Salvini a colloquio da Draghi: «Abbiamo parlato di riaperture e di ritorno alla vita».
Nazionale, 23 febbraio 2021 – «Con il Presidente Draghi abbiamo parlato di riaperture», commenta così il leader della Lega, Matteo Salvini, al termine del colloquio con il presidente del consiglio durato circa trenta minuti. Nessun cenno ai sottosegretari: «Il tema lo lascio a voi», dice Salvini ai cronisti, e torna sulla questione delle riaperture. «Noi siamo per la tutela della salute – dice – però, e su questo son contento che ci sia sintonia con il presidente Draghi, siamo per interventi mirati. Se c’è un problema in quella zona, in quella provincia, chiudi solo quella. Faccio l’esempio di Brescia in Lombardia, in questo caso intervieni su Brescia, non fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania». Su questo Salvini rimarca il cambio di passo: «Chiusure mirate – sottolinea – a differenza di quello che accadeva qualche mese fa. E poi un ritorno alla vita. Se si può pranzare tranquilli, si può anche cenare. Per quel che mi riguarda palestre, impianti sportivi, oratori, istituti culturali possono tornare ad operare, garantendo salute e distanze. Chi non può riaprire, dovrà essere rimborsato istantaneamente». Un Draghi, dunque, meno rigorista? Salvini specifica: «Non mi permetto di mettere parole in bocca ad altri. Penso, però, che ci sia voglia di cambiamento anche da questo punto di vista. È necessario fare attenzione, usare cautela, se ci sono terapie intensive occupate, è chiaro che non si scherza con la salute della gente, ma alcune norme di buon senso, come quelle che riguardano i ristoranti, sì. Mi sembra palese – dice Salvini – che se non c’è rischio a pranzo, non c’è nemmeno a cena». La Lega, su mandato di Draghi, si sta muovendo nella persona del neo ministro Giancarlo Giorgetti, per incontrare le imprese farmaceutiche italiane e pensare a una produzione nazionale di vaccini. «Quando c’è di mezzo la salute non si guarda in facci a nessuno – dice Salvini – se le nostre aziende farmaceutiche sosterranno una produzione vaccinale, non uso il termine sovranità, il non dover dipendere da altri, mi lascia più tranquillo. Con i vaccini ne avremo per altri due anni, ci sarà il richiamo annuale. Per la produzione italiana di vaccini servono quattro mesi, se parti a marzo, in estate hai il vaccino e non dipendi da Bruxelles o dalla multinazionale x e y». L’incarico a Giorgetti sulla questione vaccini, farebbe pensare a un indebolimento del commissario Arcuri, ma sul punto Salvini è lapidario: «Su Arcuri deciderà la storia».