiene urbana, sicurezza, trasporto. La riapertura delle torre, inoltre, riafferma una sensibilità verso le testimonianze della nostra storia e l’importanza di preservarle. Soprattutto se dovesse andare avanti, come sembra, un vero e proprio itinerario turistico delle torri, che potrebbe includere quella di piazza del Plebiscito, ma anche quella di Palazzo egli Alessandri, erroneamente detta Scacciaricci, e quella d Bagnaia. Queste ultime due, tra l’altro, già ristrutturate e pronte, salvo qualche altro intervento marginale finalizzato alla loro riapertura. L’itinerario turistico delle torri, del resto, in altre città è già cosa sperimentata da tempo, con successo. Viterbo non inventa nulla di nuovo, semmai si mette al passo con chi già da parecchio ha fatto del turismo un’importante risorsa dell’economia locale. Basti guardare nella vicina Firenze. Qui le torri aperte al pubblico sono ben tre: la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, il Campanile di Giotto del complesso del Duomo e la Torre di San Niccolò, parte dell’antica cinta muraria della città. La prima è uno dei simboli di Firenze. Svetta verso l’alto con i suoi 95 metri di imponenza che regalano una vista mozzafiato sulla città. Si ale fino alla cima percorrendo 400 scalini. Anche la salita offre i suoi punti di attrazione. Gli scalini, infatti, si snodano sul camminamento di ronda in modo suggestivo e con affacci intermedi che spezzano un percorso altrimenti monotono. L’altra torre visitabile di Firenze è il Campanile di Giotto che è la Torre Campanaria del Duomo di Santa Maria del Fiore. Significativa testimonianza dell’architettura gotica fiorentina del Trecento, è considerato tra i più belli d’Italia. Il Campanile di Giotto è alto 82 metri. Anche in questo caso gli scalini da fare sono molti: 414, ma non scoraggiano il turista. La Torre offre 3 piani intermedi, e già da essi ci si può affacciare per apprezzare la vista e riposare. Le rampe di scale non sono molto ampie e sono usate sia da chi sale sia da chi scende. C’è poi la torre di San Niccolò in piazza Poggi, lungo l’Arno, situata sotto la terrazza di Piazzale Michelangelo. Meno famosa delle altre due, si impone all’attenzione del pubblico per la sua maestosità. Monumento caratteristico del quartiere di San Niccolò, è alta “solo” 30 metri, scalabili tramite 160 comodi scalini. Ma il tour delle torri fiorentine non è l’unico in Italia. Ce ne sono molti altri. Dove questo tipo di offerta turistica si è imposta in modo piuttosto preponderante è in Emilia Romagna. I portali turistici offrono addirittura un itinerario alla scoperta della regione “dall’alto”. In questa parte d’Italia sono veramente tante le torri aperte al pubblico che offrono al turista uno spaccato inedito e sicuramente attraente del territorio. C’è Torre della Ghirlanda a Modena alta 89 metri, simbolo della città. Torre degli Asinelli a Bologna. Qui i turisti sono disposti a fare 498 gradini per godersi un panorama unico dall’alto dei suoi 97,2 metri e una pendenza di oltre 2 metri ben visibile, che offre un elemento di attrazione in più. C’è, poi, la Torre campanaria della Cattedrale di San Pietro a Bologna, la Torre Prendiparte. Al suo interno si trovano 12 camere, una per piano, che accompagnano in una salita vertiginosa fino alla terrazza panoramica a quota 60 metri. Molto visitata la Torre dei Leoni. Intorno ad essa nel 1385 fu costruito il Castello Estense. Pianta quadrata ed edificata in mattoni, offre una vista spettacolare sulla città. Si prosegue con il Campanile dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro. L’edificio sacro è considerato uno dei gioielli nascosti d’Italia. Un capolavoro medioevale eretto nei pressi del Bosco della Mesola, dove, si dice, il monaco Guido d’Arezzo inventò le sette note musicali. Il campanile risale all’anno 1000 e si erge per 48 metri d’altezza, grazie ai quali veniva avvistato anche da lontano dai pellegrini e dai viandanti in transito da Venezia a Ravenna. La vista che si apre a chi sale fino in cima si estende fino alle valli del vicino Delta del Po. L’itinerario alla scoperta dell’Emilia Romagna prosegue con la Torre dell’Orologio a Brisighella. Scalinata ripida con oltre 300 scalini. Torre San Michele a Cervia, un vero e proprio fortino: pianta quadrata e 22,5 metri di altezza, edificati per difendere la città da Turchi e Saraceni. Torre Oriolo dei fichi a Faenza. Essa rappresenta ciò che resta dell’antico mastio appartenuto alla famiglia Manfredi nel XV secolo. Pianta esagonale, alta 17 metri, in cima ai quali i spalanca un ampio terrazzo con torretta da cui gustarsi la vista del paesaggio che si estende dall’Appennino alla riviera romagnola, comprendendo Faenza, Forlì, Bertinoro e Ravenna. Campanile dell’ Abbazia di San Mercuriale a Forlì. È tra i più alti d’Italia con i suoi 70 metri. Si erige sul fianco destro della chiesa restringendosi gradualmente verso la vetta. All’epoca della sua costruzione (1178-1180), venne considerato uno dei capolavori d’Italia, tanto da ispirare molte altre costruzioni dello stesso genere a partire dal Campanile di San Marco a Venezia. E proprio Venezia è una delle altre città che ha scelto di valorizzare le sue torri e i suoi campanili, facendone un itinerario turistico a pagamento, anche in questo caso molto gettonato. Attrazione per i turisti è così diventato il Campanile di San Marco: con i suoi 99 metri offre la vista, forse, più famosa della città, del bacino di San Marco e dell’intera piazza con basilica e Palazzo Ducale, ma anche la chiesa della Salute. Visitabile anche il campanile di San Giorgio Maggiore che offre una vista panoramica della laguna e della città. Sul “menu” turistico anche la famosa Torre dell’Orologio astronomico che attraverso una scala a chiocciola conduce alla Terrazza dei Mori dalla quale si spalanca una magnifica vista su piazza San Marco. Il potenziale turistico delle torri è, dunque, già ampiamente sfruttato e sperimentato in tutta Italia. Un sentiero già battuto da altri, dunque. Per la città di Viterbo non sarà difficile mettersi in carreggiata e sfruttare a dovere quell’investimento di 300 mila euro circa richiesto per la riapertura delle torre civica. Il tour delle torri, riscoprendo magari anche quella di Palazzo degli Alessandri che offre una magnifica vista sul quartiere San Pellegrino, e la torre di Bagnaia che permette di ammirare dall’alto sia il borgo sia la magnifica Villa Lante, raro gioiello italiano, permetterà di concretizzare una narrazione del proprio patrimonio sicuramente diversificata e attrattiva, considerando anche che la città di Viterbo, è già famosa per un campanile unico nel suo genere: il campanile che cammina. La macchina di santa Rosa. Questo ed altri evidenziano come gli argomenti per sfruttare al meglio la riapertura delle torri, non mancheranno di certo.
Tiziana Mancinelli
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