Viterbo – Risponde al telefono e in sottofondo c’è un gran frastuono. Il sindaco Giovanni Arena beccato in una manifestazione pubblica, una delle tante a cui partecipa sempre volentieri, non si tira indietro, nemmeno al cellulare. Nonostante gli impegni risponde. “La nuova giunta? Ci penserò stanotte”. Forse perché il tempo a disposizione di un sindaco che ha deciso di partecipare quanto più possibile alla vita cittadina è sempre risicato e, allora, non resta che la notte per pensare a una grana come la nuova giunta. O, forse, proprio perché un argomento così spinoso, è pure uno di quelli che toglie il sonno. Quel che è certo, però, è che domattina il sindaco si presenterà all’incontro con i parlamentari viterbesi e i capigruppo di maggioranza con una sua proposta sulla nuova giunta. Pare oramai certo: esce solo Francesca Bufalini (FI), entra solo Ludovica Salcini (Lega). Ma le deleghe potrebbero fare un “giro di valzer”. Non tanto spinto. Il criterio proposto sarebbe quello di armonizzare gli assessorati con i settori comunali. Evitare che un assessore faccia capo a più di due dirigenti. L’ideale sarebbe uno. E, dunque, in quesi giorni si sarebbe lavorato per raggruppare le deleghe secondo l’articolazione degli uffici. Non sarà cosa semplice. I settori sono nove. E pure gli assessori. Conto paro. Ma la questione è un po’ più complessa. Ad esempio l’agricoltura che dovrebbe tornare alla Lega, sta nel settore insieme al commercio e al Col, deleghe attualmente assegnate a Fondazione. Così come il Patrimonio, in mano a Barbieri (Fondazione), ma incluso nel settore di De Carolis (FdI) insieme a sport, cultura turismo e pubblica istruzione. Con quest’ultima che è attualmente gestita da Elpidio Micci (FI) insieme a un pezzo di Lavori Pubblici, quelli delle frazioni, mentre l’altra parte, quelli del capoluogo in mano a Laura Allegrini (FdI). Insomma uno spezzatino difficile da ricomporre. Riuscirà la politica a trovare una quadra che sia pure quella che consenta alla macchina amministrativa di lavorare più efficientemente? Intanto i criteri per sbrogliare l’intricata matassa sarebbero stati fissati. Sindaco e partiti comporranno i diversi pacchetti i deleghe (leggi assessorati) e li proporranno agli assessori che non avranno facoltà di proporre modifiche, tagliuzzamenti, spostamenti. “O accettano le deleghe che gli vengono date, o vanno a casa” è la frase che si leva dai corridoi che conducono alla stanza dei bottoni. Un altro criterio sarà quello di “far guadagnare lo stipendio agli assessori“. Escluso, quindi, che qualcuno possa gestire una sola delega, o deleghe leggere. Ad ognuno la sua bicicletta. Chi non pedala, resta a piedi. Così come rischia di restarci anche il primo cittadino se non assegnerà le deleghe in suo possesso. Sarebbe stato questo l’indirizzo dato dai partiti.