Home Cronaca Santa Rosa 2017: quel mazzolin di rose. Il trasporto in numeri.
Santa Rosa 2017: quel mazzolin di rose. Il trasporto in numeri.

Santa Rosa 2017: quel mazzolin di rose. Il trasporto in numeri.

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Se si dovesse esibire un “album di famiglia” della comunità viterbese, basterebbe mostrare una sola foto: l’imponente macchina di santa Rosa che scivola silenziosa, per le vie della città, con il suo motore umano che null’altro rumore produce se non il  battito del cuore dei facchini.

Restare a guardare quell’unica, ipnotica, immagine, anche per pochi minuti, equivale a sentirsi scorrere dentro la linfa di questa città, alzare il velo degli eventi della storia per restare a guardare dritto negli occhi, senza il filtro delle epoche, dei costumi sociali, e degli umori dei tempi, il suo volto autentico,  immutabile e primordiale. Nella macchina che si eleva verso il cielo, pare quasi canalizzarsi quella linfa che arriva dal centro di questa terra, per esplodere verso l’alto, in un movimento di protesa di questo popolo verso il divino. E  a dire il vero, nella macchina di santa Rosa, Viterbo ha il suo obelisco più espressivo e significativo, la cui valenza simbolica, con cui si trova in molte grandi città storiche, è proprio quella di elemento fecondante della terra, di congiunzione delle sue energie con quelle del cielo. Un corridoio dalle tenebre del sottosuolo, alla luce del firmamento.

Alla macchina, uomini o donne di ogni epoca, consegnano emozioni e sentimenti con segni della loro transitoria esistenza umana, più o meno visibili, azioni, più o meno grandi, gesti, a volte anche solo pensieri, che giorno dopo giorno, nello scorrere dei secoli, sono andati a cucire intorno a quella spirale sempre più alta, l’abito di sottile incantesimo capace di aprirsi sulla folla, sbalzarla nell’universo del comune sentire di un intero popolo, che si ritrova, in un’identità universale, a ricongiungersi oltre le barriere del tempo e della materia, attraverso un’esperienza mistica e un’estasi straordinaria.

Intorno alla macchina nascono e vivono rituali, piccoli e grandi, ufficiali o meno. Dal giorno in cui i pezzi della struttura escono dal capannone per arrivare a San Sisto, inizia il rito, fatto di azioni che si ripetono, di emozioni che rinascono ogni volta, per culminare nella notte del tre settembre, davanti al sagrato del monastero di santa Rosa. Accanto alle “operazioni” ufficiali, documentate dalla cronaca, c’è un universo di gesti, di tradizioni personali, di rituali di singoli cittadini che fioriscono lontano dai riflettori, ma che, tutti insieme, gettono sulla macchina quel senso di appartenenza che riesce a muovere le corde delle emozioni di chi la guarda, quasi fosse capace di raccontare, nello spazio di quelle poche ore in cui sfila, queste piccole grandi storie scritte dal cuore. Alcune volte esse diventano evidenti come quella di un “misterioso” signore che ogni anno, all’apertura del cantiere della macchina di santa Rosa, quando inizia l’allestimento del ponteggio, lascia un mazzolino di rose rosse sulle transenne. Gli operai non sanno nemmeno il suo nome. “Tutti gli anni, ogni volta che iniziamo a montare l’impalcatura in ferro, lui arriva e lascia quel mazzo di rose rosse lì, e se ne va”, dicono alcuni ragazzi impegnati nel cantiere di questi giorni.  Di fronte a quel mazzolino che osserva silenzioso, e custodisce la sua storia, il ponteggio è stato ultimato, e la fine dell’operazione ha dato il via al countdown ufficiale verso questo trasporto 2017. Su di esso si spendono ogni anno fiumi di parole. Ma potrebbe essere curioso parlarne anche in “numeri”:

 

1.900, sono i metri che misurano la lunghezza del percorso del trasporto, compreso il tratto lungo via Marconi;

9 sono le soste che i facchini fanno durante il trasporto, più quella finale di arrivo sul sagrato della chiesa di santa Rosa;

55 quintali è il peso della macchina di santa Rosa, Gloria in Excelsis;

113 sono i facchini sotto la macchina;

223 sono i soci effettivi del Sodalizio dei facchini di santa Rosa;

150 chili è il peso della cassetta utilizzata per le prove di portata che sostengono sia gli aspiranti facchini sia chi già fa parte della formazione di santa Rosa;

90 metri è la lunghezza del percorso da compiere per  la prova di portata;

1978, è l’anno della fondazione del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa;

58, è l’età del facchino più grande attualmente presente nella formazione;

22, è l’età di quello più giovane;

1233 è l’anno in cui nasceva la Santa, probabilmente nel mese di maggio;

1251, è l’anno della sua morte, avvenuta il 6 marzo.

1258, è l’anno in cui inizia la celebrazione della festa liturgica della traslazione. Il 4 settembre papa Alessandro IV fece trasportare il corpo di santa Rosa nella chiesa del monastero delle clarisse di s. Damiano, diventata in seguito monastero di santa Rosa.

1512 è l’anno in cui il comune decretò la solenne processione in onore di santa Rosa.

1654 è l’anno in cui il baldacchino prese il nome di “macchina di santa Rosa”.

1657 è  l’anno in cui la peste colpì duramente Viterbo, causando la morte di molte persone. Un tragico evento a cui si ricollegherebbe l’origine della macchina vera e propria. Per contenere il diffondersi del contagio le processioni furono sospese fino al 1664.

1664 è l’anno in cui  il giorno del trasporto fu spostato dal 4 settembre, festa della Santa, al 3 settembre. Da questo anno si può parlare di un trasporto quasi regolare della macchina. Prendendo a riferimento questa data, quest’anno sarebbe “circa” il 353° Trasporto della macchina di santa Rosa.

8, sono i metri di altezza che inizialmente la struttura non doveva superare. Solo dopo alcuni decenni oltrepassò i dieci metri. Nel corso dei secoli la forma si snellì sempre di più, elevandosi verso l’alto fino a raggiungere l’altezza di circa 30 metri di oggi.

21 sono i giorni, a partire da oggi, che mancano al 3 settembre. Un periodo di preparazione per facchini, mini facchini, addetti ai lavori, e soprattutto un momento di solenne attesa della città che spesso identifica in questo evento lo spartiacque del vissuto quotidiano e cittadino. È noto a tutti, oramai, che a partire da questi giorni, ogni decisione, ogni iniziativa, a ogni livello, pubblico o privato, singolo collettivo, viene “automaticamente” rimandata a “dopo santa Rosa”. Tutto pare cristallizzarsi intorno a questo evento senza tempo.

 

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

 

 

 

 

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.