Viterbo, 17 marzo 2022 – Il Medioevo a Viterbo va alla grande, da sempre considerato connotato distintivo della città, che, però, ha anche un importante capitolo della sua storia “intitolato” al Rinascimento. E chissà che l’arrivo di Vittorio Sgarbi nella città dei Papi con un movimento che si chiama proprio così: “Rinascimento”, non contribuisca a dare nuova e ulteriore vitalità a Viterbo, già da qualche anno sempre più al centro degli itinerari turistici. Proprio oggi Vittorio Sgarbi è entrato ufficialmente nella vicenda politica locale che punta dritta al rinnovo del consiglio comunale di Viterbo. In proposito Sgarbi annuncia una novità: «Si voterà il 29 maggio, ho parlato ieri sera con il premier Draghi», dice durante la conferenza stampa nel cuore del centro storico viterbese. E proprio dal governo nazionale, Rinascimento attinge le motivazioni per legarsi al movimento “Io apro“, nel segno di un recupero dei diritti fondamentali della persona, finiti sotto un rullo compressore nei due anni di pandemia. Sgarbi non presenta ancora un vero e proprio programma, ma lancia alcuni flash piuttosto significativi: fare un «festival» sullo stile Caffeina, ma che si apra anche ad altri settori come «teatro, danza, musica», come avviene anche per il «festival di Spoleto e la biennale di Venezia». Un altro caposaldo della crociata rinascimentale nella Tuscia sarà la «Macchina di santa Rosa. L’Unesco – dice Sgarbi – ha tutelato, anziché la città, quel bene immateriale che è la macchina di Santa Rosa. È una «ragione di appartenenza» e sarà «simbolo di battaglia affinché Viterbo diventi capitale della spiritualità», dice Sgarbi ricordando la «vicenda papale» e il «bellissimo Palazzo dei Papi non abbastanza utilizzato». Propone, quindi, «una convezione con il Comune» per portare le opere di Sebastiano del Piombo nella sede di Palazzo papale che ha degli spazi straordinari. La macchina di santa Rosa non può non essere una invenzione più potente di quella delle altre città sorelle, perché nulla è più bello di queste architetture mirabili, e io sono l’unico che, con il coraggio che è nella mia natura, ho voluto che la macchina fosse all’Expò di Milano in un padiglione in cui essa rappresentava la grandezza dell’Italia. Questo si può fare anche in altre occasioni. Ho anche discusso con Giovanni Arena che non voleva darmene neppure un pezzo per Sutri, nemmeno quelle che stavano nel museo. Non posso immaginare che uno abbia una cosa così importante ed essa vada solo per le contrade di Viterbo. Sgarbi rinnova la sua disponibilità a ricoprire il ruolo di una sorta di “assessore alla bellezza“: «Ho dichiarato di essere disponibile – ha detto – non posso fare il sindaco della città, (essendolo già Sutri ndr), ma posso essere assessore in otto mila Comuni italiani, poiché si tratta di un ruolo di nomina e non elettivo. Quindi ho dato la mia disponibilità ad essere un assessore della bellezza, o alle grandi attività, un assessore alla cultura nel senso più ampio senza portare via il posto a nessuno». Sgarbi si sofferma anche sul circuito museale: «Sutri ha un museo che funziona, non solo perché ci sono le opere, ma perché si fanno le mostre». Il riferimento è a Palazzo Debbing che ha stipulato una «convenzione con il Comune». Sgarbi, infine, boccia la scelta di portare i capolavori di Sebastiano del Piombo a Palazzo dei Priori: «L’allestimento è sbagliato – dice – sono stati messi nel retrobottega», e ne suggerisce il collocamento a Palazzo dei Papi: «se tu metti le opere più importanti che hai, in un luogo dove vanno più persone, hai un vantaggio. L’allestimento attuale è un fallimento – dice – anche dove si vuol fare bene si fanno cose…». Un passaggio Sgarbi lo fa anche sul Caffè Schenardi ricordando che luoghi così sono parte «della tradizione». Con la conferenza stampa di oggi Rinascimento è ufficialmente entrata nella partita delle amministrative del comune di Viterbo, con i suoi valori e la sua filosofia che trova la sua sintesi nella frase: «Tu sei quello che sai» «Gran parte dell’umanità non esiste, poiché se uno non sa, non serve a niente».